L’EuropaCinema che non c’è

europa cinema
Non c’è niente nel festival cinematografico appena consumato fra Lucca e, in parte minore, Viareggio che giustifichi il richiamo a EuropaCinema. Il festival ideato e diretto per molti anni da Felice Laudadio, che decise alla fine degli anni ’80 di radicarlo a Viareggio, ha da sempre avuto come sua specificità culturale il cinema europeo. Punto d’incontro internazionale di registi ed attori del vecchio continente, la manifestazione ha visto negli anni sfilare sulla “croisette” toscana personalità come Wim Wenders, Liv Ullman, Monica Bellucci, Edgar Reitz, Nikolai Mikhalkov, Theo Anghelopoulos, Isabelle Huppert, Georges Wolinski solo per citare i primi dei tantissimi nomi prestigiosi che vengono in mente. EuropaCinema a Viareggio ha da sempre avuto nel suo genoma il confronto fra le diverse cinematografie provenienti dai vari paesi europei, dalla Spagna all’Islanda, dalla Polonia al Regno Unito, con programmi farciti di film in anteprima nazionale in concorso. Fra questi non pochi sono state scoperte di opere prime di registi internazionali che avrebbero in seguito vinto orsi e leoni d’oro a Berlino e Venezia, quali Fatih Akin e Hiner Saleem. Senza dimenticare che EuropaCinema è stato fra i primi, dei grandi festival internazionali di lungometraggi, ad avere un concorso di cortometraggi animati (tutti rigorosamente in anteprima) integrato a quello dei lungometraggi.
Il Lucca Film Festival ha presentato un buon programma di film di ottimi registi quali Terry Gilliam e David Cronenberg, con lezioni e mostre, mantenendo così fede alla sua mission per il cinema di ricerca. La parte viareggina si è limitata ad omaggiare i bravi italiani Matteo Garrone e Francescco Munzi, presentandone opere già viste per altro, e nulla più. Di cinema europeo non italiano neanche l’ombra e di anteprime, che contribuiscono al prestigio di un festival, nemmeno. Troppo poco, anzi niente, che legittimi l’evocazione del fantasma di EuropaCinema.
Così oltre al danno di vedere l’ennesima manifestazione culturale viareggina sradicarsi per andare altrove (in questo caso Lucca), c’è la beffa che quel pochissimo che ne rimane nemmeno tiene fede alla sua definizione. Si dirà che era l’unico modo per non farlo scomparire del tutto. Forse invece confrontandosi apertamente con la città, chiamando a raccolta le competenze, le esperienze e le intelligenze che non mancano a Viareggio, osando immaginare qualcosa di diverso e magari inedito ci sarebbe potuto essere un esito diverso. Oltre a questione economica infatti, si tratta di scelte di politiche culturali che si possono fare in un senso o nell’altro.
Viareggio, città a vocazione cinematografica naturale -come ben individuò a suo tempo il regista Carlo Lizzani- con un pubblico partecipe e generoso con il grande schermo e che è cresciuto, anche culturalmente, con EuropaCinema e con le sue sale d’essai, non merita di vedersi scippare o distruggere una tale istituzione culturale che completava con il Carnevale, il Pucciniano e il Premio Viareggio il colonnato delle manifestazioni di prestigio della città.

Thomas Martinelli

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