Cambio di papa! Cosa succede in Vaticano?


Il pianeta attraversa crisi economiche, politiche, militari, ecologiche e morali in sintesi una crisi sistemica. Chi comanda il pianeta non può permettersi il lusso di perdere una importante sovrastruttura come la religione per controllare le masse attraverso precetti morali.
La critica alle gerarchie clericali, e a quanto sta accadendo in Vaticano, non deve generarsi dal “dogma ateista” e tanto meno da posizioni anarcoidi. La critica deve, invece, partire dalle condizioni oggettive di una società in trasformazione. La spiritualità è una componente, tanto contraddittoria quanto importante, degli esseri umani a patto che non cancelli la razionalità o azzeri lo spirito critico. Purtroppo quanto sta avvenendo in questi giorni ci conferma questa ultima ipotesi. L’analisi Critica, qui sotto espressa, sicuramente non sarà compresa dalle masse ma è un dovere per chi vuole realmente porsi in opposizione allo stato di cose presenti e comprendere determinate dinamiche.
Un popolo seminebetito guarda del fumo uscire da un caminetto. E’ bianco? No è nero! No è bianco! Habemus Papam e giù canti, applausi, salti come ad un concerto o ad una partita di calcio. Poi si affaccia da un terrazzo la rock star, pardon, il vescovo di Roma e senza che abbia inciso dischi, e in base a poche parole pronunciate o al nome che ha scelto per se, iniziano le ovazioni degli ultras. Ma no anche gli ultras qualche volta contestano la propria squadra quando gioca male e comunque conoscono i loro giocatori. Nelle televisioni, intanto, i tuttologi di sempre impazzano. Quelli che si intendono di musica, di sport, di politica, di gossip, di cronaca nera adesso sono tutti vaticanisti e pontificano su di una parola o di un gesto compiuto dal nuovo papa.

Perché questo papa?
Nessuno che parli del suo passato, apparentemente, ingombrante. Il curriculum vitae che è richiesto se fai la domanda di commessa o di operaio sembra non essere necessario per diventare il primate della chiesa cattolica. Meglio non scavare nel passato, meglio non far sapere. Tuttavia, siamo ai tempi del web e quello che televisione e giornali censurano e omettono emerge lo stesso sui blog e gira tra i social network. Cosi dopo poche ore che il gesuita Jorge Bergoglio è divenuto papa Francesco I, hanno iniziato a circolare in rete accuse di connivenza con il regime militare Argentino di Videla che tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso causò la morte di migliaia e migliaia di dissidenti, specie giovani. A queste accuse generiche si aggiunge una accusa più specifica quella riportata nel libro “L’isola del silenzio” scritto da Horacio Verbitsky. In questo libro viene affermato che un mese prima del colpo di stato dei generali in Argentina, e precisamente nel febbraio del 1976, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli delle periferie e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che disobbedirono continuando la loro missione. Verbitsky narra, poi, come Bergoglio reagì duramente con provvedimenti immediati: li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari. Pur volendo essere garantisti, e vogliamo esserlo, queste ombre rimangono. Non può nemmeno passare sotto silenzio il commento della presidente dell’Argentina la signora Cristina Kirchner che ha affermato che: “Bergoglio è una figura che si è formata con i suoi legami con la dittatura.” Va anche detto che poi la stessa Kirscner è corsa subito in Vaticano ad assistere alla messa di inaugurazione. Non ci permettiamo certamente di dire che il nuovo pontefice sia un fascista. Questa stupidaggine la lasciamo ad altri. C’è gente che vede fascisti ovunque come del resto c’è gente che afferma di vedere ovunque fantasmi e miracoli. Quello che però va detto è che il cardinale Bergoglio ha un passato fatto di diverse ombre e che per uno che ambisce a rinnovare la chiesa non sono dettagli da poco. Sarebbe quantomai auspicabile un suo chiarimento e una condanna netta delle stagioni di violenza e dittature che nel secolo scorso hanno caratterizzato l’America Latina. Sarebbe questo un atto di discontinuità anche con alcuni suoi predecessori che in passato hanno ricevuto con tutti gli onori criminali come Augusto Pinochet. Naturalmente questi temi sembrano non interessare i giornalisti come Bruno Vespa, che passano dal plastico di Cogne al conclave con tanta disinvoltura. Preferiscono concentrarsi sul fatto che ha detto: “buonasera”. Ormai siamo abituati a sentirne di cotte e di crude. Benedtto XVI è un santo perché s’è dimesso non sopportando più il peso della croce che doveva portare ma anche Giovanni Paolo II era un santo perché ha portato il peso della croce fino all’ultimo. Insomma tutto e il contrario di tutto senza alcuna criticità. Benedetto XVI s’è dimesso ed è stato questo un gesto insolito per un papa, bisogna tornare indietro di molti secoli al gran rifiuto di Celestino V per trovarne un altro che decise di ritirarsi. Tuttavia, sulle reali motivazioni di dimissioni di Joseph Ratzinger, l’informazione è stata blanda. Il papa teologo, il difensore della dottrina della chiesa, esce di scena e si ritira in clausura e noi dovremmo bere questa storia come una semplice scelta personale? Come se gli scandali della banca vaticana dello IOR, i dossier e gli spionaggi, i casi di pedofilia, il mistero su Emanuela Orlandi e le continue guerre intestine all’interno delle alte gerarchie clericali non c’entrassero niente? I primi a non obbligarci a credere sono gli stessi cardinali che hanno scelto una strada, almeno apparentemente, innovativa nelle forme. Mai prima di adesso era diventato papa un gesuita, mai prima di adesso un papa s’era scelto il nome di Francesco e mai prima di adesso era stato chiamato sul soglio pontificio un papa extraeuropeo e più precisamente dell’America Latina. Avanzare delle ipotesi sul perché di queste scelte ci sembra d’obbligo. E’ sicuramente una certezza, e non un’ipotesi, il fatto che una delle più antiche istituzioni del modo stia attraversando una crisi senza precedenti. Non sono solo i continui scandali a dircelo ma anche il calo costante del numero dei fedeli e, soprattutto, il calo delle vocazioni religiose. Nella cattolicissima Spagna, la Chiesa è ricorsa persino alla pubblicità sui dei manifesti per invogliare i giovani ad entrare in seminario promettendo, di fatto, un posto fisso. Se a questo aggiungiamo il fatto che molti degli stessi credenti cattolici su temi come la moralità sessuale e altre scelte individuali ormai non si attengono più ai precetti di madre chiesa appare palese la crisi di questa nella società. Persino nella politica Italiana, solitamente supina al Vaticano, è emerso nell’ultima campagna elettorale come l’intervento della chiesa sia stato quasi assente. E che dire del fatto che i popolari e i conservatori europei non sono riusciti nemmeno ad inserire nella costituzione europea un preambolo sulle radici giudaico cristiane? A questo punto qualcuno deve avere capito che per invertire la rotta serviva un’operazione di immagine di non poco conto. Ecco che dal cilindro, pardon dal conclave, salta fuori il gesuita argentino che prende il nome di Francesco. La prima domanda da porsi è perché proprio un gesuita? I gesuiti sono un ordine religioso che oltre ai tre voti di povertà, castità e obbedienza comuni a tutti i religiosi, fanno un quarto voto di speciale obbedienza al Papa, il quale in forza di tale voto può mandarli in ogni parte del mondo e affidare loro qualsiasi “missione” egli ritenga necessaria o utile per il bene della Chiesa. Nati in pieno periodo di controriforma nel secolo XVI, per volontà di Ignazio di Layola, ebbero subito un ruolo centrale a partire dal concilio di Trento con il fine di contrastare la riforma protestante. Fermi oppositori del protestantesimo prima e dell’illuminismo, del liberalismo e del socialismo nei secoli successivi, hanno avuto al loro interno diatribe e sostituzioni repentine. La parte di loro che strizzava l’occhio alla “teologia di liberazione” fu allontanata e in questo ebbe un ruolo centrale papa Giovanni Paolo II. Bergoglio fu nominato cardinale da Giovanni Paolo II e questo è bene non dimenticarlo. E’ bene, però, anche ricordare che Giovanni Paolo II commissariò l’ordine. La rivincita della Compagnia di Gesù segnala la sconfitta di Comunione e Liberazione, dell’Opus Dei, dei Legionari di Cristo la cui affermazione e influenza era stata dissennatamente promossa dal Pontefice polacco
Per sapere bene, però, chi sono i gesuiti è bene conoscere una parte del loro giuramento. “Io, inoltre prometto e dichiaro che quando avrò l’opportunità faro’ segretamente e apertamente una guerra senza fine contro tutti gli eretici, protestanti e liberali.” “Quando non sarà possibile farla apertamente, userò segretamente il veleno, strangolamento, spada, pallottole senza riguardo del grado, dignità e autorità della persona o persone, qualsiasi possa essere la condizione della sua vita, sia pubblica che privata. Lo faro’ in ogni momento che mi sarà ordinato da qualsiasi agente del Papa o da un superiore della fratellanza della sacra fede, della Società di Gesù.” La spregiudicatezza dei gesuiti non è mai stata un mistero. Ebbero un ruolo centrale nelle pratiche di inquisizione e si scontrarono con vari regnati che li misero al bando per lunghi periodi. Del resto per chi ha come slogan “Todo modo para buscar la voluntad divina” avere rapporti con i governi del mondo non poteva essere facile.
Il secondo quesito su cui dobbiamo porre attenzione è sul fatto perché sia stato scelto un uomo dell’America Latina? E’ evidente che l’Europa, ormai da tempo, non è più il centro nevralgico del cattolicesimo. Ma perché dell’America Latina e non dell’Africa o di qualche altro continente? Una prima analisi da fare a chi osserva è che nell’America Latina c’è una crescita di altre religioni cristiane. E nessuno meglio di un gesuita latinoamericano può contrastare l’avanzata del protestantesimo. Tuttavia, questa verità ci appare parziale perché negli USA il fenomeno è diffuso in modo esponenziale. Negli USA si affiancano ogni anno, alle classiche chiese protestanti, nuove chiese quasi personalizzate dai propri leader. Appare evidente che allora la motivazione potrebbe essere di natura più politica e meno religiosa. L’America Latina negli ultimi anni ha conosciuto fermenti sociali come poche altre parti del pianeta. Al di là delle contraddizioni e giudizi politici precisi, è innegabile, che si sono affermati governi progressisti che hanno creato l’immaginario di una nuova possibilità per un’idea socialista. Hugo Chavez, recentemente scomparso e leader della nuova rivoluzione bolivariana, parlò apertamente di socialismo del ventunesimo secolo. Questo sconquassamento sociale non è di certo gradito alle classi dominanti che hanno quasi sempre avuto nella chiesa cattolica un fedele alleato. Inoltre un papa nordamericano avrebbe forse creato contraddizioni ad Obama e agli USA che rimangono la principale potenza imperialista. Forse proprio per questi motivi il conclave ha puntato su di un sudamericano. Ci chiediamo, con non poca preoccupazione, se il papa argentino possa svolgere contro il “socialismo bolivariano” la stessa funzione che il papa polacco svolse contro il “socialismo reale”. Se questa cosa fosse vera Francesco I sarebbe una testa d’ariete per l’America Latina come Giovanni Paolo II lo fu per l’Europa dell’Est.
Intanto la sinistra argentina si divide sulla posizione da prendere davanti al connazionale divenuto papa, accusato da alcuni di aver flirtato con la morte durante la dittatura militare e da altri di esserne invece stato un oppositore, ma se la sinistra si divide la destra golpista non ha dubbi: una quarantina ex ufficiali delle forze armate che umiliarono il paese, tra il 1976 e il 1983, sono comparsi davanti al giudice che li sta processando per delitti di lesa umanità, sfoggiando una coccarda con i colori del Vaticano: «È stato un omaggio a Francesco I», hanno detto, facendo fare al nuovo papa la figura di chi è sorpreso in brutta compagnia.
La terza novità su cui dobbiamo concentrarci è la scelta del nome Francesco. Nessun papa prima aveva scelto il nome del santo d’Assisi. San Francesco d’Assisi spaventò la chiesa nel tredicesimo secolo. Per qualcuno fu un antesignano di quella che sarebbe stata la riforma protestante. Le critiche alle ricchezze e ai privilegi della chiesa che Francesco d’Assisi lo fecero muovere su un filo di rasoio dove il passaggio da santo ad eretico rischiò essere qualcosa di millimetrico. Per un rinnovamento, che sia reale o solo di facciata, sicuramente per un rilancio dell’immagine nessun altro nome sarebbe stato più indicato. La chiesa degli scandali ha bisogno di rifarsi una faccia e le idee di Francesco d’Assisi hanno sempre avuto una grande fascinazione. La scelta di allontanare dal Vaticano il cardinale americano Law, accusato di avere coperto casi di pedofilia a Boston, non era scontata e può essere l’inizio per un ripulisti, almeno parziale, nell’ambito delle alte gerarchie.
A qualcuno potrebbe apparire strano che un Gesuita si scelga il nome del fondatore di un altro ordine religioso, appunto quello francescano. Tuttavia, è bene ricordare che Francesco d’Assisi non è l’unico uomo proclamato santo ad avere quel nome. Esiste un Francesco Saverio, vissuto tra il 1506 e il 1552 e proclamato santo da papa Gregorio XV nel 1622, che fu non solo un gesuita ma un contemporaneo e stretto collaboratore di Ignazio di Layola. Il culto di santo Francesco Saverio è riconosciuto, tra l’altro caso più unico che raro, anche dalla chiesa anglicana. Forse il cardinale Bergoglio si è scelto il nome di Francesco per farsi riconoscere come il “poverello d’Assisi” dal popolo e come l’evangelizzatore, che si spinse fino alle Filippine e a Taiwan, dai Gesuiti. Ecco che il nuovo papa ci può apparire come il primo papa della mondializzazione. In questo senso i suoi atteggiamenti semplici e moderni come il viaggiare in metropolitana non apparirebbero come contraddizioni bensì come complementazioni di una figura che vuole riprendersi la scena mondiale. “Mi hanno chiamato da un paese quasi alla fine del mondo” sono state le prime parole di Francesco I che ha preferito definirsi vescovo piuttosto che papa. Ecumenismo, sincretismo e mondialismo sembrano essere al centro della strategia della stagione prossima della chiesa. Vedremo nei prossimi mesi e anni quanti, e quali viaggi, il nuovo papa deciderà intraprendere.

Le reazioni fuori dalla chiesa cattolica
Importante è anche chiedersi quale reazione ha suscitato nelle altre fedi questa elezione. Saluti e auguri sono arrivate da quasi tutte le chiese della cristianità anche se quasi impossibile sembra un riavvicinamento con la moltissime chiese protestanti da quali rimangono divergenze dottrinarie enormi. Più probabile un riavvicinamento con anglicani e ortodossi con i quali i rapporti si erano già fatti più amichevoli sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Durissimo invece il giudizio che ne danno i testimoni di Geova, religione in forte ascesa. Bibbia alla mano, i predicatori che suonano i campanelli delle porte per diffondere la Torre di Guardia, hanno citato la seconda lettera di San Paolo ai corinzi che al capitolo 11 versetti 14 e 15 recita queste parole: “E non c’è da meravigliarsene, poiché Satana stesso continua a trasformarsi in angelo di luce. Perciò non è nulla di grande se anche i suoi ministri continuano a trasformarsi in ministri di giustizia. Ma la loro fine sarà secondo le loro opere.” Per i testimoni di Geova, dopo l’apostasia avvenuta subito nei primi due secoli dell’era volgare, la cristianità è nelle mani di Satana. Fuori dalla cristianità più complesso e articolato sarà il rapporto con le altre due grandi religioni monoteistiche: Ebraismo e Islam. In realtà anche ebraismo e Islam, come del resto la cristianità, non sono unitarie ma sono, piuttosto, una variegata costellazione fatta da miriadi di religioni. L’ebraismo quello di stampo sionista ha tutte le intenzioni a mantenere un rapporto sereno con i cattolici e altrettanto sembra volere fare la chiesa di Roma. Entrambe le religioni sono funzionali a quei settori dell’imperialismo che stanno dalla stessa parte. Gli ebrei ortodossi, che invece non riconoscono lo stato d’Israele, sembrano meno inclini a dimenticarsi l’antisemitismo che nei secoli scorsi ha caratterizzato la chiesa cattolica. Ancora più articolata è la posizione dell’Islam. E’ bene precisare che lo scontro di civiltà altro non era che propaganda di quell’evangelico conservatore impregnato di manicheismo e messianismo di George Bush che rispondeva agli interessi dei circoli più reazionari dell’imperialismo. Le guerre in Afghanistan e in Iraq, seppure fatte passare come lotta al terrorismo, non erano nemmeno guerre di religione ma guerre di aggressione e rapina imperialista. Il rapporto tra il cattolicesimo e l’Islam è un rapporto controverso fatto di scontri ma anche di convivenza. Da una parte è innegabile che i cattolici temono la diffusione dell’Islam specie in Europa che avviene non solo per l’arrivo dei nuovi immigrati ma anche per numerose conversioni di fedeli europei che sono divenuti seguaci del corano. Dall’altro canto la religione cattolica e specie gli ultimi papi hanno sempre guardato con una certa invidia e rispetto al modo in cui l’Islam è riuscito a mantenere un potere temporale e resistere alla secolarizzazione. Il nemico comune di Islamici e Cattolici è il pensiero laico figlio dell’illuminismo da cui è nata la modernità. Mentre i primi, bene o male, sono riusciti a resistere i secondi si leccano ancora le ferite. I rapporti tra cattolici e islamici, per chi analizza la società con strumenti marxisti, più che da loro stessi dipendono più dal modo in cui gli imperialisti vogliono usare queste religioni. Lo stesso Islam, comunque al di là della visione stereotipata che ne è stata data da una certa informazione occidentale, sta cercando di presentarsi in forme nuove e riciclarsi in alcune società arabe in trasformazione. Molti mussulmani non si sono opposti frontalmente alle primavere arabe ma hanno provato a cavalcarle dal dentro vedi la fratellanza mussulmana in Egitto.
Interessante sarà comprendere anche le reazioni nel cosiddetto mondo ateo. Esistono approcci diversi tra gli atei. Ci sono gli atei devoti o cristianisti che pur negando l’esistenza di una divinità considerano i valori della cristianità essenziali per difendere i principi politici della civiltà occidentale. Numerose sono le affinità con i teocon americani di questo tipo di atei che teme essenzialmente l’espansione dell’Islam. C’è poi un ateismo di tradizione, forse maggioritario, legato solitamente ai riformisti di quella sinistra buonista e culturalmente subalterna ai circoli dominanti. In Italia “intellettuali” come Augias e Rita Anna Armeni sono gli interpreti più autorevoli di questo filone disponibile ad una coesistenza con il mondo cattolico. Si tratta tendenzialmente di un misto di ingenui e presuntuosi che si illudono che la chiesa cattolica possa riformarsi.
Ci sono poi le posizioni laiche provenienti dall’area socialista e radicale riassunte in un recente articolo dell’Avanti, organo del partito socialista di Nencini, che afferma: “finisce dunque l’era del laicato ecclesiale tanto millenarista quanto affarista in favore di un solido, pragmatico e collaudato clericalismo pauperista di cui i suoi confratelli saranno interpreti e veicolatori, tanto duttili quanto inesorabili.” Questa analisi ha sicuramente dei fondi di verità ma è incompleta perché priva di un’analisi di classe.
Infine c’è un ateismo militate che in modo poco dialettico non riesce a notare la minima differenza nella vastissima galassia cattolica. In molti casi questa forma di ateismo sembra trasformarsi essa stessa in religione attraverso pratiche folkloristiche come quella dello sbattezzo. Anche in questa analisi prevale un approccio idealista ad uno marxista.
I rapporti che si realizzeranno quindi tra la chiesa cattolica e i vari filoni del pensiero dell’ateismo non sarà univoco.
Interessante, per la cronaca, è riportare anche una constatazione di chi studia cose esoteriche e massoniche. Nell’antica Roma il 27 febbraio e il 14 marzo si festeggiava l’equirria, festa dedicata al dio della guerra Marte. Papa Benedetto XVI s’è dimesso il 28 febbraio e papa Francesco I è stato eletto il 13 marzo, dentro le due date della festa del dio della guerra. Molto probabilmente si tratta di semplici coincidenze evidenziate dagli amanti del complottismo. Tuttavia è bene ricordare che la massoneria è da sempre attenta alle date e non lascia niente al caso. 13 – 3 – 13 è la data dell’elezione del papa una data che non passa inosservata. Il tredici è considerato da sempre un numero particolare perché era il numero dei commensali all’ultima cena, Gesù e i suoi dodici discepoli. Tre è il numero del dogma della trinità. Anche la scelta della data della prima messa, quella che una volta veniva chiamata di intronizzazione, non è casuale. Ancora una volta il giorno è il giorno del dio Marte, il martedì. Che sia stato lanciato un messaggio per qualcuno? Non possiamo affermarlo, in modo netto. Quello che possiamo, però, affermare è che stiamo entrando in un nuovo periodo di forte instabilità dove la tendenza alla guerra è nelle corde stesse della crisi e anche per questo forse alla chiesa serviva un nuovo corso. Cosa avverrà non possiamo dirlo, con certezza, certo che continueremo ad osservare e studiare le dinamiche in atto senza farci alcuna illusione. Qualcuno potrebbe affermare che queste analisi sono una perdita di tempo. In realtà è vero il contrario. Ogni religione nasce in determinate condizioni oggettive. Solitamente la classe dominante, in ogni epoca, ha il controllo dei dogmi religiosi e, in una specie di circolo vizioso, attraverso dogmi che essa stessa proclama dà una giustificazione teologica del suo potere. La teologia, lungi dal parlare di dio, parla in realtà, in modo più o meno celato, dell’uomo e di come questo deve organizzare la società, anche quando pretende di parlare di dio. Da una certa concezione di dio (o degli dei) deriva una precisa organizzazione sociale. Tuttavia, la religione rimane una sovrastruttura che serve a chi ha il potere. Non si può esercitare alcun controllo o pressione sulla religione se a determinarlo non sono i rapporti che determinano il cambiamento nella struttura economica. Insomma solo modificando i rapporti nello scontro tra le classi sociali si può assistere, eventualmente, a dei veri cambiamenti anche negli ambienti religiosi.

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