Il Comitato Antifascista Antirazzista Veriliese si è trasformato nel Coordinamento Anticapitalista Versiliese


1-All’interno del Comitato Antifascista Antirazzista Versiliese si è sviluppato, da alcuni mesi, un dibattito sulla necessità di andare oltre l’esperienza del comitato, di allargare i terreni di intervento, e soprattutto di elaborare una teoria politica che non sia solo resistenziale. Questo dibattito non è figlio di ragionamenti astratti ma nasce dalla pratica stessa che il CAAV ha messo in atto nei suoi anni di esistenza. Nell’ultimo periodo oltre a fronteggiare l’avanzata della destra fascista sul territorio; a battersi contro il razzismo, avendo aderito alla campagna contro i CIE; si è misurato su temi come: repressione, carcere, informazione, lavoro, sfruttamento ambientale ecc. Tutti questi temi, non solo non sono slegati tra loro ma hanno un denominatore comune nello sfruttamento capitalistico. Fin dalla sua nascita il CAAV considerò l’antifascismo e l’antirazzismo due fenomeni figli del capitalismo e da affrontare non solo con una prospettiva ideologica ma sociale. La nascita del Coordinamento Antifascista Antirazzista Toscano (CAAT) fu salutata positivamente perché stava a significare come la prospettiva di un antifascismo strettamente legata al sociale e all’anticapitalismo potesse aggregare forze diverse anche su un piano regionale. Ad oggi però viene registrato il limite di questo coordinamento. Dopo i fatti di Pistoia, a cui è seguita una grande risposta degli antifascisti toscani, l’antifascismo che guardava soprattutto agli attacchi padronali e governativi alle libertà e ai diritti dei proletari come al vero nemico da sconfiggere, ha lasciato il posto ( anche per circostanze oggettive) ad un antifascismo “classico”, di contrapposizione ai gruppi neofascisti che si muovono in Toscana. L’accentramento su Firenze, la difficoltà di coordinare il lavoro regionale, la mancanza di comunicazioni, il sito non aggiornato sono solo alcune delle sbavature che registriamo. È necessario quindi in sostanza riprendere con forza e determinazione il percorso che avevamo intrapreso due anni fa, che rimetta al centro una prospettiva antisistemica generale, la sola che possa sconfiggere fascismo e razzismo.
2-Al di la della demagogia dei circoli dominanti la crisi economica è lungi dal passare; anzi sembra saldarsi alla crisi ecologica, alla crisi della politica a quella dell’etica. Insomma ad una vera crisi di sistema che rischia di spingere l’umantà e in particolare le classi lavoratrici sull’orlo del baratro. In Italia l’atteggiamento di certi sindacati (CISL, UIL, UGL) oramai venduti totalmente al padronato e di CGIL (che negozia tra mille ambiguità nel tentativo disperato di ritagliarsi uno spazio per la concertazione) ci mostrano l’aretrattezza del conflitto sociale nel nostro paese rispetto a paesi limitrofi come la Grecia, la Francia, la Spagna, ecc. Tutto questo avviene a fronte del più grave attacco che i lavoratori stanno subendo da vent’anni a questa parte: il disegno di Confindustria e governo è ormai palese a tutti. Abolizione del contratto nazionale, imposizione padronale su ogni aspetto che riguarda la vita di fabbrica, fine di ogni conflittualità sociale nei luoghi di lavoro: ad oggi questa è la posta in gioco. In questo senso, possiamo nuovamente parlare di un uso politico della crisi per imporre condizioni di vita sempre più misere alle classi subalterne. La precarizzazione delle condizioni lavorative si lega inoltre alla sostanziale abolizione di ogni stato sociale, con i tagli sempre più drastici a scuola, sanità e servizi sociali.
3-In questo quadro devastante non solo le socialdemocrazie ma anche certi partiti della cosiddetta sinistra “radicale” e certi sindacati hanno avuto e hanno grosse responsabilità. Per questo l’aggregazione anticapitalista che andiamo a costruire vuole con chiarezza elencare alcuni punti fondanti 1) Il capitalismo con qualsiasi faccia si manifesti rappresenta una forma di sfruttamento delle classi dominanti verso la maggioranza delle popolazioni. I capitalisti giocano con la crisi e la guerra cosi come giocano con la democrazia e i diritti: ma il loro solo interesse è il profitto. 2) Non solo le destra fasciste, razziste e reazionarie ma anche le forze della sinistra democratica sono funzionali al mantenimento dello status quo e degli attuali rapporti di potere. In Italia non basta essere alternativi a Berlusconi ma bisogna esserlo anché al PD. Lo slogan: “Né Fascisti Né democratici ma Anticapitalisti” è la sintesi che rende bene l’idea di una nuova identità. 3) Rifiutiamo, tuttavia, gli atteggiamenti settari di tanti gruppi che si chiudono a riccio a difesa della loro “verita”. Contrastando ogni dogma pensiamo che sia necessario lavorare con tutti quei soggetti che pur non essendo ancora giunti ad una maturazione completa e non essendo quindi coerentemente anticapitalisti hanno tuttavia un potenziale che potrebbe giungere a maturazione anche se sapremo lavorare dentro a certe contraddizioni. L’antiliberismo non è automatico che si traduca in anticapitalismo ma nostro dovere è lavorare in tal senso. Per questo anche l’intervento nel Cantiere Sociale Versiliese cosi come in altre situazioni dovrà essere puntiglioso.
4-E’ a partire dai territori, nella quotidianità delle pratiche sociali, nella gestione di spazi, nelle lotte che si può ricomporre una soggettività che si ponga l’obiettivo di costruire una reale alternativa di sistema. E’ un lavoro lungo e difficile per questo rifiutiamo ogni tipo di scorciatoia. Ma proprio per la difficoltà e i ritardi che scontiamo pensiamo sia giunto il momento di saldare esperienze e dare vita ad un processo di trasformazione dell’attuale CAAV in un Coordinamento Anticapitalista. Questo non è un semplice cambio di sigla, ma l’inizio di un percorso ( continuazione naturale dell’esperienza del CAAV) che riesca a saldare il lavoro sulle contraddizioni del territorio, con una prospettiva politica di più ampio respiro.

Coordinamento Anticapitalista Versiliese (CAV)

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