La difesa per gli indagati che contestarono Matteo Salvini insiste: “Non si può processare due volte per gli stessi fatti.”

Oggi alle 15, accompagnato dai miei legali Francesca Trasatti e Filippo Antonini, mi sono recato dai carabinieri per farmi sentire in merito alla contestazione a Matteo Salvini sulla quale sono state riaperte le indagini condotte dal Pubblico Ministero Antonio Mariotti, nonostante un’assoluzione in formula piena ottenuta anche con la richiesta della pubblica accusa lo scorso dicembre. Ho consegnato una memoria difensiva nel quale si sottolinea, che stando al principio del “ne bis idem” sancito dall’articolo 649 del codice di procedura penale una persona non può essere processata due volte per gli stessi fatti.

Io e le altre persone che hanno contestato le politiche demagogiche e razziste del leader leghista nel maggio 2015 lo hanno fatto alla luce nel sole e nel rispetto dei diritti costituzionali. Non abbiamo niente da nascondere e non ci faremo intimidire. Se ci dovesse essere un nuovo processo, siamo sicuri che anche nel merito riusciremmo a dimostrare l’estraneità ai capi di accusa tuttavia si tratterebbe sicuramente di un’azione arbitraria che costerebbe soldi all’intera collettività e che farebbe perdere ulteriore tempo alla magistratura che potrebbe spenderlo in cose ben più serie. Mi piacerebbe, infine, sapere a che punto sono le indagini per i leghisti che hanno minacciato il giudice che ha emesso la sentenza di assoluzione?

Mario Giannelli

Portavoce Repubblica Viareggina

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