Il tempo è galantuomo non è più l’era dei lucchetti

 

lucchettoUn vecchio modo di dire afferma che: “il tempo è galantuomo.” Si tratta di sapere aspettare. Forse quando si è giovani è normale essere impazienti ma chi sa aspettare ha sempre la sua rivincita. Vale nello sport come nella vita e non fa eccezione la politica.
Quando ieri al mercato Paolo Ferrero, segretario nazionale del partito della Rifondazione Comunista ha tenuto il suo comizio in sostegno a Repubblica Viareggina per i beni comuni e al candidato sindaco Filippo Antonini ci siamo trovati di fronte ai risultati di una piccola rivincita. Non erano presenti i burocrati che in questi anni hanno affossato quel partito piegandolo ai propri interessi personali ma i tanti che in questi anni dal quel partito erano stati cacciati, sconfessati e traditi. Intendiamoci, per noi, rivincita non fa rima con rivalsa e tanto meno con vendetta ma solo con nuova occasione.
Sono passati più di due anni da quando il circolo Caracol attivissimo nel sociale fu costretto a chiudere i battenti perché una ottusa burocrazia lo sfrattò dalla sede del partito in via della libertà. Allora qualche presuntuoso dirigente locale, non facciamo nomi perché seppure negativa noi non vogliamo fare pubblicità a nessuno, decise di mettere un lucchetto e far diventare un magazzino un luogo che aveva ospitato la scuola popolare, che faceva i GAP, che ospitava lo sportello dell’Unione Inquilini e che era frequentato da una cinquantina di giovani. Per salvare l’accordo con il PD e garantirsi qualche prebenda, certi dilettanti della politica che avrebbero voluto esserlo di professione decisero di cancellare un’esperienza sociale radicata nel quartiere che poggiava la sua forza nell’entusiasmo e la passione giovanile. Il loro obbiettivo fallì perché nonostante le molte difficoltà in questi anni il circolo Caracol ha continuato le sue attività e la giunta Betti di cui loro facevano parte, nonostante il sostegno dei poteri forti, è miseramente fallita. Quindi vedere i giovani del circolo Caracol, a partire da Micheangelo Di Beo, che fu sospeso dal partito, a quel comizio ha sicuramente rappresentato una rivincita. Erano insieme ai compagni che da Rifondazione Comunista non sono mai usciti ma che nemmeno si sono piegati a compromessi, quelli del circolo Caprili ma anche ai tanti del circolo Manfredini che non hanno seguito il gruppo dirigente nella loro sottomissione al PD. Ma c’era di più. C’erano tante e tanti compagni, che nel bene o nel male, in vari periodi storici hanno attraversato l’esperienza politica di Rifondazione. C’erano i compagni anticapitalisti che diedero vita a Sinistra Critica quando Franco Turigliatto colpevole, con la sua coerenza, di non votare la guerra si beccò la sospensione dal partito per due anni. C’erano tanti altri che in questi anni si erano allontanati perché non si ritrovavano più in un percorso politico. C’erano poi anche le compagne e i compagni di SEL e c’erano una serie di soggetti che a Rifondazione non si sono mai avvicinati preferendo l’impegno attivo nei movimenti sociali o nelle associazioni. Insomma una foto che riprendeva quattro generazioni. Una foto di unità. Non quell’unità, però, tante volte invocata per soffocare i dissensi e permettere agli opportunisti di elemosinare le briciole dal PD. Ma un’unità che parte dal basso e cresce nelle lotte e si misura nei progetti. Un’unità non all’ombra di querce o ulivi ma sotto il sole del deserto e per questo più difficile e per questo di maggiore valore. Repubblica Viareggina, a prescindere da quello che sarà il risultato elettorale, ha già vinto la sua scommessa, ovvero, quella di unire realtà che in questi anni erano divise. L’unità non si è avuta con alchimie calate dall’alto ma con esperimenti sociali e politici. Curioso quanto ridicolo leggere, quindi, in questi giorni di ex dirigenti di partito inveire contro questo progetto. Stucchevoli e patetici quando poi vogliono passare da vittime lamentandosi di essere stati espulsi dal PRC. Verrebbe voglia di citare il vangelo: “Chi di spada ferisce di spada perisce.” In realtà la situazione è molto più complessa ed articolata. Chi in questi anni ha fatto sociale e ha provato a dare voce alle contraddizioni delle classi più deboli ha dato vita ad un progetto tutt’altro che facile. Anche, però, chi in questi anni ha vissuto di opportunismi continua a vivere a spese del PD presentando liste civette con falci e martello per trarre in inganno i lavoratori specie quelli più anziani. Nel momento in cui dal PD, escono persino dirigenti come Pippo Civati non di certo un Che Guevara, continuare ad allearsi con loro non è solo un errore ma una scelta di malafede politica. C’è chi è nato autonomo e vuole difendere la propria autonomia e c’è chi è nato servo e vuole continuare a servire. E mentre la destra si divide con due candidati e il PD si divide con altrettanti candidati, la sinistra a Viareggio trova un’unità insperata in Repubblica Viareggina. E’ stata una rivincita per qualcuno attesa due anni per qualcun’altro sette. Ma alla fine il tempo è stato galantuomo e nessuno si firmerà ex perché saprà guardare avanti a prescindere da quello che accadrà.
Non è più tempo di lucchetti ma di aprire le porte e fare entrare aria pulita non solo nelle sedi dei partiti ma soprattutto in municipio.

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