Quale futuro per la sinistra a Viareggio?

Si è svolta, promossa dal blog Dada Viruz Project, lunedì 15 dicembre, presso il circolo ARCI Alessandro Petri di via Matteotti, l’incontro dibattito “Quale futuro per la sinistra a Viareggio?”

L’iniziativa, coordinata da Mario Giannelli, ha visto una buona partecipazione e diversi interventi che hanno analizzato il fallimento della giunta Betti, il dissesto di Viareggio e le promesse mancate del centrosinistra. L’incontro iniziato alle 21,30 si è prolungato fino oltre le 24 e ha visto la partecipazione di esponenti di Sinistra Ecologia e Libertà, del Partito della Rifondazione Comunista, del Partito Comunista, del Collettivo Politico Caracol, del Partito Comunista dei Lavoratori, del Partito dei CARC e del Blocco Anticapitalista aderente a Communia Network.

Unanime il giudizio negativo sulla giunta Betti ma molto diverse le proposte sul futuro. La sinistra viareggina come quella nazionale rimane frastagliata ed eterogenea e alle volte litigiosa. Le responsabilità di questa situazione sono a monte. Infatti, qualcuno ha parlato della necessità non di ricostruire la sinistra ma costruire una nuova sinistra. Non sono mancate le critiche al centrosinistra ma anche all’antipolitica che di fatto è divenuta la principale alleata della tecnocrazia in un gioco di sponda che espropria ai cittadini partecipazione e democrazia. Eccetto il Partito Comunista dei Lavoratori che ha annunciato che non parteciperà in nessuna forma alle prossime elezioni di Viareggio gli altri intervenuti hanno lasciato aperte varie opzioni.

Sinistra alternativa al PD

Il comune denominatore è stata la critica severa alle politiche liberiste del PD, all’incapacità della sua classe dirigente locale, alla subalternità di questo partito ai poteri forti e alla massoneria. Tutti hanno sottolineato l’importanza di costruire una sinistra alternativa al PD anche se ad oggi le modalità delle varie forze politiche sul come realizzare l’autonomia dal partito di Renzi restano diverse.

Partiti e Movimenti

E’ palese a tutti, come è stato giustamente sottolineato anche nell’introduzione, che la maggior parte degli attivisti della sinistra, oggi, militano in associazioni, comitati, centri sociali, sindacati di base e coordinamenti vari. Queste strutture sono ad oggi più nutrite dei partiti e anche per questo l’assemblea si è definita insufficiente e parziale a rappresentare tutta la sinistra. Sul ruolo dei partiti ci sono state visioni discordi per PCL, PC e CARC la centralità del partito rimane seppure con modalità diverse il perno. I rappresentanti di SEL e PRC hanno riconosciuto la crisi dei partiti e la necessità di una convergenza con ampi movimenti. Caracol e Blocco Anticapitalista hanno voluto rimarcare di essere soggetti politici ma non partiti e hanno citato l’importanza dell’esempio spagnolo di Podemos.

Mi si nota di più se non sono presente

Proprio a dimostrazione dell’importanza dei movimenti e dell’associazionismo soggetti come la Brigata Sociale Antisfratto e il Cantiere Sociale sono stati più volte evocati dai presenti e soprattutto sono state citate le loro pratiche. Il fatto che non fossero tra i relatori non ha impedito che la loro aura si sentisse. L’iniziativa era calibrata su soggetti più prettamente politici. Un altro soggetto citato è stato l’Altra Europa. Questa lista elettorale composta da PRC, SEL e altri in occasione delle scorse europee potrebbe riapparire anche in competizioni elettorali locali.

In Conclusione

Parlare di vere e proprie conclusioni non è esatto. Un sasso è stato lanciato vediamo se qualcuno vorrà raccoglierlo. Dalla serata sono usciti alcuni spunti interessanti ma anche la conferma di tutti i limiti di questa sinistra. La fotografia della frammentazione difficilmente sarà superata con cartelli elettorali o biciclette ma eventualmente solo da un cantiere aperto che sappia mettere in rete pezzi di movimento, di soggetti in conflitto, di criticità intellettuali. I partiti potranno allora aggregarsi e portare il loro contributo ma dovranno avere la consapevolezza e l’umiltà di fare un lavoro da gregario. Quello che dicemmo a Betti: “Il grosso della sinistra è fuori dai partiti” è ancora valido.

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