Lettera aperta al sindaco di Viareggio

Egregio Signor Sindaco,

il giorno 5 luglio 2011 in cui il nostro concittadino dell’Assemblea 29 Giugno RICCARDO ANTONINI, ferroviere e consulente tecnico di familiari della strage di Viareggio, ha ricevuto dalle ferrovie una lettera di diffida a continuare questo incarico, minacciando lui e il suo collega FILIPPO CURARI di ulteriori provvedimenti, RICCARDO ne ha parlato in Assemblea davanti ad oltre 50 persone, compresi familiari dell’Associazione “Il MONDO CHE VORREI”.
Di fronte alle preoccupazioni ed agli inviti alla prudenza di alcuni di noi, RICCARDO, con voce ferma, con grande dignità politica, consapevole delle parole e delle conseguenze delle sue decisioni ha espresso la sua volontà con queste parole semplici ma piene di significato :
“COSA VOLETE CHE SIANO UNO O DUE LICENZIAMENTI NEI CONFRONTI DI 32 MORTI ?”. RICCARDO ANTONINI è stato licenziato il 7 novembre. Lei si chiederà, perché Le raccontiamo questo episodio gelosamente custodito nel cuore e nella mente della nostra attività?
Dopo la sua decisione e quella della giunta di accettare, unilateralmente, un rapporto con le assicurazioni degli indagati della strage è palese il confronto di dignità tra Lei e chi, pur non avendo alcun familiare tra le vittime, non avendo alcun danno mobiliare o immobiliare, ha messo in gioco, nell’interesse dei familiari e della città di Viareggio, uno dei beni necessari alla propria vita: il posto di lavoro.
Lei, con la sua scelta, ha deciso di rappresentare solo i desiderata del suo partito e la sua carica politica, dimenticando che la sua carica non è quella datale dal suo partito ma è quella di rappresentare tutta la città ed in modo particolare, in questo caso, il dolore di questa città, nella tragedia più grande che Viareggio abbia mai vissuto dopo la guerra.
Lei non s’immagina quanto ha umiliato, per primi, i familiari delle vittime e contemporaneamente quelli che si battono per valori di “ALTA” politica quali la VERITA’,LA GIUSTIZIA E LA SICUREZZA.
E’ evidente a tutti il suo atteggiamento e le sue scelte di baratto, venale e morale, nei confronti dei suoi concittadini impegnati direttamente e di quelli solidali con i valori indicati di politica normale. Valori normali, in un paese normale e civile, e che invece, purtroppo, si debbono definire valori di “POLITICA ALTA” per il livello di qualità infimo a cui i politici hanno ridotto la politica.
Abbiamo manifestato il nostro civile disappunto, fermi alla casa comune della nostra città, accompagnati dalle foto dei nostri cari, il giorno 10 dicembre con il presidio al Comune. Non abbiamo voluto partecipare alla manifestazione dei partiti, di opposizione alla sua giunta, perché non è né nostro ruolo, né nostro compito trasformare il nostro dolore e la nostra dedizione politica in quella, seppur legittima, del dissenso politico dei partiti di questa città.
Lei si è lamentato più volte della presenza di bandiere di colore alle manifestazioni ma, Le chiediamo, dove erano le “SUE” bandiere in questi due anni mezzo? Dov’era il suo impegno, oltre quello per il quale non ne poteva fare a meno? Troppo spesso ci siamo sentiti soli nel rapporto con le istituzioni e i poteri cosiddetti forti, confortati solo dal calore dei nostri concittadini quando li abbiamo invitati a starci vicino. E comunque sappia che Lei è il Sindaco anche di quelle bandiere!
Si è chiesto del danno morale e giuridico, che procurerà questo suo comportamento?
Si è chiesto del tormento dei familiari, in bilico tra accettare le condizioni delle assicurazioni o costituirsi parte civile? Quale conforto ed esempio avranno nel sapersi abbandonati dal “primo cittadino” della propria città che mostra più attenzioni al denaro che alle sue ferite nonostante sia un medico?
Si è chiesto delle attenuanti giuridiche che Lei ha regalato, in un piatto d’oro, ai difensori degli indagati con il suo gesto di baratto per una carica politica che è carica solo transitoria?
Si è chiesto quale ruolo si è scolpito, con questo suo gesto, nella memoria della gente e nella storia della sua città?
Ebbene, si consoli, questo buco nero, nella dignità di questo popolo generoso, da Lei voluto, nonostante quello che le ha detto, nel consiglio comunale del 28 novembre DANIELA ROMBI, fortunatamente è e sarà riempito dagli alti esempi di RICCARDO e di quelli che, come lui, si battono per i valori di una vera società civile. Questo solo si ricorderà nella storia di Viareggio, altro passa e va. Mediti Signor Sindaco, mediti, per recuperare quel ruolo che tutti noi ci aspettiamo e ci aspetteremmo da chi, oggi,ci dovrebbe rappresentare.

Daniela Rombi per l’Associazione “Il Mondo che vorrei”- Massimo Mencarini per l’Assemblea 29 giugno

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