In migliaia nell’ottavo anniversario della strage ferroviaria chiedono giustizia.

Gli anni passano ma il dolore e la rabbia non cessano e non cessa nemmeno la voglia di giustizia delle/dei tante/i viareggine/i che sono scesi in piazza a migliaia, ieri 29 giugno 2107, per le strade della città, nell’ottavo anniversario della strage ferroviaria. Nonostante che il processo di primo grado abbia visto delle condanne, tra i famigliari della strage serpeggiano dubbi e preoccupazioni. Come non dimenticare, infatti, che per alcuni reati incombe il rischio prescrizione e come non dimenticare che proprio alcuni mesi fa uno dei principali responsabili della strage, Mauro Moretti, ha avuto una buona uscita di 9 milioni di euro per poco più di un anno di lavoro come amministratore delegato in Leonardo SPA. Quest’ultimo fatto provoco un’indignazione che portò all’occupazione, immediata, dei binari ma l’indignazione e la rabbia serpeggiavano anche al corteo di commemorazione. Numerosi gli striscioni che sottolineavano come a causare i morti sia stato il profitto. Numerosi i locali che hanno abbassato le serrande in segno di rispetto. Assieme ai famigliari della strage i ferrovieri che da anni si battono per la sicurezza e naturalmente, Riccardo Antonini, licenziato proprio per essersi schierato da subito dalla parte dei familiari. In corteo presente anche il sindacalista Giorgio Cremaschi e numerose associazioni, i familiari delle vittime del Moby Prince di Livorno e del terremoto dell’Aquila, a chiudere il corteo in fondo le istituzioni con i labari dei vari comuni e della provincia di Lucca. I militanti del Cantiere Sociale hanno deciso di appendere due striscioni: “Le nostre vite valgono più dei vostri profitti” e “La tua liquidazione, la nostra indignazione, Moretti assassino.” Alla fine anche quest’anno il piazzale della Pam è pieno. Si susseguono gli interventi, ogni tanto interrotti dai treni che entrano in stazione fischiando in segno di rispetto. All’ora della strage vengono letti i nomi delle vittime e un grande applauso conclude l’ottavo anniversario non di certo la lotta per avere verità e giustizia che prosegue quotidianamente.

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