CRO pieno, riuscita l’assemblea di “Potere al Popolo” a Viareggio

Sala piena, al CRO Darsene di via Coppino, per l’assemblea pubblica di Potere al Popolo di lunedì 11 dicembre. Anche Viareggio risponde all’appello dei compagni dell’ex OPG di Napoli accettando la sfida. Dopo gli interventi introduttivi della presidenza, compreso quello di un compagno di OPG, c’è stato un dibattito ricco e intenso che ha visto protagonisti i movimenti delle lotte locali. Ci sono stati una ventina di interventi che hanno valorizzato non solo quanto avviene sul territorio ma quanto esso sia in connessione tra loro e di come tutto ciò possa rappresentare l’embrione di questo nuovo progetto. La proposta di OPG di Napoli appare credibile non solo per quello che afferma: piena rottura con il PD di Renzi e ogni forma di centrosinistra. Ma appare credibile perché avviene da soggetti che si sporcano le mani nella quotidianità e non sono il solito ceto politico abituato a stare a scaldare le poltrone nelle partecipate o nei vari consigli comunali. Il 17 dicembre a Roma si terrà l’assemblea nazionale che dovrà sciogliere diversi nodi tra i quali il più importante è il programma.

Intanto Sazo uno dei principali promotori di questa pazzia spiega: Non abbiamo mai pensato che la rappresentanza potesse bastare. Chi proviene dai movimenti ha molte resistenze a immaginare quello spazio come soddisfacente. Abbiamo osservato la parabola di Syriza e il blocco che Podemos ha incontrato, abbiamo visto che con la sola strategia elettorale non sono riusciti a trasformare la società. Non ci sono riusciti, di fatto, nonostante siano molto visibili, nemmeno Mélenchon e Corbyn, che sono rimasti all’opposizione. Certo, sono quantomeno riusciti a cambiare l’ordine del discorso, impedire l’avanzata delle destre, porre la sfida politica su un piano molto più interessante e propositivo. Ma la nostra proposta non si configura come un “facciamo come”. Sappiamo che ogni esperienza è definita dalle sue specificità nazionali e territoriali, da gramsciani non lo possiamo ignorare. Abbiamo osservato tutte queste esperienze, ne abbiamo fatto tesoro e abbiamo capito che dobbiamo valorizzare la tradizione italiana di radicamento territoriale della sinistra e riuscire a produrre una sintesi politica dei tanti conflitti e portarla a invadere anche le istituzioni.”

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