L’esperienza della lotta degli studenti del Liceo Classico di Viareggio


L’intervista che segue è stata realizzata ad Andrea Coltelli compagno dei collettivi StudentiX e descrive il movimento studentesco a Viareggio e in particolar modo l’esperienza del Liceo Classico.

1) che forma di protesta avete organizzato nel vostro liceo e perchè?

1) La forma di protesta è stata un’assemblea permanente che si teneva iin palestra, o meglio un’occupazione della palestra. La nostra palestra infatti x 6 giorni è stata occupata dagli studenti dove la mattina e il pomeriggio si organizzavano in gruppi o seguivano iniziative
E la notte ci dormivano. Inizialmente avremmo voluto fare un’autogestione, nella quale gli studenti entravano in classe e dopo l’appello da parte del professore avrebbero potuto scegliere se rimanere in classe o autogestirsi e andare a fare l’attività che preferivano tra quelle proposte, ma nonostante le pressioni degli studenti (abbiamo fatto anche un “corteo” dentro scuola, andando in 200 davanti la porta del preside con firme alla mano x richiedere l’autogestione) l’accanita resistenza del preside (Mario Regali) non ha reso possibile ciò. Questa forma di protesta è stata scelta perché ha messo al centro lo studente, con le sue idee e la sua volontà, che vive sempre più una scuola dove la sua figura conta meno di zero e le decisioni vengono prese ai piani alti da tecnici e parlamentari che la vogliono distruggere e mettere in mano ai privati, e ai piani da bassi da presidi che spesso e volentieri (come il nostro) si credono più che dei dirigenti dei piccoli sovrani che devono guidare il loro piccolo regno, pronti sempre a reprimere, attraverso la polizia, ogni minima agitazione studentesca.

2)Quale sono state le attività e le iniziative svolte?

2)Le iniziative si sono divise in due parti: gli interventi da parte di esterni e i gruppi di lavoro. Abbiamo organizzato un intervento di esterni quotidianamente, tralasciando il lunedì e il sabato. Martedì è venuto un ragazzo dell’Unione degli Studenti a parlare della riforma Aprea e del movimento studentesco oggi, mercoledì Cira Antignano con il suo avvocato Aldo Lasagna a parlare della tragedia che ha vissuto e che vive tuttora (la morte di suo figlio Daniele Franceschi in carcere), giovedì è venuto Samuele Marsili del coordinamento anticapitalista versiliese che ha parlato dei No TAV, venerdì un sindacalista della FIOM a parlare di lavoro e dello scipoero europeo del 14 novembre, sabato sarebbe dovuto venire l’assessore provinciale alla scuola, a parlare di edilizia scolastica, ma l’incontro purtroppo è saltato. Questi interventi hanno permesso agli studenti di informarsi riguardo a molte vicende che non vengono trattate dai grandi media e non certo dalla scuola, che insegna il latino e il greco ma lascia l’attualità fuori dalla porta, mentre noi riteniamo che la scuola debba, oltre che insegnare, dare gli strumenti e la possibilità agli studenti di confrontarsi su temi come la TAV o le riforme scolastiche. Quando però gli studenti non seguivano un intervento si organizzavano in gruppi, che sono stati molti: uno sul movimento studentesco, uno sull’attualità che ha anche elaborato un volantino che daremo in questi giorni a scuola, uno che si occupava di striscioni, un altro sulla violenza contro le donne che ha prodotto interessanti elaborati, uno sulla musica, un cineforum che veniva seguito anche il pomeriggio e che ha proposto film come Diaz, Zeitgeist e La Storia segreta della Marijuana. Ma esiste anche il divertimento. Il cineforum ha proposto anche film meno impegnati, ma comunque molto belli, e giovedì sera è stata fatta una grigliata a scuola che ha visto partecipare moltissimi studenti.

3)La vostra protesta continuerà e come siete organizzati?

3)Lo spero vivamente, anche se non è molto incoraggiante la situazione. Il nostro collettivo, Students*X, è presente solo al Classico e allo Psicopedagogico (le uniche infatti che hanno intrapreso una qualche forma di protesta), mentre negli anni scorsi c’erano membri di quasi tutte le scuole. Inoltre la manifestazione del 10 ottobre insieme agli sfrattati non ha visto partecipare molti studenti. Ma la protesta che ha vissuto il Classico ci ha mostrato come gli studenti versiliesi abbiano voglia di mettersi in gioco. Confesso che il primo giorno io e gli altri che l’avevamo organizzata eravamo molto perplessi sul buon esito dell’occupazione. Ma la partecipazione e l’interesse messoci dagli studenti che in quei giorni erano in palestra e costituivano la maggioranza degli alunni della scuola mi fa pensare che anche Viareggio potrebbe vivere il suo autunno “caldo”.

4)Secondo te come si inseriscono le lotte dentro la scuola all’interno della più vasta battagli sociale al tempo della crisi?
4) La scuola italiana è in crisi, sia dal punto di vista dell’insegnamento che di quello dell’assetto. Innanzitutto oggi i professori più che insegnanti sono impiegati, che devono compilare registri e mettere voti agli studenti, i quali a loro volta sono costretti ad ascoltare e recepire nozioni inutili con nessun riflesso sulla realtà. L’attualità e il dibattito vengono sacrificati per i programmi e la didattica, mentre le due cose secondo me potrebbero convivere con un beneficio per tutti. Ma non è questo l’unico problema. La scuola pubblica non ha soldi: non ha soldi per una manutenzione degli edifici efficace, non ha soldi per le gite, non ha soldi per i progetti, non ha soldi per le serali, non ha soldi per i laboratori, non ha soldi per la carta o i toner delle stampanti, non ha neanche i soldi per tenere accesi i termosifoni. Il governo italiano la reputa una spesa inutile, come la sanità o l’edilizia popolare, e ha deciso di affidarla a dei privati, che potranno fare quello che vorranno delle scuole con cui andranno a formare delle fondazioni. Questo progetto diventerà realtà con l’approvazione del disegno di legge Aprea, la discussione della quale è stata affidata non al parlamento, ma ad una commissione di una ventina di parlamentari dei maggiori partiti, per i quali non sarà difficile mettersi d’accordo. Intanto, come già detto, la scuola pubblica riceve bassissimi finanziamenti statali, a differenze delle suole private che dallo stato percepiscono lauti finanziamenti. C’è la chiara volontà di creare, attraverso la legge Aprea e i finanziamenti alle private, una scuola classista, dove chi non ha soldi frequenterà una scuola pubblica che di certo non lo formerà adeguatamente e lo lascerà ignorante, mentre i ricchi potranno permettersi una formazione elevata. Quelli tra i poveri o meno poveri che vorranno emergere dovranno indebitarsi con le banche, e se non gli andrà bene, difficilmente si libereranno dal giogo dello strozzinaggio legalizzato, che li affiggerà x tutta la vita. Nella crisi del sistema un popolo ignorante, che non fa valere i propri diritti, che non si fa domande su dove vadano a finire i soldi che ogni mese gli vengono tolti dalla busta ecc…ecc…, è sicuramente un popolo più facile da governare di un popolo informato e che sa.

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