L’addio a Milziade Caprili che se ne va senza lasciare eredi politici

Una marea umana è passata in questi giorni alla camera ardente, allestita nella sua Croce Verde, per portare l’ultimo saluto a Milziade Caprili. Milziade Caprili era un viareggino verace che si interessava della cosa pubblica in questo senso era un politico. Nel corso della sua vita ha ricoperto molti incarichi: da presidente della polisportiva CGC a presidente appunto della Croce Verde. Fu vicesindaco della giunta di Paolo Barsacchi, un altro politico viareggino che nessuno ha scordato. Fu parlamentare sia per il PCI che per Rifondazione Comunista dove ricoprì ruoli nell’organizzazione centrale del partito. Dal 4 maggio 2006 al 28 aprile del 2008 ricoprì anche il ruolo di vicepresidente del senato. Uomo di integerrima moralità e dotato di una brillante oratoria non aveva affatto un carattere semplice. Era facile litigarci. Con la sua scomparsa avvenuta nel giorno delle elezioni si chiude veramente un’epoca anche per Viareggio. Se ne va un politico di spessore come non ce ne sono più. Se ne va senza lasciare eredi e di questo pensiamo ne fosse consapevole. Era un politico di altri tempi ma sapeva leggere la realtà odierna. Per chi, come noi, vive la politica nei movimenti Caprili era una figura distante perché aveva una visione troppo istituzionale. Nelle istituzioni sapeva muoversi con grande abilità. Lui si definiva scherzando un “comunista di destra”. Le definizioni, per quanto ci aiutino a capire, sono sempre forzature. Era sicuramente figlio del PCI ma dopo la Bolognina scelse Rifondazione Comunista e non il PDS, dove forse avrebbe avuto più chance per diventare sindaco. Fare il Sindaco di Viareggio era il suo sogno, purtroppo non è riuscito a realizzarlo. Nel 2008 si presenta, candidato alla carica di primo cittadino, con la Sinistra l’arcobaleno. Le elezioni si svolgono in contemporanea con le politiche. Per la Sinistra Arcobaleno che comprendeva PRC, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica è una debacle in tutta Italia. La lista si attesta sotto il 4% e non supera lo sbarramento per entrare in parlamento. A Viareggio però Caprili ottiene più di quattro volte il risultato che l’Arcobaleno ha a livello nazionale. Il 16% è un risultato di tutto rispetto che lo riporta in consiglio comunale assieme ad altri due consiglieri. Quando la sinistra torna di nuovo a dividersi, e gli altri consiglieri scelgono rispettivamente FdS e SEL, lui decide di rimanere come consigliere della Sinistra Arcobaleno. Una coerenza alimentata dalla sua forza e dalla sua convinzione, la quale alle volte poteva apparire erroneamente come presunzione. L’ultimo Caprili in realtà aveva capito che il mondo politico nel quale aveva vissuto non esisteva più. “I partiti classici non funzionano più” s’era lasciato scappare. Anche verso i giovani aveva modificato l’atteggiamento: passando dalla diffidenza tipica dei comunisti del PCI ad aperture forse frutto, anche, di quella stagione, di dialogo con i movimenti, che Fausto Bertinotti aveva voluto a tutti i costi. Caprili non parlava la lingua dei movimenti non ne era capace, tuttavia, cominciò a riconoscerne l’importanza. Sarebbero molte le cose da scrivere su Caprili forse non basterebbe un libro. Lo ricordiamo come firmatario dell’interrogazione parlamentare assieme al senatore Luigi Malabarba in merito alle perquisizioni di 14 compagni dopo le proteste per l’incendio del centro sociale SARS e più recentemente al cantiere sociale, quando il 15 maggio del 2012, partecipò come relatore dell’iniziativa Viareggio in Cantiere. A qualche esponente dei partiti della sinistra quell’iniziativa; che vedeva partecipare esponenti di ARCI, CGIL, Croce Verde e altre associazioni; non piacque. Caprili fu lucido nell’esporre i problemi della città e le responsabilità che la giunta di destra aveva avuto nell’acutizzarli. Le sue ultime battaglie sono state per avere verità e giustizia per la strage di ferroviaria di Viareggio e per difendere la sanità pubblica. Gli approcci, le tempistiche e alle volte anche i contenuti ci avevano tenuti abbastanza distanti ma nell’ultimo periodo se fosse sceso in campo avrebbe avuto il sostegno di ampie parti della cosiddetta sinistra di movimento. Alcune interlocuzioni, e non è un segreto, tra lui la Caracol, Sinistra Critica e altri soggetti erano iniziate. Poi decise di non farne di niente. Stiamo parlando di pochi mesi fa poco prima che una veloce quanto crudele malattia lo strappasse per sempre alla sua famiglia, alla sua Viareggio e alla politica. Lo abbiamo salutato, oggi, con il rispetto che si deve ad un compagno che ha scelto di parteggiare e non rimanere mai indifferente. Alle volte abbiamo condiviso queste sue scelte altre volte meno. Sicuramente ci ricorderemo sempre di lui e non potrebbe essere altrimenti. Alla famiglia porgiamo le nostre più sentite condoglianze con la consapevolezza che nessuna parola potrà lenire il dolore causato dal vuoto che lascia.

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