Dalla carta stampata scompaiono i fatti e la chiamano informazione. Forse servirebbe un’altra liberazione.

Alcuni anni fa l’Italia si era classificata al 77° posto nel mondo per libertà di informazione. Nonostante qualche posto sia stato risalito, rimane sempre dietro a paesi come Ghana e Burkina Faso e tra gli ultimi dell’Unione Europea. Conoscendo questi dati non ci meravigliamo più di quello che scrivono e nemmeno di di quello che non scrivono sui giornali. Sappiamo come certi giornalisti siano pronti ad attaccare e distruggere chiunque entri nel loro mirino ma anche di come siano allergici ad essere criticati. Siamo di fronte ad un paradosso di un’informazione spesso altezzosa e corporativa che difende i propri privilegi e, con il pretesto degli attacchi alla libertà di stampa, pretende di non essere mai messa in discussione. Ma è proprio questa assenza di autocritica che rende i giornalisti una casta servile e l’informazione meno libera. Non siamo certo i primi e non saremo gli ultimi a chiedere l’abolizione di un anacronistico albo. Da mediattivisti pensiamo che l’informazione, oggi, ognuno abbia il diritto di farsela da se, magari dotandosi di quegli strumenti anti fake news di cui tutti abbiamo bisogno perché in internet purtroppo si ha il problema opposto. Non è, però, la parzialità che contestiamo ai giornalisti. Ognuno ha le sue opinioni e possono essere le più svariate, da dare sui fatti, anche bizzarre e astruse. Contestiamo, invece, la scomparsa dei fatti.

Capita così che in una città come Viareggio un presidio con oltre trecento persone, il 25 aprile, scompaia dalle cronache. Capita così che un bandierone rosso di oltre trenta metri appeso nel monumento più importante della città, la Torre Matilde, e accompagnato da fuochi di artificio non faccia notizia. Eppure sui social in tanti postano le foto raffiguranti quell’azione magari anche per esprimere disappunto non per forza condivisione. La realtà scompare dai giornali ma in compenso si può leggere di Bamba il cane che va al cimitero, notizia falsa creata ad arte da un reodadaista per dimostrare quanto siano creduloni e melensi questi professionisti dell’informazione. Il 25 aprile come festa di popolo scompare dalla carta stampata. Solo in Versilia ci sono state altre decine di iniziative che non hanno avuto menzione. Rimane qualche breve articolo sulle celebrazioni ufficiali. Roba da comunicato mandato da un addetto stampa, copiato e incollato senza nemmeno rendersi conto di errori e inesattezze come quella che a Pietrasanta chiamano festa della Repubblica la festa della Liberazione. Questo è lo stato dell’informazione anche da noi in Versilia. Niente di nuovo sotto il sole. Certo ci rimane l’amarezza che se nel fascismo non c’era assoluta libertà di informazione non è che oggi la liberazione da quel regime ci abbia risolto definitivamente questo problema. I fatti continuano a scomparire e rimangono i tormentoni, le fitte su quello che serve ad orientare e non informare. Permetteteci, seppure in ritardo, di fare un augurio di buon 25 aprile a tutti quelli che non omettono la realtà ai tanti mediattivisti che provano ad arrivare dove il professionista della carta stampata non vuole o non può arrivare. La resistenza continua anche contro questa disinformazione.

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