Viareggio in piazza contro la guerra


Invitiamo tutte le realtà,associazioni, singoli, organizzazioni a partecipare ad una mobilitazione cittadina contro la guerra per sabato 2 aprile con concentramento in piazza Margherita alle ore 15.00 per raggiungere la chiesetta del porto, dove esprimere un risoluto ed unitario NO ALLA GUERRA Convocano: Sinistra Ecologia e Libertà Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani), Coordinamento Anticapitalista Versiliese, Partito Comunista dei Lavoratori, ARCI, Berretti Bianchi, No HUB, Legambiente, Giovani Comunisti,
Rete Viola, Cantiere Sociale Versiliese, S.A.R.S. Spazio Antagonista di Resistenza Sociale, Sinistra Critica
Fabbrica di Nichi Versilia, Dada Viruz Project

Al fianco dei popoli in rivolta contro le guerre imperialiste!!!
Il CAV intende proporre alcuni spunti di riflessione sulle dinamiche che si stanno sviluppando in questi mesi sulle due sponde del Mediterraneo, in particolare sulle rivolte che dall’inizio dell’anno stanno infiammando il mondo arabo e i conseguenti riflessi sulla situazione europea. Una forse scontata considerazione preliminare: sia per il veloce susseguirsi degli eventi che modificano continuamente lo scenario (a partire da ciò che avviene in Nord Africa impensabile fino a pochi mesi fa), sia per la difficoltà di avere una visione chiara delle dinamiche in atto ( per effetto anche delle contrapposte propagande), non abbiamo la pretesa di fornire una analisi esaustiva, una “verità” su ciò che sta accadendo. Al tempo stesso però crediamo che alcuni elementi di fondo e possibili percorsi di lotta possano e debbano essere evidenziati e posti all’ordine del giorno.
1)Innanzitutto è necessario a nostro avviso sgombrare il campo da alcuni approcci ideologici alle vicende arabe di questi mesi e in particolare in riferimento alla Libia: le teorie “complottiste” che vedono dietro alle rivolte delle masse la mano dell’Occidente a nostro avviso non hanno riscontro con la realtà. Anzi è vero probabilmente il contrario: le rivolte arabe hanno colto di sorpresa tutti i soggetti sulla scena internazionale, in primis UE e USA (ma anche Iran, Israele, ecc). A partire dalla Tunisia, la molla che ha fatto scendere gli sfruttati in piazza è la stessa che ha prodotto i conflitti sociali di questi mesi in Europa (in particolare in Grecia, Irlanda e Albania): la crisi economica che, lungi dal passare,al contrario si sta aggravando.
2)Non è superfluo inoltre ricordare che Ben Ali, Mubarak e Gheddafi erano, per motivi diversi, da anni paladini degli interessi occidentali in Nord Africa: basti ricordare gli accordi italo-libici o gli stretti rapporti che legavano il governo francese con la dittatura tunisina. Gheddafi, per buona pace di chi anche in queste settimane nella sinistra mondiale ha cercato di difenderlo, ha ormai da anni abbandonato la bandiera dell’antimperialismo per consegnare alla Libia un governo che fa affari d’oro con l’ Occidente, massacra i migranti e opprime il proprio popolo. È altrettanto chiaro le differenze che esistono tra i vari paesi, sia socio-economici che politici per quanto riguarda lo sviluppo dei processi rivoluzionari: ad oggi sicuramente la situazione più avanzata è quella tunisina, dove dopo la cacciata di ben Ali, si sono formati oltre ad un governo provvisorio, organismi dal basso di contropotere.
3)Il vergognoso e tragico attacco militare, condito con la solita retorica della “missione di pace”, dell’Occidente alla Libia di questi giorni va letto a nostro avviso in quest’ottica: di fronte al grandioso sollevamento delle masse arabe, le potenze occidentali intendono, manu militari, ristabilire il loro ordine e salvaguardare i propri interessi (in primis, il petrolio e il gas libico). Ci troviamo quindi di fronte alla più classica delle guerre imperialiste, risposta che da sempre la borghesia mette in campo di fronte alla crisi economica. Vanno letti in questo senso due dinamiche: la crescente tensione interimperialistica (vedi il confronto sulla guida delle operazioni), e la partecipazione all’offensiva militare di paesi, come il Qatar, che in Barhein sparano sui manifestanti che rivendicano gli stessi diritti. La posta in gioco insomma è il controllo delle rivolte arabe e le risorse di quei paesi.
4) Sul versante europeo le ricadute di questi avvenimenti si riflettono in maniera evidente nella crescente militarizzazione dei territori e nella ripresa delle spese militari: in Italia, da sempre sotto il tallone yankee delle basi militari, si vuole realizzare un gigantesco aeroporto militare a Pisa, che permetterà di muovere fino a 10000 soldati in un giorno. Di fronte all’ennesima guerra umanitaria crediamo sia doveroso mobilitarsi perché questo scempio non avvenga. È significativo ricordare inoltre come da parte sua la Russia, nettamente contraria all’intervento in Libia, ha deciso di ampliare enormemente il proprio apparato di Difesa, in conseguenza dell’aggressiva politica estera statunitense.
5)In conclusione crediamo che l’obiettivo che in questa fase ci dobbiamo porre è quello di creare le condizioni per lo sviluppo di un movimento contro la guerra, che imponga l’immediato cessate il fuoco e rivendichi il diritto d’asilo per tutti i migranti che arrivano sulle nostre coste e che, al tempo stesso, si ponga chiaramente dalla parte di quei soggetti che, sulle due sponde del Mediterraneo, lottano per i propri diritti e bisogni.
Coordinamento Anticapitalista Versiliese
Dada Viruz Project, Partito Comunista dei Lavoratori, SARS, Sinistra Critica
caav.antifa@virgilio.it

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