Europa, euro, europee

Dovrebbero parlare d’Europa, invece, parlano di euro ma pensano solo alle europee.

Può essere questa, in breve la sintesi, di quello che racchiudono i discorsi dei politicanti europei.

La stagnazione economica; le tensioni militari in Ucraina; e il diffondersi, in vari stati, di gravi fenomeni di corruzione; ci indicano la crisi nella quale si trova l’Unione Europea e l’idea stessa d’Europa.

Le tensioni inter – imperialistiche tra USA e Russia sono riemerse e giocano sul vecchio continente un ruolo centrale nel ritardare l’affermazione dell’imperialismo europeo che sembra non emergere come progetto autonomo e unitario. Gli interessi di Francia e Regno Unito sulla Libia, culminati con la guerra e l’abbattimento del regime di Gheddafi, erano in contrapposizione con gli interessi dell’Italia. Gli stessi rapporti economici con la Russia di Putin non sono identici per i vari paesi UE. Vedere quindi l’imperialismo europeo come un qualcosa di definito e unitario, come molti analisti della sinistra hanno fatto in passato, può apparire come una forzatura. Esistono ancora gli stati nazione perché gli interessi economici di Regno Unito, Francia, Italia e Germania non sempre coincidono. Si parla spesso di un Europa a trazione tedesca che avrebbe tratto vantaggio dall’uro e di un’Europa mediterranea che ne sarebbe invece uscita indebolita e colonizzata dal capitalismo tedesco. Al di là dello schematismo e della facile suggestione che questa fotografia può suscitare è innegabile che la Germania cerca di trarre vantaggio dalla crisi economica che investe l’intero continente.

Le due principali famiglie politiche europee, quella popolare e quella socialdemocratica, tra un inciucio e l’altro più o meno celato, governano assieme l’austerità voluta dalla BCE e dai circoli dominanti del neoliberismo. In questo clima, alcune forze reazionarie cercano di soffiare sul fuoco di sentimenti antitedesci e antieuropei che si sono diffusi in varie parti d’Europa.

La campagna elettorale per il rinnovo del parlamento di Bruxelles vede contrapporsi le forze tecnocratiche e burocratiche neoliberiste alle forze populiste e xenofobe che rilanciano le vecchie idee delle patrie nazioni. Lo scontro fuorviante pro o contro l’euro mostra la totale assenza nel dibattito politico di un’opzione realmente alternativa. Tra le forze che si presentano alle urne manca una vera soggettività anticapitalista che sappia mettere in discussione l’ordine esistente. La sinistra europea non gode di ottima salute e quella italiana è proprio cagionevole.

In Italia le elezioni giungono in un periodo dove i poteri forti cercano di ridisegnare il quadro istituzionale. Quella che è la transizione dalla seconda alla terza repubblica dovrà vedere, ulteriormente, diminuire il ruolo della rappresentanza parlamentare a favore di controriforme anticostituzionali che in nome della stabilità economica favoriranno la realizzazione di una “democrazia autoritaria”.

L’Italia è l’unico paese dove, per le elezioni europee, non si vota con un proporzionale puro ma con uno sbarramento del 4%. Questa legge è stata voluta da Veltroni e Berlusconi per cancellare le voci fuori dal coro. Dove non arriva la discussa legge elettorale arrivano i media che, di fatto, hanno ridotto a soli tre competitori la campagna elettorale per le europee.

E’ facile prevedere che l’astensione sarà altissima e comprendiamo la scelta dei molti elettori che non sentendosi rappresentati decideranno di disertare le urne. Non è dalle urne, del resto, che usciranno soluzioni interessanti per le classi sfruttate ma solo dalla lotta dal basso.

Il solito provincialismo italiano tenterà poi di interpretare i risultati elettorali europei in chiave nazionale.

Per chi dovesse recarsi alle urne troverà solo due opzioni digeribili quella del Movimento Cinque Stelle o quella della Lista Un’Altra Europa per Tsipras. Entrambe le liste non esprimono quel potenziale di cambiamento di cui ci sarebbe bisogno. I cinque stelle sono prigionieri del proprio leader, però, un loro successo potrebbe mettere in crisi l’asse “Renzi – Berlusconi” su cui dovrebbe nascere la nuova repubblica capitalistica. La lista Tsipras è sicuramente quella più a sinistra sulle schede elettorali ma è piena di limiti e contraddizioni. Il fallimento del ceto politico di PRC, PdCI e SEL ha lasciato, di fatto, spazio ad una serie di intellettuali che s’è lanciato in un’operazione ambiziosa quanto astratta. La lista non nasce dal basso e dall’autorganizzazione e se parla ai movimenti lo fa con tutti i limiti che da decenni caratterizzano gli intellettuali in Italia. E’ indubbiamente meno peggio degli esperimenti precedenti: “Sinistra Arcobaleno” e “Lista Ingroia” non fosse altro per l’assenza di candidati del partito dei comunisti italiani (PdCI). Tuttavia, se può andare bene per eleggere qualche parlamentare che dia voce ai movimenti sociali è, del tutto, inadatta ad essere un motore di ricomposizione per un reale progetto anticapitalista. La presenza, nella lista Tsipras, di soggetti che nelle elezioni amministrative rimangono saldamente ancorati ad alleanze con il PD ne blocca ogni possibile sviluppo. Del resto quando Vendola afferma: “stiamo con Tsipras ma non contro Schultz” ci ripropone quell’equilibrismo opportunista della sinistra italiana che da Bertinotti in poi ha inanellato solo sconfitte. E’ bene, però, anche sottolineare come una marea di dinosauri nostalgici della falce e martello si sia trasformata in gufi e sciacalli pronti ad augurarsi una sconfitta per riproporre anacronistici “partiti comunisti” il giorno dopo le elezioni europee. Il successo degli ultimi anni del Movimento Cinque Stelle deriva dalla totale indisponibilità ad alleanze con il PD. Il PD è il pilastro su cui i padroni di casa nostra, e del resto d’Europa, scommettono per avviare quei processi di ristrutturazione neoliberista che spacciano con il nome di riforme.

A prescindere se un compagno deciderà di astenersi o annullare la scheda, votare per protesta il movimento di Grillo o per abitudine affettiva la sinistra radicale, rappresentata da Tsipras, noi pensiamo che l’appuntamento per chi vuole ricomporre un soggetto di classe sia sulle pratiche sociali di riappropriazione. Non è nelle urne ma nella lotta per la casa, contro la TAV e le devastazioni ambientali, nelle mobilitazioni per difendere ed estendere diritti che si può ricostruire una soggettività politica del cambiamento. Per questo pur seguendo,con attenzione, le elezioni europee non enfatizziamo questo appuntamento.

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