Una bella vittoria


Il risultato che esce dalle urne dei referendum è una vittoria storica che va al di là delle contingenze poste dai quesiti referendari. Si tratta di una gran bella vittoria in primo luogo perché segna una battuta d’arresto per le politiche neoliberiste e nello specifico per alcune lobby. Molto probabilmente ci siamo sbarazzati definitivamente della minaccia nucleare e siamo riusciti inoltre a difendere un bene comune, come l’acqua, dalla fameliche mani delle multinazionali. Su l’acqua, sappiamo bene, che la partita è tutt’altro che chiusa perché multinazionali come Veolia o la Nestlé tanto per citarne solo due non si daranno per vinte e troveranno tra i politicanti chi darà loro appoggio. Tuttavia, la schiacciante vittoria dei si contro la privatizzazione ci permette di affrontare le prossime battaglie sull’acqua e i beni comuni con un’altra consapevolezza.
Un secondo motivo per cui esultare è il modo con cui è maturata questa vittoria: nel silenzio generale dell’informazione di regime, contro confindustria, contro il governo e parti significative dell’opposizione liberale presente nelle istituzioni. Al di là delle frasi di circostanza e di un antiberlusconismo dell’ultima ora è bene ricordare che il decreto sull’acqua porta il nome di Ronchi ex ministro di Futuro e Libertà; che a favore della privatizzazione dell’acqua erano dirigenti del PD, come il sindaco Dario Renzi di Firenze, i radicali e l’UDC quest’ultimo era pure il partito più filonucleare per interessi che legano Casini a Caltagirone. A vincere è stato un movimento plurale attraversato da alcuni partiti ma autonomo da essi, un movimento fatto da una miriade di associazioni, comitati, forum che ha cercato di riappropriarsi di ciò che il neoliberismo e le logiche perverse del profitto ci tolgono quotidianamente. E’ stata la vittoria della Piazza contro la televisione; della piazza reale come quelle dei tanti mercati dove abbiamo fatto banchetti e distribuito volantini e della piazza virtuale come quella di internet che ha messo in connessione migliaia e migliaia di persone facendo apparire per la prima volta la televisione come uno strumento del passato. Cosi come i popoli arabi contro i loro rais o gli indignados in Spagna anche da noi inizia a soffiare un vento di cambiamento, forse timido ma intanto c’è. I risultati delle elezioni amministrative e le mobilitazioni studentesche, operaie, di donne, di migranti ci avevano annunciato una controtendenza ma il referendum del 12 e 13 giugno ce la sancisce. Era dal lontano 1995 che non veniva raggiunto il quorum e i poteri forti lo sapevano e avevano tentato, scegliendo una data pre – estiva di rendere vani i referendum ma una mobilitazione capillare dal basso ha permesso che i padroni prendessero nelle urne una sonora lezione. La crisi del sistema di produzione capitalista proseguirà ma adesso abbiamo la possibilità di contrastare le direzioni; non solo quella neoliberista ma anche quelle sedicenti riformiste proponendo una riappropriazione dei beni comuni. Su questa strada, parlare di una nuova opportunità per il socialismo può apparire prematuro ma non insensato.
Infine due parole le vogliamo spendere sul pagliaccio di Arcore che ha nettamente perso. L’abrogazione del legittimo impedimento è la sconfitta della sua insana idea di giustizia. Per noi a perdere non è solo Berlusconi ma anche i tanti che sono scesi dalla sua barca e che oggi si riciclano. L’antiberlusonismo non ci appartiene, né ci interessa. Tuttavia, per chi come noi ambisce a costruire un anticapitalismo di massa sarebbe un errore non tenere conto che tra le masse popolari serpeggia la voglia di sbarazzarsi del capitalista Berlusconi. Noi dobbiamo appoggiare, oggi, il popolo che vuole sbarazzarsi di Berlusconi e che domani ad un livello di coscienza più alta vorrà sbarazzarsi del capitalismo.

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