“Dove fallisce l’umanità?” Mobilitazione di “Porti Aperti” per le condizioni dei profughi in Bosnia.

Si è svolto, sabato 16 gennaio dalle ire 15.30, un presidio, in Piazza Mazzini, promosso da “Porti Aperti”. Il Presidio, abbastanza partecipato, aveva come finalità quella di denunciare la gravissima crisi umanitaria dei profughi sulla rotta balcanica, al gelo in Bosnia. Nell’indifferenza dell’Europa, nel silenzio dei media si sta consumando una grave tragedia che non può lasciare indifferenti ma deve indignarci tutte e tutti. “Dove fallisce l’umanità?” Recitava lo striscione esposto in piazza Mazzini. All’iniziativa hanno aderito: Casa delle Donne Viareggio, Legambiente Versilia, Gruppo don Lenzi, Associazione Amici della Terra Versilia, Versilia non si Lega, Anpi Viareggio, Viareggio Meticcia, Gruppo Uomini Viareggio, Arci Lucca/Versilia, Licio e Alice Lepore, Andrea Favilla presidente del consiglio di Camaiore, Non Una di Meno Viareggio, PaP Versilia, Circolo Alex Langer Viareggio, PCI Sezione di Viareggio, Sinistra Italiana Versilia, Repubblica Viareggina, Viareggio a Sinistra, Presidio di Libera Viareggio Rossella Casini. Presenti anche molti studenti del Collettivo “Il Picchio Rosso”. Numerosi gli interventi che si sono susseguiti dal megafono, che hanno sottolineato il rischio di perdita di umanità, la crisi del sistema occidentale, la perversa logica dei profitti e di come pandemia, fame, guerra, razzismo, morti sul lavoro, ecc., siano tutti gravi sintomi di un mondo ormai profondamente malato. Naturalmente non poteva mancare lo sdegno per la vergognosa sentenza della strage di Viareggio e la solidarietà all’ANPI per il danneggiamento della propria sede.

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In diverse stazioni USB protesta per i morti in ferrovia e per la scandalosa sentenza sulla strage di Viareggio.

Mentre a Roma, USB, andava a protestare sotto il tribunale di cassazione e mentre si tenevano presidi anche a Livorno e Bologna in altre città toscane venivano fatte azioni nelle stazioni. A Pisa, Massa, Lucca, Viareggio, Forte dei Marmi, Pietrsanta, Lido di Camaiore e Torre del Lago venivano appesi striscioni in stazione per denunciare le troppe morti sul lavoro, per ribadire la contrarietà alla sentenza emessa dalla cassazione sulla strage di Viareggio che, di fatto, lascia impuniti gli assasini di trentadue vittime.

Qui sotto postiamo il video e poi il testo del volantino distribuito da ASIA USB nelle stazioni.

Morti sul lavoro = Omicidi

Basta impunità per i padroni! Giustizia per Viareggio!

La sentenza emessa dalla cassazione sulla strage ferroviaria di Viareggio, che depotenzia l’impianto accusatorio e rinvia ad un nuovo processo di appello, è inaccettabile. Esprimiamo ai familiari delle trentadue vittime, all’intera città di Viareggio e ai lavoratori delle ferrovie che da sempre si battono per la sicurezza il massimo della solidarietà. E’ inammissibile questo colpo di spugna sulle precise responsabilità di Mauro Moretti e di tutti i vertici delle ferrovie. In particolar modo, troviamo vergognoso l’annullamento dell’aggravante della violazione sulle norme per la sicurezza sul lavoro associata al reato di omicidio colposo plurimo.

E’ sempre più palese, come mostra anche la recente pandemia, che viviamo in un paese dove i lavoratori non sono tutelati. L’ultima vittima sul lavoro in ferrovia risale solo a pochi giorni prima della scandalosa sentenza di Viareggio ed è un operaio di 55 anni morto a Jesi sui binari. Le politiche neoliberiste fatte di tagli, privatizzazioni, ristrutturazioni e smantellamenti sono la causa di questi omicidi sul lavoro.

E’ sempre più palese, inoltre, di come la giustizia di questo paese usi due pesi e due misure. Da una parte facendo fare mesi di carcere, alle volte anche preventivo, a chi lotta contro opere dannose per la salute e l’ambiente come mostra l’accanimento giudiziario verso i No TAV. Dall’altra lasci impuniti o condanni a pene irrisorie i responsabili di stragi come quella di Viareggio che è solo l’ultima di una lunga serie. Le trentadue vittime della strage di Viareggio vanno ad aggiungersi alle tante vittime di stragi di stato o padronali che non hanno avuto giustizia Dal disastro del Vajont, alla bomba della stazione di Bologna, da Piazza Fontana alla Moby Prince per arrivare ai tantissimi morti sul lavoro in ferrovia, nell’edilizia, in sanità e in mille altri settori.

Con questa nostra azione, ripetuta in varie stazioni ferroviarie, vogliamo ribadire il nostro impegno per rilanciare la lotta per l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio nel lavoro. Continueremo, inoltre, a denunciare e contrastare le commistioni tra politica, magistratura e grande padronato. A tal proposito ricordiamo anche che a Viareggio le Ferrovie, grazie ad una sentenza della magistratura, manderanno a breve numerose famiglie in mezzo ad una strada per sgomberare uno stabile che loro avevano lasciato in stato di abbandono e degrado e che è stato recuperato e reso abitabile da chi si è autorganizzato.

#giustiziaperviareggio #sicurezzasullavoro

ASsociazione Inquilini e Abitanti // Unione Sindacale di Base

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Viareggio continuano le reazioni. COBAS: “Sentenza ignobile.” Medicina Democratica: “Sentenza che lascia attoniti.”

Non si fermano, come prevedibile, le reazioni alla sentenza della strage di Viareggio. Dure le prese di posizione da parte di Medicina Democratica e COBAS.

“E’ una sentenza che ci ha lasciato attoniti, un gravissimo colpo, una doccia fredda per i familiari delle 32 vittime innocenti e per le associazioni, enti e sindacati che come parti civili hanno sostenuto questa battaglia di giustizia e verità”, è quanto ha dichiarato Laura Mara, avvocata di Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute, sulla sentenza della IV Sezione della Corte di Cassazione, emessa oggi e di cui si attendono le motivazioni, per avere un quadro più chiaro e preciso. “ Come pure – ha aggiunto – rappresenta un grave e pericoloso precedente l’annullamento delle statuizioni civili per le 22 associazioni, enti e sindacati, che in questi anni si sono costituite parti civili e che di fatto saranno condannate a pagare le spese processuali”. Questi gli effetti della sentenza con cui la Corte di Cassazione ha annullato le condanne emesse dalla Corte d’Appello di Firenze contro gli ex amministratori delegati di Ferrovie dello Stato e RFI Mauro Moretti e Michele Mario Elia, rinviandone gli atti alla Corte d’Appello di Firenze. Con l’annullamento, inoltre, dell’aggravante dell’incidente sul lavoro, di fatto sono scattate le prescrizioni sull’omicidio colposo. “Ciò che ‘rimane in piedi’ è l’accusa di disastro ferroviario -ha dichiarato Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziarie di Medicina Democratica- perchè quello non lo si può proprio “oscurare”, visto che ha incendiato il cielo di Viareggio in quella orrenda notte del 29 giugno 2009, ingoiando la vita di 32 persone, donne, uomini, bambini, un ‘intera strada, la Via Ponchielli e un quartiere, con una ferita che non sarà mai più sanata!”

Durissima anche la confederazione dei COBAS di Pisa e Versilia che afferma: “Rabbia, sgomento e disgusto: questo è quello che suscita la sentenza di Cassazione sulla strage ferroviaria di Viareggio del 29 Giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone mentre dormivano nelle loro case a due passi dai binari. Secondo i giudici deve essere cancellata l’aggravante di incidente sul lavoro, di conseguenza il reato di omicidio colposo plurimo cade in prescrizione. Mauro Moretti e gli altri vertici di Fs dovranno affrontare un Appello bis sulla base delle disposizioni della Cassazione: in poche parole avranno notevoli sconti di pena. Secondo lo Stato italiano, in sostanza non ci sono colpevoli e responsabilità precise per quanto avvenuto a Viareggio undici anni fa. Purtroppo questa sentenza ignobile non ci sorprende per niente, anzi. Ancora una volta nelle aule di tribunale è stato ribadito che il profitto di pochi vale più della vita delle persone (come disse Moretti, 32 persone bruciate vive sono solo “uno spiacevole incidente”). Invece, a pagare è stato chi ha denunciato le responsabilità dei dirigenti e di Moretti, come il ferroviere Riccardo Antonini, licenziato per aver detto la verità sulla mancanza di sicurezza sui treni. Tutto ciò non è accettabile. Per questa ragione la rabbia per uno scempio del genere deve trasformarsi in determinazione e organizzazione. La Confederazione Cobas, insieme a tantissimi altri lavoratori e lavoratrici, non lascerà soli i familiari delle vittime del 29 giugno, a cui esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà.”

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“Cercavamo giustizia abbiamo trovato la legge.”

Il giorno dopo l’ingiusta sentenza, che rinvia alla corte di appello gli imputati per la strage ferroviaria di Viareggio, il dolore e la rabbia sono ancora forti. Ieri sera si era svolto un presidio spontaneo nei pressi della stazione. Stamane, in una sala della Croce Verde di Viareggio gremita, i familiari hanno tenuto una conferenza stampa piena di spunti ma soprattutto ricca di sani sentimenti e voglia di non arrendersi. Marco Piagentini ha esordito ringraziando chi ieri si è recato in stazione e esprimere il proprio sdegno. Ha proseguito, ringraziando gli avvocati per il lavoro svolto e rinnovando loro piena fiducia. Poi senza giri di parole, con molta schiettezza, ha detto che loro cercavano giustizia e hanno trovato la legge. Parole che condividiamo, pienamente, perché da sempre siamo sostenitori del fatto che legalità e giustizia non siano sinonimi. Piagentini ha definito la giornata di ieri triste e buia e ha attaccato l’istituto giuridico della prescrizione. Sarà, infatti, la prescrizione che salverà molti di questi personaggi imputati. Piagentini cosi come l’avvocato Tiziano Nicoletti hanno anche ribadito che da una più attenta lettura del dispositivo ci sia la conferma della bontà delle due precedenti sentenze, infatti si legge chiaramente i profili di colpa per tutti i soggetti apicali. I familiari, e con loro tutta la città, attendono, ora, le motivazioni della sentenza per comprendere meglio, soprattutto il perché non sia stata riconosciuta l’aggravante per l’incidente dei luoghi di lavoro. Ci teniamo a ricordare che proprio nei giorni scorsi, a Jesi, c’è stato l’ennesimo incidente mortale sul lavoro che ha riguardato un operaio di 55 anni. Ancora oggi come ai tempi di Mauro Moretti la sicurezza in ferrovia lungi dall’essere presente.

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Indignazione per una sentenza vergognosa sulla strage. Un centinaio davanti alla stazione con lo striscione “Stato Assassino.” Ma la lotta continua!!!

Quella di venerdì 8 gennaio è stata una lunga e interminabile giornata iniziata a Roma nelle aule del tribunale, dove è stata emessa la sentenza di cassazione, proseguita coi commenti di rabbia sui social, con le immagini di dolore sui telegiornali, con la protesta spontanea davanti alla stazione e destinata a proseguire in eterno nei cuori e nelle menti di quasi tutti i i viareggini. Stanotte c’è chi non dorme, e non può dormire, perché è stata oltraggiata la memoria di 32 vittime innocenti, perché si è colpito al cuore una comunità, perché si è deriso chi ancora, magari ingenuamente, credeva nella giustizia e perché, per l’ennesima volta, il potere ha assolto i suoi servitori continuando nella lunga serie delle stragi di stato impunite.

Moltissimi sono stati i commenti di indignazione di forze politiche e sociali e qui sotto ne riporteremo alcune. Quasi tutte hanno usato parole forti come sentenza infame, vile, iniqua, vigliacca, ma potete trovate voi un altro aggettivo tanto il senso non cambia. Come non cambia il dolore, il senso di impotenza e la rabbia che un’ intera città si è ritrovata a vivere, come se quel vagone bomba fosse scoppiato nuovamente e come se nuovamente 32 persone innocenti morissero di nuovo. Abbiamo negli occhi le immagini del dolore straziante di Daniela Rombi che urla con il suo coraggio di madre. Abbiamo negli occhi la sofferenza di Marco Piagentini, che ha visto morire la moglie e due figli piccoli e che dopo anche tante sofferenze fisiche ha provato a ricostruire una vita per se e l’altro suo piccolo. Abbiamo negli occhi anche la compostezza di Riccardo Antonini, che ha perso il posto di lavoro per avere osato schierarsi dalla parte delle vittime come perito e non dalla parte del padrone Moretti. Abbiamo negli occhi l’attesa spasmodica di una città che dopo ben dodici anni di sacrifici e lotte vede rovesciare ben due sentenze di condanna. “Una sentenza, quella della cassazione, che offende ma non sorprende” è stato detto al presidio improvvisato alla stazione, che ha visto più di un centinaio di persone radunatesi con un passa parole un paio di ore prima e che hanno esposto uno striscione esplicito: “STATO ASSASSINO!”

Vogliamo ricordare qui i nomi delle vittime perché quelle vittime non erano solo numeri ma persone reali con sogni e speranze. I numeri possono andare bene per i profitti non per le vite.

Mohammed Ayad (51), Aziza Aboutalib (46), Hamza Ayad (17), Iman Ayad (3), Nadia Bernacchi (59), Claudio Bonuccelli (60), Abdellatif Boumalhaf (34), Nouredine Boumalhaf (29), Rosario Campo (42),Maria Luisa Carmazzi (49), Andrea Falorni (50), Alessandro Farnocchia (45), Antonio Farnocchia (51), Marina Galano (45), Ana Habic (42), Mario Pucci (90), Elena Iacopini (32), Federico Battistini (32), Emanuela Milazzo (63), Mauro Iacopini (60), Magdalena Cruz Ruiz Oliva (40), Ilaria Mazzoni (36), Michela Mazzoni (33), Emanuela Menichetti (21), Stefania Maccioni (40), Luca Piagentini (5), Lorenzo Piagentini (2), Rachid Moussafar (25), Sara Orsi (24),Roberta Calzoni (54), Elisabeth Silva (36), Angela Monelli (69)

Purtroppo, però, chi mette il profitto davanti alle vite, oggi, ha vinto. Così che questi 32 nomi vanno aggiungersi alle 150 della Moby Prince e a quelli di tutte le stragi di stato impunite. Da Ustica a Piazza Fontana solo per citarne alcune. Nelle prossime ore l’associazione Il Mondo che Vorrei organizzerà una conferenza stampa e poi partiranno nuove lotte e mobilitazioni. Ieri alcuni cittadini si sono uniti ai militanti della sinistra di classe dando una prima risposta con presidio davanti alla stazione dove si sono susseguiti diversi interventi. Repubblica Viareggina, che subito dopo la sentenza ha attaccato diversi striscioni in città contro Mauro Moretti, ha detto: “Sentenza indegna che fa accapponare la pelle ma che non ci stupisce visto i rapporti che intercorrono tra politica, magistratura e impresa in questo marcio paese. HANNO UCCISO DI NUOVO I NOSTRI 32 CONCITTADINI!!! Siamo vicini al dolore dei familiari della strage. Ribadiamo la nostra disponibilità a mobilitarsi in ogni forma. Per noi Moretti e banda restano colpevoli a prescindere da questa sentenza faziosa.” Durissima anche Rifondazione Comunista federazione della Versilia che tuona:“Un vecchio detto dice che le sentenze si rispettano. Questa no. Non rispettiamo la prescrizione per l’omicidio di 32 persone, bruciate vive dal disastro ferroviario del 29 Giugno 2009, causato dal deragliamento e la rottura di un treno carico di GPL, che si poteva e si doveva evitare. Non rispettiamo l’offesa alla città, ai morti, ai familiari delle vittime, ai lavoratori delle ferrovie, che si vedono negata persino l’aggravante di incidente sul lavoro. Non rispettiamo quell’intreccio di potere economico e convenienze politiche che ha consegnato a Mauro Moretti una brillante carriera ai vertici delle aziende statali negli anni che hanno seguito la strage, e che ha ridotto al silenzio gran parte delle istituzioni del nostro paese. In attesa della pubblicazione del dispositivo e delle motivazioni della sentenza, esprimiamo la nostra massima vicinanza e solidarietà ai familiari delle vittime e a tutta la Città di Viareggio. Non finisce qui.” Potere al Popolo della Versilia rincara la dose “SENTENZA IGNOBILE! UCCISI PER UNA SECONDA VOLTA I NOSTRI CARI. Omicidio prescritto, cade l’aggravante dell’incidente sul lavoro. Rinvio in appello per la rideterminazione delle pene per disastro ferroviario ma anche per i profili di colpa degli ex AD di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti e Michele Mario Elia. Il potere si autoassolve dalle sue responsabilità oggettive rispetto ai tagli alla sicurezza in nome del profitto. IMPUNITA’ DI STATO INACCETTABILE. Totale e profonda solidarietà e vicinanza ai familiari delle vittime!” Sulle stesse frequenze Il Cantiere Sociale Versiliese che definisce il tutto “VERGOGNA DI STATO” La sentenza di Cassazione che in sostanza annulla le condanne comminate in Appello ai vertici di Treni Italia, Moretti in primis, genera rabbia e disgusto. Ancora una volta la città di Viareggio è stata ferita al cuore da questa sentenza. Ancora una volta lo Stato ha detto a chiare lettere che il profitto vale più della vita delle persone. Il Cantiere Sociale Versiliese esprime tutta la sua vicinanza e solidarietà ai familiari delle 32 vittime della strage del 29 giugno. VIAREGGIO NON DIMENTICA. L’Officina “Dada Boom” scrive: “La sentenza emessa dalla corte di cassazione di rinviare, nuovamente, alla corte d’appello Mauro Moretti e gli altri imputati della strage ferroviaria del 29 giugno, offende profondamente il senso di giustizia di ogni persona coscienziosa. Si tratta di una decisione di autoassoluzione da parte del potere che critichiamo fermamente. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza ai familiari della strage e continuiamo a chiedere giustizia per Viareggio.” Anche Non Una di Meno Viareggio pretende giustizia ed esprime la sua più totale solidarietà ai familiari delle vittime della strage del 29 giugno, dicendo “saremo con voi sempre. Con la vergognosa sentenza di oggi le 32 vittime sono state uccise di nuovo,e nella completa assenza dell’amministrazione comunale. Viareggio pretende giustizia.” Sinistra Italiana interviene a livello regionale manifestando stupore e sdegno. “Leggiamo con grande stupore e sdegno la notizia relativa alla sentenza della Corte di Cassazione che ha dichiarato definitivamente prescritti gli omicidi colposi per la strage ferroviaria avvenuta nella stazione di Viareggio il 29 giugno 2009, con l’esclusione dell’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. Non è possibile che ancora una volta non sia fatta giustizia su un fatto criminoso e gravissimo che ha provocato la morte di ben 32 persone e distrutto quasi metà del quartiere in cui si colloca Via Ponchielli. Come si può accettare l’affermazione che non siano state violate le norme sulla sicurezza del lavoro quando si spezza la sala montante delle ruote con l’assile della cisterna a pieno carico di gas propano liquido? Chi avrebbe dovuto controllare preventivamente? Abbiamo assistito invece alla promozione ad altro prestigioso incarico dell’Ad Mauro Moretti allora responsabile delle Ferrovie di Stato. Non possiamo dimenticare cosa è accaduto in quei momenti, la paura provato di fronte al fuoco che dilagava dai binari della ferrovia. Abbiamo ancora davanti agli occhi l’immagine delle persone terrorizzate che fuggivano dalle case e quel povero extra comunitario preso in pieno dalle fiamme nella piazzetta dove per tanto tempo è rimasta la traccia di quel corpo incenerito. Abbiamo ancora l’orrore nella memoria, nei ricordi. Non possiamo dimenticare. Si Toscana sarà al fianco dell’associazione dei familiari delle vittime per ogni altra iniziativa che si potrà intraprendere oltre continuare a seguire le vicende giudiziarie rimaste ancora in essere. Non si può accettare tutto questo.” Il Partito Comunista dei Lavoratori parla di giustizia borghese. “La democrazia borghese (come la sua giustizia) sono solo una sovrastruttura. Quando non servono più gli interessi dei padroni, possono essere cancellate”. Vergogna, vergogna, vergogna… 32 morti assassinati dalle logiche del profitto e dei suoi gregari, Moretti in primis, non possono essere prescritti. Il governo italiano deve rispondere di tutti questi morti e stragi: Viareggio, amianto, Moby Prince, Thyssen Krupp e molte altre. VERITA’ E GIUSTIZIA, SICUREZZA E DIGNITA’, non smetteremo di lottare per averle… e per inchiodare alle loro responsabilità le “persone” che hanno permesso che questo avvenisse. Domani è prevista una conferenza stampa con gli avvocati dei parenti delle vittime.” Sulla vicenda interviene anche il sindacato ASIA USB “Siamo profondamente indignati per una sentenza schifosa che permetterà a degli assassini di farla franca. Una giustizia di classe che difende e assolve chi ha messo il profitto davanti alla vita delle persone, non ci piace. La sentenza emessa dalla cassazione sulla strage di Viareggio non può in alcun modo essere accettata.” Tommaso Fattori ex candidato a presidente della regione Toscana sul suo profilo facebbok posts: “Sono addolorato, e francamente esterrefatto, per la sentenza della Corte di Cassazione sulla strage di Viareggio in cui persero la vita 32 persone: niente più omicidio colposo plurimo, che viene prescritto, così come scompare l’aggravante dell’incidente sul lavoro. Resta poco e nulla dei pronunciamenti della magistratura di primo e di secondo grado: solamente il disastro ferroviario. E il processo d’appello dovrà essere rifatto. Grazie alla prescrizione e agli altri dispositivi della sentenza, sfumano le colpe e le responsabilità di figure potenti al verice di Fs, Rfi e Trenitalia, in primis Mauro Moretti. Quello che a proposito della strage parlò, senza alcun pudore, di ‘spiacevolissimo episodio’. Ancora una volta è legittimo dubitare che la giustizia sia uguale per tutti. Il dolore per questa sentenza, che ribalta le decisioni dei precedenti gradi di giudizio, si somma alla vergogna per il comportamento tenuto dalle istituzioni. Istituzioni che hanno permesso che il ferroviere Riccardo Antonini venisse licenziato, in quanto consulente dei parenti delle vittime. L’allora Presidente della Repubblica Napolitano in persona insignì l’imputato Mauro Moretti, al tempo ancora AD delle Ferrovie, del titolo di Cavaliere della Repubblica. E Matteo Renzi, da Presidente del Consiglio, promosse lo stesso Moretti a capo di Finmeccanica-Leonardo, poi transitato al vertice dorato della Fondazione delle Ferrovie italiane. Nè la strage di Viareggio è mai diventata strage di Stato, perché lo Stato ha rifiutato di costituirsi parte civile. Questa è una giornata triste, non solo per i familiari delle vittime, da sempre determinati nel perseguire verità e giustizia, ma per tutto il Paese.” Tantissimi i commenti sui social di singoli associazioni e gruppi concludiamo con quello dei tifosi viareggini che seguono l’hockey, qualcuno presente davanti alla stazione. Ecco il Comunicato della Curva est Viareggio Lele e Simo “Lo avevamo anticipato qualche settimana fa in un post in previsione della sentenza del processo sulla strage di Viareggio ma quello che e’avvenuto a Roma in Corte di Cassazione oggi supera orribilmente anche inimmaginabile . Una sostanziale impunità per i maggiori responsabili di Ferrovie dello stato (condannati in precedenza) cioè Moretti e Elia che venendo a mancare l’aggravante di incidente sul lavoro vedono andare in prescrizione il reato di omicidio colposo. C’e’ inoltre il rinvio a nuovo processo rispetto al reato in parte riconosciuto ma assai minore di disastro ferroviario che probabilmente verrà nuovamente ridimensionato nelle condanne. Lo stato come e’sempre accaduto nel nostro paese assolve potenti e potentati. 32 vittime non hanno e forse non avranno responsabili reali. Allo sdegno deve ora sostituirsi mobilitazione, rabbia e solidarietà. Le nostre vite varranno sempre più dei loro profitti. Sempre al fianco dei famigliari delle vittime della strage di Viareggio ieri oggi e domani.”

La lotta continua ….

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Atti vandalici e furto all’ANPI di Viareggio scatta la solidarietà delle forze di sinistra. Il PRC attacca Del Ghingaro per le mancate promesse sulla sede.

“Ignoti si sono introdotti nella sede dell’ANPI di Viareggio forzando la porta d’ingresso e spaccando una finestra. Il furto è stato scoperto nel tardo pomeriggio di lunedì 4 gennaio quando il presidente Luca Coccoli si è recato in sede.” Cosi ci fa sapere l’ANPI con un comunicato che continua “Durante il primo sopralluogo effettuato da alcuni rappresentanti della sezione di Viareggio e dalle forze dell’ordine, è stato possibile constatare che sono stati portati via alcuni cimeli dal valore storico e simbolico molto rilevante per la memoria della nostra comunità. Tra i vari oggetti rubati, segnaliamo una testa in bronzo a grandezza naturale dedicata al politico versiliese Luigi Salvadori (opera di Leonida Parma), un bracciale originale del Comitato di Liberazione Nazionale risalente al 1944/45; varie medaglie e riconoscimenti della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza, quattro bandiere dell’ANPI e due quadri.”

“Questo furto è una ferita aperta – dichiara Luca Coccoli, presidente della sezione di Viareggio dell’ANPI – sono stati rubati molti cimeli che rappresentano la storia di Viareggio, che ricordano un periodo fondamentale della nostra memoria, quello della Resistenza e della Liberazione. Il furto delle bandiere poi è lacerante per il senso di appartenenza e di affetto che ci lega; meno male che la prima bandiera, quella delle Brigate Garibaldi, recante l’effigie dell’eroe, si è salvata. Quello che ci rammarica profondamente è che è stato commesso un atto vandalico che oltraggia la memoria antifascista di un’intera città”.

Intanto solidarietà all’ANPI è arrivata dal PCI, da Potere al Popolo, Repubblica Viareggina, Cantiere Sociale Versiliese, Articolo 1 e ARCI. Rifondazione Comunista oltre alla solidarietà si è spinta oltre, individuando nelle mancate promesse dell’amministrazione Del Ghingaro precise responsabilità. Pubblichiamo qui sotto integralmente il comunicato di Rifondazione Comunista.

“ANPI DI VIAREGGIO, NON POSSIAMO CAVARCELA SOLO CON LA SOLIDARIETÀ

Apprendiamo con rabbia di quanto avvenuto alla sede dell’ANPI di Viareggio, del furto di alcuni importanti cimeli e delle bandiere, e non possiamo non esprimere la nostra incondizionata solidarietà all’associazione. Ma questo non basta. È grave e oltraggioso che l’immobile in questione, di proprietà del Comune di Viareggio, in cui si trova anche la sede della deputazione versiliese dell’Istituto Storico della Resistenza, versi in uno stato di totale incuria e abbandono.

Perché con la struttura in quelle condizioni, era solo questione di tempo prima che capitasse un episodio del genere.

Nel corso dell’ultima campagna elettorale abbiamo denunciato l’operazione speculativa che il Comune sta portando avanti intorno all’intero stabile dell’ex Arengo, luogo simbolo della resistenza e del movimento operaio viareggino, dove dovrebbero sorgere gli uffici di GAIA S.p.A.; oggi ci dispiace constatare che avevamo ragione, e che di tante promesse da parte di Del Ghingaro e soci non si vede neppure l’ombra.”

Partito della Rifondazione Comunista Viareggio

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Trasporto pubblico locale. Lanciata la campagna comune con raccolta firme on line e ordini del giorno in tutti i comuni della Toscana.

Trasporto pubblico locale. Lanciata la campagna comune con raccolta firme on line e ordini del giorno in tutti i comuni della Toscana. Da forze politiche, sociali, sindacali, reti ecc.: con la riapertura di scuole e attività produttive si rischia grosso. Ci vuole un cambio radicale, subito!

Trasporto pubblico locale questo sconosciuto. Questo tema è assolutamente assente dal dibattito pubblico, politico e istituzionale, nella nostra regione e nelle nostre comunità locali. Un fatto gravissimo visto che in questi mesi gli standard di sicurezza, in questo periodo di pandemia, sono stati ampiamente non rispettati, mettendo a rischio la salute e la vita stessa di lavoratori, studenti, cittadine e cittadini toscani. Con la piena ripresa delle attività scolastiche e lavorative questo problema si ripropone in tutta la sua drammaticità. Esso è figlio di scelte gravemente insufficienti, in questi mesi, da parte del Governo e della Regione Toscana, sia dal punto di vista dei finanziamenti – pochi spiccioli dal governo, pochissimi dalla Regione, e tutto sulle spalle degli enti locali, che non potranno mai farvi fronte! – che dei provvedimenti per programmare e ampliare un servizio fondamentale come questo. E nulla di concreto e adeguato si vede all’orizzonte. Nella consapevolezza che c’è un problema emergenziale in fase di pandemia, ma che esso è figlio di scelte di fondo sbagliate. Per questo – dopo aver già sottoscritto un appello alcune settimane orsono, su questi temi – abbiamo deciso di lanciare una campagna comune, aperta alla condivisione di forze politiche, sociali, sindacali, ambientaliste e anche – e soprattutto – di tutte le cittadine e cittadini – con proposte concrete ed urgenti per un trasporto in sicurezza, capillare e fruibile veramente da tutte e tutti. Sia in fase di emergenza pandemica, sia capace di voltare pagina rispetto a annose scelte sbagliate che hanno visto nella logica della privatizzazione del tpl l’errore di fondo. Lo faremo promuovendo una petizione popolare on line (indirizzo per firmare : https://www.change.org/TrasportoPubblicoSicuroInToscana – che vedete qui di seguito, di cui siamo i primi firmatari – aperta a tutte e tutti, un ordine del giorno che subito presenteremo nei consigli comunali (e che chiederemo di presentare nei consigli dove non siamo presenti rivolgendoci via pec a tutti gli eletti nelle assemblee elettive). Nei varii territori della regione la campagna si articolerà con ulteriori iniziative comuni, sia dal punto di vista dei media che delle azioni concrete, con l’auspicio di durare nel tempo e coinvolgere veramente tante e tanti. Perché è un problema che riguarda tutti e che deve vedere un cambio radicale rispetto alle scelte sbagliate fatte negli ultimi anni, dove il servizio era già in sofferenza e dove la pandemia ha solo aggravato e evidenziato il problema, a cominciare dalla scelta sbagliata di gara unica regionale e alla logica privatizzatrice che ha ispirato quella scelta e quelle precedenti. Bisogna agire subito, per evitare gravissimi rischi nell’immediato, il default degli enti locali, e che nel futuro il trasporto pubblico sia nelle condizioni disastrate in cui è stato negli ultimi anni.

Partito della Rifondazione Comunista Toscana, Una Città in Comune Pisa, Sinistra Anticapitalista Toscana, Sinistra Italiana – Toscana, Toscana Possibile, Massa Città in Comune,Viareggio a Sinistra,Repubblica Viareggina, Sinistra per Montemurlo, Confederazione Cobas – Firenze, Confederazione Cobas – Pisa, Sinistra Per….,.Rete degli Studenti Medi – Prato, Friday for Future Massa Carrara, Friday for Future Versilia, Priorità alla Scuola – Firenze, Daniele Orsini coordinatore Il sindacato è un’altra cosa – Cgil Massa-Carrara, Gruppo Consiliare Diritti In Comune (Pisa Possibile – Una Città In Comune – Rifondazione Comunista)Comune di Pisa, Gruppo Consiliare “Sinistra progetto Comune” –Comune di Firenze, Gruppo Consiliare “Buongiorno Livorno” – Comune di Livorno, Gruppo Consiliare Sinistra Unita per l’altra San Giuliano – PRC – Comune di San Giuliano Terme (PI), Enrico Carpini – Consigliere Città Metropolitana di Firenze, Ivan Moscardi Presidente del Consiglio Comunale di Sesto Fiorentino, Gruppo Consiliare “Buongiorno Empoli – Fabbrica Comune”. Comune di Empoli, Gruppo Consiliare “Borgo in Comune” – Comune di Borgo San Lorenzo (FI), Andrea Favilla presidente del consiglio comunale di Camaiore – Gruppo Consiliare “Campi a Sinistra” – Comune di Campi Bisenzio (FI), Andrea Tagliaferri Consigliere Comunale Sinistra Italiana – Comune di Campi Bisenzio (FI), Simona Pizzirusso Consigliera comunale “Si parco no aeroporto” – Comune di Campi Bisenzio, Jacopo Madau – Rete Versiliese contro la Crisi – Capogruppo Gruppo Sinistra Italiana – Comune di Sesto Fiorentino, Andrea Barducci – Consigliere Sinistra italiana– Comune di Sesto Fiorentino, Gruppo Consiliare Rifondazione Comunista –Comune di Piombino, Gruppo Consiliare Liberamente a Sinistra – Comune di Scarperia e San Piero (FI), Gruppo Consiliare Ora Barberino – Comune di Barberino del Mugello (FI), Gruppo Consiliare Laboratorio Politico Rignano Sinistra Unita – Comune di Rignano sull’Arno (FI), Gruppo Consiliare Sinistra per Pelago – Comune di Pelago (FI), Gruppo Consiliare Patrizia Scapin Capogruppo “Gavorrano Bene Comune” – Comune di Gavorrano

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Si avvicina la sentenza di cassazione sulla strage di Viareggio. In centinaia si recano in stazione per chiedere che non ci siano assoluzioni o sconti di pena per Mauro Moretti.

Il prossimo 8 gennaio a Roma la corte di cassazione emetterà la sentenza sulla strage ferroviaria di Viareggio, che costò la vita a trentadue persone innocenti il 29 giugno del 2009. Le condanne emerse nei primi due gradi di giudizio rischiano di essere annullate o ridimensionate, per il grande lavoro dei poteri forti in difesa di personaggi come Moretti ed Elia. Se ciò dovesse avvenire si tratterebbe, non solo, di uno schiaffo ai familiari delle vittime, di un oltraggio ad un intera città ma dell’ennesima attestazione di arroganza di un potere che riesce sempre ad assolvere i suoi uomini.

I grandi giornali servili, con il capitalismo italiano, omettono quella drammatica ferita inferta all’intera comunità viareggina non ricordando i fatti. Quei pochi che lo fanno, invece, si schierano in modo ignobile e pusillanime dalla parte dei responsabili di quella strage. Le persone oneste che hanno ancora la forza di indignarsi non possono accettare in silenzio questo scenario che sembra annunciare la solita vergognosa impunità italiana. Per questi motivi almeno 200 persone hanno risposto all’appello dell’associazione “Il Mondo che vorrei” e si sono recati lunedì 4 gennaio alle ore 18 nei pressi della stazione ferroviaria sfidando il freddo. Dopo vari interventi, che parlavano di verità e giustizia per Viareggio ma anche di sicurezza in ferrovia per i lavoratori e per gli utenti, i manifestanti si sono spostati sulle pensiline dove arrivano i treni, ben guardati a vista da polizia e carabinieri. In città, cresce l’ansia per l’attesa di una sentenza che se dovesse offendere la verità e la giustizia come molto spesso hanno fatto altre sentenze italiane lasciando impuniti i colpevoli di stragi, non potrebbe essere accettata dai viareggini.

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Lo spirito del reodaismo è vivo. Dalla finta alla vera chiusura del Dada Boom.

Lo spirito di Luca Fani è vivo e impregnato di reo – dadaismo. Cinque anni dopo l’esperimento provocazione del funerale del troll profeta, Luca Fani, fatto poi risorgere; quelli del Dada Boom ne hanno combinata un’altra delle loro. Hanno fatto credere che ci sia stata un’operazione DIGOS e polizia che ha chiuso l’Officina d’arte fotografica e contemporanea. La notizia diffusa tramite i social si è avvalsa di due pagine, apparentemente, identiche a quelle di due quotidiani nazionali ma che da un’attenta osservazione palesavano l’inganno. Il finto Articolo de “La Nazione” titolava: “Sgominata banda reo dadaista, officina dada boom sequestrata. L’operazione dopo la scoperta di una profonda voragine nel quartiere Varignano.” Diverso il titolo su “Repubblica” “Misteriose esplosioni al quartiere Varignano di Viareggio, Officina Dada Boom Sequestrata. Secondo alcune fonti alcuni indagati avrebbero già ammesso le proprie responsabilità Reo – Dada: Entrambi gli articoli erano accompagnati da una foto che mostrava i finti sigilli del sequestro al portone dell’Officina “Dada Boom”. Satira irriverente e surrealismo contro il giornalismo ma anche contro la faciloneria con cui tanti, alle volte persino compagni, credono alle cose che leggono senza approfondire. Nel testo, infatti, c’erano gli elementi per capire che si trattava di una azione goliardica e c’erano soprattutto dei richiami ad altre azioni degli artivisti del Dada Boom: come quella di Luca Fani e quella del finto concerto di Gino Paoli, ecc.. C’era chiaramente anche la volontà di punzecchiare la magistratura e agli apparati repressivi in generale che troppo spesso mettono sigilli a case recuperate al degrado per farcele ricadere e che spendono tempo e soldi in indagini assurde e ridicole che hanno il solo scopo di criminalizzare chi è fuori dal coro. La notizia finta della chiusura dell’Officina doveva anticipare, come poi è avvenuto, l’annuncio della vera chiusura di quell’esperienza. Infatti come abbiamo dato notizia lo stabile di via Minghetti 12 chiude i battenti ma non chiude l’esperienza del collettivo che anzi come si è visto è deciso ad essere ancora irriverente contro tutti i poteri costituiti, contro i luoghi comuni e l’omologazione. Il Reo-Dadaismo è lanciato verso una nuova avventura e l’hastag #arrivedercidadaboom è solo una delle innumerevoli tappe che lo aspettano.

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#arrivedercidadaboom L’OFFICINA É MORTA. VIVA L’OFFICINA.

L’ Officina d’arte fotografica e contemporanea “Dada Boom” è stata in questi sei anni una “fucina” creativa molto importante in cui abbiamo potuto crescere grazie ai preziosi contributi che artiste e artisti hanno condiviso con gli attivisti in una continua relazione tra arte e realtà sociali, tra agitAzione culturale e impegno politico, nel binomio continuo tra arte e vita inteso come importante pratica Politica nell’arte . Da qui il nuovo termine di “artivismo” …”Malati perché la nostra logica (Ǝ) si ritrova intrappolata nel sensibile, nel qui e ora, negli anni 20 del nostro secolo contraddittorio”… Il 2020 é stato, fuori da ogni dubbio, un anno particolarmente difficile. Lo è stato per noi per alcune vicende interne al collettivo , in particolare per la prematura scomparsa del nostro fratello e compagno R3o dadaista Giacomo Verde, lo è stato per tutte e tutti vista la pandemia a cui nessuno avrebbe mai potuto trovarsi preparato. Ridendo e scherzando, abbiamo continuato a giocare, a valicare i limiti del presente e del possibile, ma siamo giunti alla conclusione che questo “annus horribilis” determini un punto fermo nella storia, siamo convinti che tutto ciò che sta accadendo avrà forti ripercussioni a livello sociale così come culturale e che nulla sarà più come prima, per quanto il prima costituisse un problema. A questo proposito riteniamo vecchie le esperienze passate, progettate per rispondere ad una fase storica diversa da quella attuale e diventa necessario chiudere un capitolo per riaprirne altri disegnati sulle necessità attuali. Per questo motivo abbiamo deciso di chiudere l’ Officina Dada Boom, una chiusura che prevede esclusivamente la chiusura “delle quattro mura” ma non l’intervento del Collettivo Dada Boom che non solo continuerà ma sarà lanciato nell’esplorazione del R3o Dadaismo , verso nuovi orizzonti dialettici e artivistici . .… “E quindi torneremo nel quotidiano a scontrarci coi nostri marziani. E l’intenzione cosmica con noi. Intorno e ovunque a perdita d’occhio le immani REazioni della nostra epoca”…. Con questo spirito abbiamo dato vita all’operazione “Arrestata la banda Reo Dada”. Non si è trattata solo di una simpatica burla di fine anno ma della sperimentazione di un linguaggio dissacrante e non political correct che chiama in causa giornalismo, media, apparati repressivi ma anche la capacità critica di ognuno di noi/voi che legge. In continuità con l’esperimento di net art del troll Luca Fani. Ringraziamo tutte e tutti quelle e quelli che hanno attraversato lo spazio dell’ Officina e hanno contribuito a farlo crescere. L’avventura continua ….

Collettivo Dada Boom

#arrivederidadaboom

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