Il presidente dell’ANPI Filippo Antonini torna sulle ragioni del No.

Tra pochi giorni il popolo italiano sarà chiamato ad esprimersi per la quarta volta (2001,
2006, 2016 e 2020), nella storia repubblicana, su un referendum costituzionale, riguardante
la riduzione del numero dei parlamentari: dai 630 deputati attuali si passerebbe a 400, e gli
attuali 315 senatori scenderebbero a 200.
Una riforma apparentemente semplice e assai limitata ma dalle implicazioni sia sociali
(rappresentanza nel Paese) che tecniche (elezioni del Presidente della Repubblica,
funzionamento delle Camere e delle Commissioni parlamentari) profonde.
L’ANPI, da subito, in modo pacato ma con fermezza, si è espressa per il “NO”; una
decisione ponderata; proprio perché l’ANPI, nelle proprie scelte e soprattutto quando
riguardano la Nostra Carta costituzionale, non deve favorire questo o quel partito, o
rincorrere i sondaggi del momento.
L’ANPI, purtroppo, in questo disegno di legge costituzionale, intravede una controriforma
populista dettata dall’agenda dell’antipolitica che per l’ennesima volta in pochi anni tenterà
di stravolgere la Costituzione e la rappresentanza in Italia.
Ormai -da anni- le costituzioni nate all’indomani dalla tragedia della Seconda Guerra
Mondiale sono sotto attacco, in quanto troppo spesso viste come una camicia di forza
all’efficienza degli esecutivi, al governismo o alle maggioranze di turno, sfavorendo un
rapporto diretto con i cittadini; bensì l’antipolitica trova linfa nella ricerca di un consenso
plebiscitario!
Si sa, la Nostra Costituzione è una carta rigida, formata da pesi e contrappesi a tutela delle
minoranze, volta alla mediazione e alla pluralità della rappresentanza, affinché non si ripeta
la dittatura fascista.
Nel caso vincesse il “SI” il rapporto tra eletto ed elettori scenderebbe drasticamente (da 1 a
96.000 a 1 a 151.000) diventando l’Italia -di fatto- il fanalino di coda in Europa; lo stesso
spauracchio della riduzione di costi della politica è irrisorio e andrebbe ad incidere dello
0,007% nella spesa pubblica.
Lo stesso Carlo Cottarelli dalle pagine de “La Stampa” del 14 settembre scorso titolava “Il
risparmio è modesto: 57 milioni l’anno, il famoso costo di una tazzina di caffè all’anno per
italiano”.
Piuttosto, tagliamo gli stipendi e i privilegi dei parlamentari o l’indotto di tecnici e
collaboratori dei vari ministeri!!

Riguardo la riduzione dei parlamentari, di cui si parla da decenni, anche il dato storico è
nefasto; infatti i deputati sono stati tagliati una sola volta nella storia d’Italia, durante il
ventennio fascista, quando nel 1929 i parlamentari passarono da 535 deputati a 400 deputati.
Come affermava Antonio Gramsci la storia non è mai cattiva maestra ha solo cattivi
discepoli!!
Inoltre, purtroppo, indipendentemente dai sì e dai no, il Nostro Paese sta attraversando una
profonda crisi di democrazia, di partecipazione politica e rappresentanza, almeno per come
l’abbiamo conosciuta nel secolo scorso:

  • un Parlamento svilito nel suo ruolo e composto da parlamentari slegati dalla società civile;
  • la soppressione delle Province, solo per quanto riguarda l’elezione diretta dei propri
    rappresentanti, mentre l’apparato di competenze e funzioni rimane in piedi;
  • Consigli comunali e regionali, troppo spesso, ostaggi di Sindaci e Governatori;
  • la chiusura delle Circoscrizioni cittadine e di quartiere, mentre i rispettivi immobili sono in
    totale degrado ed abbandono;
    per non parlare della crisi dei partiti, la non attuazione dell’art.49 della Costituzione, gli
    organismi scolastici sviliti o la mancanza di democrazia nei luoghi di lavoro, uno dei grandi
    mali nel Nostro Paese.
    Per tutte queste ragioni l’ANPI ha deciso di votare “NO” al quesito referendario proposto il
    20 ed 21 settembre, ben consapevoli che anche dopo tale data, ci sarà da fare molto e bene
    nella difesa e nell’attuazione della Costituzione.
    FILIPPO ANTONINI
    Presidente Provinciale ANPI di Lucca
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