Privilegio e impunità per le caste, repressione per i movimenti di lotta

Le teste rotte agli operai a Roma, le manganellate agli studenti Napoli, gli sgomberi di giovani a Lucca sono le immagini dell’Italia moderna dei Farinetti, dei Marchionne e degli altri capitalisti. Il film della normalizzazione della crisi girato da un pessimo regista di nome Matteo Renzi. E’ solo il seguito di un serial più ampio prodotto da confindustria e da FMI negli ultimi trent’anni. Avete presente quei film dell’horror che arrivano fino all’otto o al nove? Magari cambiano i registi ma il produttore è sempre lo stesso e la volontà del produttore si nota assai di più dello stile del regista. Craxi, Berlusconi, Renzi ma anche Prodi, Ciampi, D’Alema, Monti sono stati tutti sostenuti dalla grande finanza che sia di Roma e Milano o di Bruxel e Berlino poco cambia.

La repressione violenta, che i servi in divisa attuano, è solo uno degli ingredienti di uno stato in profonda crisi. Stato, che assolve i suo servi anche quando si macchiano di delitti infami come quello della morte di Stefano Cucchi. Mentre nelle piazze qualcuno cerca un nuovo protagonismo democratico, lontano dai partiti corrotti, l’informazione drogata prova a distogliere la questione sociale con la nebbia della propaganda che inneggia alla sicurezza e all’ordine pubblico. Vere e proprie scuse per legittimare razzismo e repressione. In questo contesto la lotta diviene sempre di più un elemento di necessità vitale per resistere e tenere spazi di agibilità politica sotto attacco. La dignità con cui Carrara ha risposto all’ennesimo delitto della casta occupando il comune e i cortei di studenti, lavoratori e comitati in varie città d’Italia sono un segnale di speranza da opporre a chi invoca eserciti o soluzioni messianiche di ogni tipo.

E’ giunto il momento di riprendersi le nostre vite e questo si fa mettendosi in gioco. Contrastando sul nascere ogni fenomeno di razzismo anche quello più nascosto. Denunciando le atrocità del debito e ribadendo la volontà di non pagarlo. Occupando case, scuole e fabbriche e anche comuni. Si fa soprattutto però mettendo in discussione gli attuali sistemi di produzione capitalistici. Le bugie di Renzi o le barbarie di Salvini possono avere un’alternativa nei lavoratori e nei cittadini che si autorganzizzano e mettono in discussione l’esistente. Lo sciopero sociale del 14 novembre diviene una data spartiacque per affrontare le nuove sfide che governo, padroni e reazionari hanno lanciato a tutto il movimento di classe. Guai a scoraggiarsi! Possiamo e dobbiamo dare una risposta all’altezza della situazione, una risposta anticapitalista.

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