In solidarietà con le case occupate: sfruttati, non abusivi!

Da dove nasce l’emergenza?

L’emergenza casa nella città di Viareggio viene da lontano e negli anni le politiche di centrosinistra e centrodestra hanno contribuito ad aggravarla, anziché a risolverla.

Dopo che le politiche esclusivamente assistenzialiste, prive di pianificazione strategica e di un piano per l’edilizia popolare della giunta Marcucci avevano infatti livellato verso l’alto il costo degli affitti sul mercato immobiliare, si può individuare nel periodo 2010-2011 il primo shock abitativo che colpisce la nostra città, con l’interruzione improvvisa dei contributi affitto da parte della giunta Lunardini per difficoltà finanziarie.

In questa situazione parte quindi la prima grande ondata di sfratti per morosità incolpevole, rallentata solo dalla determinazione di inquilini e movimenti di lotta per la casa, a cui i servizi sociali riescono a dare esclusivamente risposte tampone e frammentarie.

È in questo contesto che si sviluppa la prima grande occupazione nella città di Viareggio, quella dell’ex Collegio Colombo. La giunta Betti, pur rifiutando di applicare le proposte politiche generali provenienti da Unione Inquilini e Brigata Sociale Antisfratto, che avrebbero permesso una gestione adeguata dell’emergenza pur nelle possibilità del Comune di Viareggio, affronta politicamente la questione attraverso la Fondazione Casa, di cui pure il comune di Viareggio non era membro.

Tuttavia da lì a breve lo tsunami del dissesto avrebbe colpito la città, riducendo progressivamente a zero i margini di intervento dei servizi sociali rispetto al crescente problema della morosità incolpevole.

Tra l’ignavia dei burocrati comunali e la scellerata gestione delle poche risorse disponibili delle giunte comunali, c’è chi non si è rassegnato al fatto che nella nostra città le difficoltà economiche si trasformassero automaticamente nel dover andare a dormire in strada.

E così, a Viareggio negli ultimi anni sono state occupate palazzine come quella di via Matteotti e singole case di proprietà di enti pubblici che colpevolmente le avevano lasciate all’abbandono e al degrado.

Decine di famiglie hanno deciso di lottare per veder garantito loro un diritto stabilito dalle convenzioni internazionali e dalla legge italiana: quello del passaggio da casa a casa.

E non togliendolo ad altri, ad esempio occupando una casa popolare assegnata, ma contrastando il degrado, lo spaccio e la criminalità che si viene a creare intorno agli edifici abbandonati.

Perché queste occupazioni vanno sostenute?

Ancora, nonostante proclami e facili entusiasmi, non siamo in grado di sapere quanto tempo impiegherà la città di Viareggio per uscire dal dissesto, né se il comune sarà mai in grado di ripristinare un minimo di politiche di assistenza sociale che vadano oltre l’alzare le braccia e il minacciare di togliere i figli a famiglie normali che si trovano semplicemente in difficoltà economica.

Non sappiamo, tanto meno, se sarà capace di impostare mai una politica della casa di ampio respiro, che possa uscire definitivamente dalla logica emergenziale. Rinviamo ad altre sedi la nostra proposta, che è ampia ed articolata.

Oggi l’autorganizzazione e il mutuo aiuto sono l’unica alternativa che le persone hanno nella città di Viareggio per affrontare le proprie difficoltà economiche e personali: non è giusto, perché le istituzioni dovrebbero servire a questo, ma è così.

Siamo di fronte ad un emergenza storica per la nostra città, e le occupazioni rappresentano un tampone ad essa: Nessuna “esigenza di legalità”, nessuno scaricabarile istituzionale sulle responsabilità, nessun profitto immediato da alienazioni in un momento di profonda stagnazione del mercato, possono rappresentare una valida motivazione per aggravare la crisi abitativa di Viareggio gettando nuovamente queste famiglie in mezzo alla strada.

Chiediamo altresì che le istituzioni e gli enti pubblici coinvolti, in primis il Comune di Viareggio aprano un dialogo con le famiglie in questione al fine di giungere ad una regolarizzazione della loro posizione, che riconosca l’oggettivo miglioramento apportato agli stabili occupati rispetto alla condizione di abbandono in cui versavano precedentemente.

Brigata Sociale Antisfratto

Unione Inquilini

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