L’attentato fascista di Firenze nasce nel contesto della crisi capitalista


Quanto è accaduto il 13 dicembre a Firenze non può essere liquidato come il gesto di un folle, come una casualità, un semplice episodio di cronaca nera, un caso di studio per questo o quel sociologo.
L’assassinio di Diop Mor e Smb Modou e il ferimento di altri tre loro connazionali senegalesi sono il frutto velenoso nato dall’insana pianta dell’intolleranza e della xenofobia che ogni giorno, da oltre un ventennio, è concimata dalla destra con la complicità anche dei mezzi di informazione e di alcuni settori del centrosinistra.
Gianluca Casseri ha realizzato, lucidamente, il crimine di sparare su dei lavoratori perché avevano il colore della pelle nera. Gianluca Casseri però non era un semplice razzista, come tanti che lo sono per ignoranza, ma era un militante del gruppo neofascista denominato Casa Pound Italia. Il suo razzismo nasceva in un brodo culturale di negazionismo, antisemitismo, esoterismo. Aveva scritto libri e in certi ambienti di camerati c’è chi lo definisce persino un’intellettuale. Insomma il tentativo di far passare l’attentato terrorista come il gesto isolato di un folle è un’operazione di disinformazione mirata a contenere e deviare l’indignazione popolare che giustamente si è levata. La comunità senegalese ha risposto con dignità e fermezza chiedendo la chiusura dei covi fascisti di Casa Pound Italia, ed è scesa in piazza a Firenze, Pisa, Livorno, Massa e anche in altre città italiane. In molti anche tra i politici italiani adesso chiedono la chiusura di questi covi dei “fascisti del terzo millennio” come amano definirsi questi sorci. Noi non dimentichiamo però che anche nel centrosinistra esponenti politici del PD come l’onorevole Paola Concia e persino vicini a SEL come il giornalista Piero Sansonetti hanno preso parte ad iniziative pubbliche di questi signori. Del resto anche il centosinistra in questi anni ha alimentato il delirio securitario dalle norme antiborsoni, alla caccia dei venditori ambulanti sulle spiagge. Non dimentichiamo, inoltre, che la legge che istituì i CPT porta la firma di Turco e Napolitano. Non siamo quindi meravigliati che esponenti del PD torinese abbiano preso parte, seppur inconsapevolmente, al vergognoso corteo che a Torino è terminato con l’incendio di un campo rom. Consideriamo ipocrite le frasi di condanna di tanti politicanti dopo l’infame gesto di Casseri. Serve altro che frasi di circostanza. Serve la chiusura dei covi fascisti. Serve la chiusura dei CIE e l’abrogazione della legge razzista “Bossi Fini”. Serve una risposta diversa alla crisi. Lo sfruttamento intensivo della mano d’opera migrante è un elemento centrale di questa crisi e rischia di essere percepito in maniera distorta da settori di proletariato italiano. C’è chi ha lavorato e lavora per sostituire la lotta di classe tra i lavoratori e i padroni, veri responsabili della crisi, con guerre tra poveri: lavoratori italiani contro lavoratori immigrati, lavoratori del nord contro lavoratori del sud, lavoratori precari contro lavoratori a tempo determinato ecc. Per questo oltre agli elementi di razzismo e fascismo vediamo nell’attentato del 13 un elemento di funzionalità al padronato.
La combinazione creatasi nell’ultimo periodo; vuoto politico, crisi economica, incapacità della sinistra di classe di incidere; rende fertile il terreno ai gruppi reazionari e fascistoidi che tentano di sfruttare paure e insicurezze figlie della crisi. Per noi la risposta quindi non può essere solo antirazzista e antifascista ma deve essere necessariamente anticapitalista. Il capitalismo è alla base delle difficili condizioni di vita per milioni di esseri umani, è alla base di ampie migrazioni dovute a guerre e sfruttamento, è alla base di politiche neoliberiste e repressive. Quanto è accaduto è un segno dei tempi di crisi che viviamo e come tale deve essere letto e affrontato.
Era il dicembre del 1969 quando a piazza Fontana la classe operaia italiana fu colpita dalle bombe fasciste per conto dei padroni è il dicembre del 2011 e i fascisti tornano a farsi sentire questa volta attaccando i lavoratori stranieri. Serve la più ampia risposta di tutti i lavoratori italiani e stranieri per questo invitiamo tutti a partecipare al corteo di sbato 17 dicembre a Firenze.

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