La rivolta del mondo arabo parla all’Europa


Quando alcuni mesi fa, i compagni greci esposero sul Partenone di Atene lo striscione: “People of Europe Rise Up” lanciarono un messaggio ai popoli d’Europa. In Europa questo messaggio di lotta e solidarietà internazionale, nonostante qualche piccolo segnale fisiologico di risposta alla crisi, non è stato recepito a pieno. Ma sull’altra sponda del Mediterraneo è successo qualcosa di imprevedibile anche all’analista politico più attento. In Tunisia ed Egitto i dittatori Ben Alì e Mubarak, che godevano del sostegno del grande capitale internazionale sono stati cacciati da un movimento di massa che ha superato i confini degli stati e ha coinvolto anche Algeria, Libia per arrivare sino nello Yemen e a Gibuti. Il mondo Arabo è in fermento, un fermento che mostra come la “Rivoluzione” non solo non scompare mai dalla storia ma che può riapparire improvvisamente e scompigliare i piani dei potenti. Le masse arabe si sono mosse in modo spontaneo e genuino per chiedere diritti civili e rivendicare migliori condizioni economiche. Le rivoluzioni egiziana e tunisina non hanno avuto una chiara direzione e lungi dall’essere terminate. Le opzioni politiche sono molteplici ma per il momento tutte ai margini e non alla testa della mobilitazione. Un dato politico che emerge con forza è il fatto che queste rivoluzioni, seppure ancora in divenire, ottengono un duplice effetto importante. Il primo è quello di scacciare rais corrotti. L’altro è quello di spiazzare sia gli integralisti islamici sia l’imperialismo USA. Sia islamisti che imperialisti si sono mostrati in questa prima fase impacciati e in ritardo nell’intervenire nella regione. Intendiamoci anche la sinistra marxista non è ancora protagonista in questi movimenti, tuttavia, alcuni elementi come la richiesta della laicità dello stato e la maggiore indipendenza economica dall’occidente lasciano sperare che qualcosa possa evolversi in tal senso. I processi non saranno lineari ma è evidente che la partita è appena iniziata e parla anche alle masse popolari dell’Europa. In Europa non possiamo rimanere in silenzio di fornte alle atrocità che la controrivoluzione libica perpetra contro i manifestanti. Non possiamo non denunciare le complicità dei governi europei specie di quello italiano e francese con regimi sanguinari, razzisti e immorali. Nella lotta contro il nostro Rais, Silvio berlusconi, bisogna ricordare sempre che Gheddaffi, Ben Alì, Mubarak erano suoi amici e complici. La lezione del mondo arabo attraversa anche l’oceano atlantico non solo perchè, come detto, costinge l’amministrazione Obama, di cui non ci fidiamo assolutamente, a riconoscere seppur tra mille esitazioni il diritto di ribellarsi di questi popoli ma sconfessa ancora una volta la dottrina dei neocons e l’insana teoria dell’esportazione della democrazia. Iraq e Afghanistan hanno conosciuto una guerra di rapina, un aumento delle violenze terroristiche, un occupazione militare, un impoverimento dei paesi e una crescita dell’integralismo islamico. Quello che il criminale Bush voleva esportare non era la democrazia ma il dominio delle multinazionali che loro chiamano libero mercato ma che altro non è che il monopolio delle solite corporation. Quanto sta avvenendo nel mondo arabo aprirà scenari dalle previsioni imprevedibili e che delegittima ulteriormente il sistema capitalista mondiale.

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