Comitato Sanità e Medicina Democratica intervengono sul problema del monitoraggio delle unità di trattamento dell’aria.

“Alcuni Rls aziendali dell’ospedale delle Apuane di Massa hanno posto il problema del monitoraggio delle UTA (Unità di Trattamento dell’Aria) in ambienti chiusi, rispetto alle emissioni in atmosfera del SARS-COV2. L’azienda ASL Nord-ovest ha risposto che: “entrambi i filtri usati per il monitoraggio hanno dato esito negativo alla ricerca del SARS COV-2” e che “non vi sia emissione nell’ambiente esterno di aria potenzialmente infetta”.
Purtroppo, risulta che:- nelle note si afferma: “non essendo disponibile al momento un procedimento ufficiale, il metodo di campionamento è stato dedotto dalla normale prassi utilizzata nell’Igiene Industriale”.In realtà nella normale prassi dell’igiene industriale i metodi di campionamento sono diversi a secondo dell’inquinante ricercato e sono supportati da metodi specifici. Infatti, anche se poco utilizzate, in quanto non esistono valori limite da rispettare nel campo del rischio biologico, esistono anche metodiche per il campionamento di bioaerosol: i pochi studi disponibili che hanno tentato di campionare la dispersione di SARS Cov–2 nell’atmosfera, riferiti all’aria dei reparti ospedalieri con pazienti CoVid, utilizzano filtri in gelatina o usano il metodo di gorgogliamento (Impinger); Il campionatore ed i filtri utilizzati sugli UTA di Massa sono invece quelli normalmente usati per raccogliere sui filtri fibre di amianto.- Nel certificato del laboratorio di analisi chimico cliniche e immuno allergologia dell’ospedale Apuane di Massa che ha analizzato i filtri del campionamento è scritto: “COVID-2 RNA Genoma non rilevato”.Mostra messaggio originale la dizione COVID-2 RNA Genoma è sbagliata in quanto il Covid si riferisce alla malattia (per l’esattezza CoVid -19), mentre il nome corretto del virus è SARS COV–2. Inoltre, nei certificati non sono indicati il metodo utilizzato per l’analisi, né il limite inferiore di rilevabilità che tale metodo implica, né il numero progressivo del certificato.Queste specifiche sono richieste nei certificati di analisi dei laboratori che trattano campioni di Igiene industriale, così come nei certificati che trattano campioni biologici umani.Peraltro, il laboratorio che ha effettuato le analisi non è tra quelli indicati nella circolare del ministero della Salute del 03/04/20 che possono effettuare la diagnosi molecolare su campioni clinici respiratori secondo protocolli specifici.Tutte queste deficienze e mancanze alimentano seri dubbi sull’autenticità del certificato di analisi.– I tamponi che vengono eseguiti per la ricerca del virus, prima di venire analizzati con metodo “PCR” (Reazione a Catena della Polimerasi), sono conservati in terreno di coltura e in precise condizioni di temperatura.Nel documento che descrive il campionamento e l’analisi non viene indicato se il campione raccolto a Massa sia stato sottoposto a coltura. Come è possibile, quindi, da un unico campione, eseguito e analizzato in maniera a dir poco dubbia, che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione della USL Toscana Nord-ovest possa affermare che gli esiti del campionamento confermino l’ipotesi che non vi sia diffusione del virus all’esterno dell’ospedale tramite i reflui dell’impianto di aspirazione, non solo, ma che tali risultati siano estendibili anche nelle altre realtà aziendali?Il problema sulle UTA sussiste perché, nei 4 nuovi ospedali costruiti in Toscana con il Project Financing, Prato, Pistoia, lucca e Massa, sono state realizzate utilizzando la ruota entalpica con la quale si raggiungono elevati rendimenti energetici tramite lo scambio di calore tra l’aria in uscita e quella in entrata; purtroppo, poiché tra i due flussi vi è contatto diretto, ne viene sconsigliato l’uso per ospedali e sale chirurgiche. Inoltre, la presenza di gel di silice per la deumidificazione del flusso in entrata potrebbe essere ricettacolo di inquinanti.La grande promiscuità di UTA presenti sui tetti dei 4 ospedali, compresa la contiguità degli sfiati dei WC, può favorire il rientro di aria contaminata in uscita da una unità a un’altra (leggiamo nel documento che i filtri installati sull’UTA indagata sono di classe G2 secondo la norma EN 779:2002: G sta per grossolano e normalmente viene usata come pretrattamento prima di un filtro con maggiori prestazioni, che nell’UTA indagata non c’è, presentando così un’ulteriore criticità del sistema).Alcuni anni fa gli operatori della terapia intensiva dell’ospedale San Luca di Lucca, gemello dell’ospedale Apuane, hanno evidenziato la presenza maleodorante nel reparto e alcuni di essi hanno avuto malori. Anche dall’ospedale di Massa sono pervenute lamentele in questo senso.Il problema quindi, non è tanto nell’aria che esce, ma in quella presente all’interno dei reparti:l’unità UTA indagata serve sia il reparto Covid che 2 aree chirurgiche, ostetricia e pediatria, come si legge nel documento.Auspichiamo che la USL Toscana Nord-ovest abbia già valutato da tempo queste problematiche e vi abbia posto rimedio, anche in considerazione del fatto che prima della pandemia da CoVid-19 la Regione Toscana ha subìto la diffusione di setticemie da batterio ‘New Delhi’ che, nel maggio 2019, l’ha indotta alla costituzione di una unità di crisi.Se questa valutazione è stata effettuata, gli RLS dovrebbero essere informati di cosa è emerso e di quali misure sono state attuate; se così non fosse si proceda immediatamente a rendere le UTA conformi e sicure.”

Comitato per la sanità pubblica contro il depotenziamento dell’ospedale unico della Versilia e dei servizi socio-sanitari territoriali

Medicina Democratica Sezioni Viareggio-Pisa

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