Cos’è una Rivoluzione? Poniamoci questa domanda e proviamo a darci una risposta visto che tutti ne parlano anche a vanvera.

Visto che si parla nuovamente di rivoluzioni e in merito si dice tutto e il contrario di tutto abbiamo provato a buttare giù in modo schematico alcuni punti che stimolino la discussione. Non sono verità assolute e non vogliono esprimere valutazioni di nessun genere su questo o quel gruppo politico ma vogliono ricordare come alle volte capita di identificare con rivoluzioni fenomeni che non lo sono e come altre volte, invece, capita di non riconoscerle.

1) Le rivoluzioni, da quando mondo è mondo, si fanno per cambiare le cose non per il ripristino della “normalità.”
2) La rivoluzione non è un singolo atto e nemmeno più atti sommati assieme ma sono un processo, se vogliamo anche contraddittorio e complesso, ma dove l’elemento della costruzione e decisamente superiore a quello della distruzione.
3) Confondere la rivoluzione con l’insurrezione è come confondere il giorno del proprio diciottesimo compleanno con tutta la propria vita.
4) Nelle rivoluzioni si mette in discussione la struttura economica e non questo o quel governo, non queste o quelle leggi.
5) Solitamente dopo le rivoluzioni non si ha e non si può avere più libertà, almeno nell’immediato, ma viene istaurata una dittatura che le difenda così è stato per la Rivoluzione Francese, così è stato per la Rivoluzione Russa e così è stato per la Rivoluzione Cinese. Ci sono stati anche esempi diversi con ambizioni altissime, su tutte ricordiamo quella spagnola ma purtroppo sono state sconfitte.
6) La storia è piena di ingenui e ribelli quasi tutti provenienti dalla filosofia dell’idealismo che credevano di fare rivoluzioni ma che al massimo hanno fatto solo rivolte e in alcuni casi sono stati usati dai reazionari.
7) Poiché Rivoluzione è una parola bella e positiva mentre controrivoluzione è una parola brutta e negativa. I controrivoluzionari non palesano mai la loro azione anzi spesso si spacciano per rivoluzionari. Abbiamo sentito tutti parlare della sedicente “rivoluzione fascista.”
8) Come spiegava Lenin non può esistere un movimento rivoluzionario senza teoria rivoluzionaria e quindi come sosteneva Gramsci il compito principale di un rivoluzionario è quello di studiare, studiare e ancora studiare. Studiare non in modo accademico ma in modo dialettico per comprendere la realtà. Anzi è proprio dall’elaborazione delle pratiche che si può e si deve costruire una teoria rivoluzionaria.
9) E’ altrettanto vero che il settarismo e la purezza vanno rifuggiti perché nei movimenti di opposizione al sistema, a cui il rivoluzionario deve attingere, può esserci di tutto. Del resto le rivoluzioni non sono mai chimicamente pure, non sono esperimenti asettici da laboratorio ma sono scontro e contraddizioni, contraddizioni e scontro tra classi sociali diverse ma anche all’interno delle stesse classi.
10) Un movimento evolve o involve in base alla sua direzione. La lotta per la direzione di un movimento è centrale per questo la crisi di un movimento è sempre crisi della sua direzione. 11) Una classe sociale è progressista quando attacca una classe sociale che sta più in alto. Una classe sociale è reazionaria quando attacca una classe sociale che sta sotto. La borghesia che attaccò la nobiltà nei secoli diciassettesimo e diciottesimo fu progressista e anche rivoluzionaria. La stessa borghesia che nei secoli diciannovesimo e ventesimo attaccò il proletariato fu reazionaria e persino controrivoluzionaria. 12) Le classi sociali non sono statiche, anzi sono in continua trasformazione e hanno conflitti ideologici e politici anche al loro interno. Il mutare degli interessi materiali, dei rapporti di forza e soprattutto i processi di ristrutturazione economica possono creare nuovi soggetti sociali. 13) Tanti sono gli errori che può compiere un rivoluzionario ma due tipi di errore opposti vanno fuggiti. Quello di leggere la realtà secondo i propri desideri e le proprie aspettative perché cosi si forza un quadro dell’esistente cadendo nel soggettivismo. E quello di leggere la realtà come cronaca sganciata dagli eventi del passato e dalle molteplici variabili che propone il futuro. Un grande giocatore di scacchi non vede i pezzi dove sono collocati adesso ma dove lo saranno tra tre o quattro mosse e si organizza per costringere l’avversario a fare determinate mosse ma questo non avviene in base ai propri auspici ma in base ad una pianificazione scientifica. 14) La Rivoluzione è una scienza e la Scienza nasce da una rivoluzione. Il legame tra scienza e rivoluzione è indissolubile perché entrambe hanno nel loro DNA il materialismo dialettico. Questo non significa esaltare lo scienziato che molto spesso è un salariato del capitalista come ci disse Marx nel manifesto del partito comunista del 1848 ma semplicemente riconoscere la validità del metodo scientifico per leggere la realtà.

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