Per capire la fase ricordiamo l’internazionalismo rivoluzionario dimenticato da socialdemocratici e stalinisti

Tutto lo scontro tra rivoluzione e controrivoluzione si è sviluppato a favore di una o dell’altra in base alla capacità delle classi subalterne di essere internazionaliste. Ogni volta che il proletariato ha rinunciato all’internazionalismo ha perso. Tra i tanti momenti storici della chiarificazione nel movimento rivoluzionario del ventesimo secolo due sono più caratteristici e importanti di altri.

Il primo periodo che va dal 1914 al 1917, vede il tradimento della socialdemocrazia, la quale addirittura abbandona l’internazionalismo per votare i crediti di guerra e mandare gli operai tedeschi a sparare e ad uccidere gli operai francesi. Per fortuna al tradimento della seconda internazionale Lenin e i bolscevichi risposero con la Rivoluzione Russa (1917) e con la nascita della Terza Internazionale (1919). La rivoluzione d’ottobre aveva aperto, nella storia delle lotte del proletariato, una fase nuova per la conquista del potere politico, pertanto la Terza Internazionale si prefisse lo scopo di fornire lo strumento organizzativo per la rivoluzione comunista mondiale.

Il Secondo periodo va dal 1923 al 1939 ovvero dalla morte di Lenin, alla liquidazione del programma rivoluzionario mondiale, dall’affermazione di una casta burocratica nell’URSS, all’eliminazione dei dirigenti bolscevichi che avevano diretto la rivoluzione, fino al patto tra Stalin e Hitler sulla spartizione della Polonia. In questo periodo le esigenze di uno stato prevalgono sulle esigenze del proletariato internazionale a la teoria antimarxista del “socialismo in un solo paese” legittima questa deriva che porterà poi nel 1943 Stalin a sciogliere l’internazionale per compiacere le potenze imperialiste dell’Impero Britannico e degli USA sue alleate. Nel 1938 Trotsky e altri che si erano opposti, da anni, a questa deriva con l’opposizione internazionale diedero vita alla Quarta Internazionale che di fatto riprendeva il programma originale della Terza. Fino al 1940 la nuova internazionale rappresentò un punto di riferimento importante per i rivoluzionari. Purtroppo con la morte di Trotsky e la forte repressione nei regimi nazifascisti ma anche in quelli stalinisti e in quelli democratico borghesi gli effetti furono depotenziati, nonostante il ruolo di molti valorosi combattenti che diedero la vita nella Resistenza.

Quando vogliamo attingere dalle lezioni del marxismo non possiamo non tenere conto dell’importanza dell’internazionalismo e delle rotture con la socialdemocrazia e lo stalinismo che hanno abbandonato l’internazionalismo rivoluzionario rispettivamente a metà degli anni ’10, la prima, e cavallo tra gli anni ’20 e ’30,il seconda. A cento anni dalla Rivoluzione Russa questa lezione è importante non solo per comprendere la storia ma per avere strumenti di analisi per comprendere l’odierno. C’è chi infatti nella attuale crisi mondiale continua a fare il tifoso e cerca soluzioni solo nella geopolitica dimenticando che la rivoluzione non si fa giocando a risiko e soprattutto che i problemi derivano dagli stati, che non sono mai enti neutri, come spiegava il buon vecchio Marx. C’è chi invece crede che solo i popoli in lotta possono provare a rompere la gabbia del potere imperialista. Non si sconfiggerà mai l’imperialismo USA sostenendo un campo avverso che ha al suo interno molte caratteristiche simili. L’imperialismo non si sconfigge sostenendo un altro imperialismo ma con l’internazionalismo rivoluzionario. Come in Spagna nel ’36 oggi nel Rojava e in Siria è giusto stare dalla parte delle rivoluzioni. Purtroppo proprio la borghesia imperialista e i reazionari dell’Islam hanno compreso l’importanza dell’internaziolismo e lo usano più di quanto lo dovremmo usare noi compagne e compagni.

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