Colonnata: due operai del marmo uccisi dal profitto

bruno

I servi di regime che hanno la presunzione di fare informazione mettono nei loro squallidi titoli, riguardanti le morti a Colonnata, parole insensate come “destino” o “incidente”. Lo fanno per tutelare gli interessi dei padroni del marmo. Per noi si tratta di omicidi del profitto capitalista. Riportiamo qui sotto integralmente le posizioni dei COBAS Versilia e della Casa Rossa Occupata.

DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO, MANCATA MANUTENZIONE E SALVAGUARDIA DELLA SALUTE E SICUREZZA SONO LE CAUSE DELLE MORTI IN CAVA

Ancora una volta siamo obbligati a commentare l’ennesima tragedia sul posto di lavoro: due operai deceduti ed un terzo miracolosamente in salvo in una cava di marmo a Colonnata, in provincia di Massa Carrara a seguito di una frana. In questo momento dominano la rabbia e il dolore, ma purtroppo non lo stupore: il continuo stillicidio di lavoratori non è mai finito nel nostro Paese, in rapporto al numero degli occupati infortuni e morti sul lavoro non diminuiscono e all’orizzonte avremo sempre più’ numerose malattie professionali.

Le morti sul lavoro a Carrara sono il risultato non solo della inosservanza delle normative di sicurezza ma anche della assenza di manutenzione del territorio la cui devastazione è anche frutto di scelte degli enti locali errate

I media nazionali e le forze politiche sembrano accorgersi di queste tragedie solamente quando muoiono più lavoratori insieme e in modo drammatico: bruciati vivi in una fabbrica priva delle più elementari misure anti-incendio, asfissiati in un silos o sommersi da tonnellate di detriti. Già dopo poche ore da questa ennesima tragedia i media erano pieni delle lacrime di coccodrillo di quelle forze politiche, PD in primis, che piangono i morti e nel frattempo smantellano il testo unico sulla sicurezza e tagliano i fondi all’ispettorato del lavoro e alle ASL.

Non sappiamo nel dettaglio quale sia stata la dinamica dei fatti a Colonnata e in quali condizioni lavorassero i cavatori, di certo in questi anni troppi sono gli infortuni e le morti nelle cave.

La strada perché la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro diventino proritarie è ancora lunga e tortuosa, del resto le statistiche non ingannano: un infortunio ogni due giorni e 11 morti in meno di 10 anni, decine di infortuni con danni permanenti e parliamo solo del carrarino.

Siamo certi che le nostre vite valgano più dei loro profitti, la nostra salute non può essere una variabile dipendente dagli utili dei padroni.

In questo momento sentiamo l’esigenza di ribadire con forza: tutta la nostra vicinanza ai familiari delle vittime innanzitutto. L’unico modo che come compagni e compagne dei Cobas conosciamo per reagire a questa ennesima tragedia è quella di continuare a lottare iniziando dal fare luce sulle dinamiche dell’incidente e individuando tutte le responsabilità perseguendole fino in fondo.

Non possiamo ripetere le solite frasi di circostanza, esiste un sistema che va combattuto e cambiato radicalmente perchè l’elevato numero di infortuni dimostra che poco si è fatto per garantire la salute e la sicurezza dei cavatori

Esiste quindi una emergenza cave che la Regione Toscana e gli enti locali non possono piu’ eludere

Cobas lavoro privato Versilia

ASCIUGATE QUELLE LACRIME DI COCCODRILLO, PADRONI ASSASSINI!

Ancora sangue, ancora dolore, ancora morte. Esprimiamo il nostro più sentito, più sincero cordoglio e la nostra più vera solidarietà alle famiglie dei cavatori assassinati. Non saranno queste parole ad alleggerire il momento, ma ci piacerebbe avere il potere di alleviare, seppur per un secondo, la più grande delle sofferenze.

Ancora una volta, come ogni fottuta volta, l’indignazione, la rabbia, le lacrime arrivano da ogni dove. Il consueto teatrino della messa in scena del dolore, nel quale spariscono vittime e colpevoli, si confondono le responsabilità, ci si arrampica tutti quanti sul palco dello sdegno.

Non ci vogliamo unire a questa rappresentazione ma vogliamo urlare la nostra rabbia, così in maniera prepolitica:

– Rabbia verso il mondo dei padroni, che lucrano, sfruttano, ci ricattano e ci ammazzano, Così, senza vergogna, ad eseguire il compito storico che la loro appartenenza di classe gli ha assegnato.

– Rabbia verso una classe politica connivente e vergognosa, che sceglie sempre e comunque l’alleanza con loro e loro garantisce protezioni e canali privilegiati. Connivente e responsabile, che, in nome del costante ricatto della necessità del lavoro, ci costringe ad accettare leggi infami, in condizioni disperate.

– Rabbia verso una cittadinanza e una militanza politica – compresa la nostra – che, seppur vittima di questa asfissiante relazione di potere fra padroni e classe politica, non sa opporre una reazione all’altezza.

– Rabbia verso una terra che ha tolto ai suoi figli più rappresentativi, i cavatori, persino la visibilità. Perchè nella questione montagne, nel conflitto fra capitale e ambiente, nell’immensa diatriba sulla proprietà, c’è sempre e comunque un soggetto assente, non percepito, un convitato di pietra: l’operaio. Così, tralasciato come fosse un macchinario, privo di anima, di vita, di cui ci si ricorda solamente in queste occasioni, quando davvero la vita si perde.

E allora vorremmo versare lacrime, un fiume di lacrime. Ma non lo faremo. Perchè le lacrime non sono tutte uguali e non vorremmo che le nostre e quelle dei proletari di questa terra si mescolassero con quelle da coccodrillo dei padroni assassini e dei loro servi.

CASA ROSSA OCCUPATA

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