I nomi degli ultras ma non quelli dei carabinieri se compiono reati. Due misure diverse di un certo giornalismo servile.

Carabinieri arrestati per gravissimi reati, in provincia di Massa, tra i quali stupro, sequestro e violenza ma i giornalisti non pubblicano i nomi degli indagati e nemmeno degli arrestati. Se si trattava di ultras, di immigrati, di manifestanti magari di qualche centro sociale o sindacato non vi preoccupate che c’erano le generalità complete e magari pure qualche notizia su parenti e amici. Ma una certa “informazione”, lo sappiamo, sa essere forte con i deboli e debole con i forti. Qualcuno potrà pensare che si tratta di semplice codardia, per noi si tratta, invece, di servilismo. Del resto certi giornalisti come farebbero a scrivere senza le veline delle questure o delle caserme. Molte delle cose che leggiamo, e che ci spacciano per articoli, altro non sono che dettati delle forze dell’ordine a questi giornalisti che scrivono su siti online; i quali campano di pubblicità perché non starebbero un solo giorno sul mercato.

L’informazione, si fa per dire, di queste testate funziona alimentandosi di indignazione pilotata, su pagine create ad hoc sui socialnetwork dove “Leoni da tastiera” che vivono di frustrazioni ed estremismi della peggiore specie alimentano con i loro click il fatturato.

Non vogliamo generalizzare ma la maggior parte dei giornalisti si presta strumentalmente a queste operazioni e con pezzi scandalistici cerca di accontentare e, nello stesso tempo orientare, quel segmento più retrivo di opinione pubblica. Le guerre tra i poveri sono l’obbiettivo principale del sistema a cui questi/e prezzolati/e si prestano in maniera più o meno consapevole.

Del resto se l’Italia è classificata al 77° posto su 180 paesi, dietro a Tonga, Burkina Faso e Botswana, ci sarà un perché.

I giornalisti del copia e incolla, senza alcun scrupolo, creano mostri da sbattere in prima pagina. Divorano vite, calpestano dignità e fanno processi mediatici emettendo condanne prima della magistratura ma quando si tratta di un altro pezzo di casta come le forze armate, allora diventano improvvisamente garantisti. Sarebbe fin troppo facile per noi mediattivisti, che crediamo ad un’altra informazione, ricordare di quali e di quanti privilegi godono giornalisti e forze armate in questo paese, sarà magari il tema di un altro articolo. Qui ci limitiamo a dire che troviamo scandaloso che per un cittadino comune si mettano le generalità complete e che per uno di loro non si mettano nemmeno le iniziali. Il garantismo e la privacy che lampeggiano come le lucine di natale non sono accettabili e ci confermano lo stato di servilismo del giornalismo italiano.

Per la cronaca i nomi dei militari arrestati comunque sono il brigatiere  Alessandro Fiorentino e  i carabinieri Ian Nobile, Gianluca Granata e Luca Varone.

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