Alcune centinaia di persone contestano le celebrazioni di El Alamein


Commemorare una battaglia persa e per giunta fascista, come quella di El Alamein, sembra una cosa illogica e contro il buon senso che potrebbe interessare solo qualche stupido “nostalgico”. In realtà queste operazioni revisioniste rispondono ad interessi più ampi. Le spese militari sono in continuo aumento come provano gli acquisti degli F35, l’ampliamento di basi militari, il rifinanziamento delle missioni militari all’estero chiamate ipocritamente umanitarie. Tutto questo avviene non solo per favorire il business delle solite lobby ma anche perché la guerra, in tempi di crisi come questi, torna ad essere una delle opzioni che i capitalisti vogliono tenere nel loro menù. Contestare questa commemorazione è stato giusto per chi si dice antifascista e non accetta che si riscriva la storia; per chi crede che i soldi sperperati in armamenti potrebbero essere investiti nella scuola, nella sanità e nel sociale che invece subiscono dei tagli vergognosi ma soprattutto perché la guerra torna ad essere la risposta che un capitalismo in crisi cerca di dare. Nonostante la pioggia e la manifestazione nazionale di Roma contro il governo Monti almeno 250 persone, sabato 27 ottobre, hanno sfilato per le vie di Pisa per denunciare questa nuova ondata di militarismo e nazionalismo finalizzato ad avallare determinate scelte economiche. Oltre che da Pisa i compagni sono giunti anche da Livorno, Lucca, Viareggio e Massa.
Non sono mancate le provocazioni di alcuni paracadutisti che sono passati, con aria di sfida, in mezzo al presidio. Solo l’intelligenza dei compagni ha evitato che la situazione degenerasse.
Il corteo è stato ben monitorato da polizia e carabinieri dall’inizio alla fine.

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