In tanti per le strade di Viareggio contro i cambiamenti climatici

In tanti, anche a Viareggio, sono scesi in piazza contro i cambiamenti climatici. Si è trattato di un corteo con diverse centinaia di persone, essenzialmente giovani studenti ma anche attivisti ambientalisti come quelli di Lega Ambiente e cittadini comuni che hanno voluto unirsi alle mobilitazioni che si stanno sviluppando in tutto il pianeta. Nessuna bandiera di partito ma gli esponenti della sinistra erano comunque presenti in quella piazza. Potere al Popolo e Partito Comunista dei Lavoratori hanno distribuito due volantini. Repubblica Viareggina ha esposto lo striscione: “Aria, Acqua, Parco e Sanità beni comuni.” Il corteo partito da Piazza Mazzini ha raggiunto il municipio dove è stato appeso uno striscione e dove il vicesindaco Valter Alberici non ha perso l’occasione di farsi fotografare con i ragazzi. Dire di essere contro il cambiamento climatico non costa niente. Il difficile è essere coerenti e schierarsi contro TAV, TAP, inceneritori, disboscamenti o assi di penetrazione come quello che il signor Alberici e il signor Del Ghingaro vorrebbero fare a Viareggio. Insomma si è trattata di una giornata di lotta che si concluderà, per chi vuole, al cicorolo ARCI Officina Dada Boom con una cena per il quinto compleanno del circolo e per devolvere l’intero ricavato alla piantumazione di nuovi alberi da parte del Comitato Salviamo la Pineta.

E’ presto per esprimere giudizi su questo movimento ma alcune cose vanno dette. Ci sono due approcci ai movimenti entrambi sbagliati. Quello snob di chi non vi partecipa perché non ci crede e quello movimentista di chi accetta tutto con entusiasmo acritico. Entrambi sono sbagliati perché rinunciano alla direzione.

C’è poi un altro approccio, per me quello corretto, ovvero si partecipa con i propri contenuti, ci si confronta con quelli degli altri, si discute, si verifica la prassi, si crea coscienza e si prova a fare egemonia culturale in modo dialettico. Chi lascia uno spazio politico deve sapere che lo farà occupare da un altro. Quindi al di là di ogni contraddizione è bene rimboccarsi le maniche e tornare al lavoro politico sapendo che la crisi ambientale è un’altra conseguenza di un modello economico e sociale, quello capitalista, contro dobbiamo lottare uniti ripartendo dal basso, dai conflitti, dalla solidarietà e dal mutualismo.

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