Covid e sfruttamento nei call center

Vogliamo dedicare questo Primo Maggio alle lavoratrici e ai lavoratori dei call center, troppo sepsso dimenticati e abbondantemente sfruttati. Ai tempi della pandemia del covid 19 le loro difficili condizioni di lavoro, sono ancor di più peggiorate. Un ragazzo che si è contagiato con il virus SARS COV2, che per tutelarlo chiameremo con un nome di convenienza Andrea ci dice: “Ci hanno fatto lavorare in tempo di pandemia in uffici stretti, senza mascherine, senza igienizzare i locali e senza nemmeno controllarci la febbre con i termoscanner.” Naturalmente da questa descrizione si evince con chiarezza che le norme igienico sanitarie in quella struttura non c’erano e chissà quante sono le strutture usate dai call center che non sono a norma? Abbiamo motivo di credere che siano la maggioranza visto che cercano di risparmiare abbattendo i costi sulla sicurezza. Ma il nostro Andrea dopo danno ha avuto anche la beffa, infatti non si è visto innovare il contratto. Andrea ci racconta che la malattia non è retribuita e quando ha parlato con i suoi dirigenti gli hanno detto: “voi siete liberi professionisti e lo stipendio ve lo dovete fare da voi.” “Tecnicamente siamo liberi professionisti ma solo tecnicamente.” Ci dice Andrea sospirando. Il contratto che aveva era un contratto a prestazione occasionale che non prevede alcun diritto. Andrea adesso andrà per vie legali con una vertenza sindacale ma tanti sono i lavoratori e le lavoratrici che vivono queste terribili condizioni di ricatto. Le paghe nei callcenter sono da fame e alle volte servono a mala pena a ripagarci la benzina o il biglietto del mezzo di trasporto che porta questi lavoratori da casa al luogo di lavoro. In tutta Italia si registrano lamentele che negli ultimi anni, prima della pandemia, avevano portato anche allo sviluppo di alcune lotte ma purtroppo i risultati per i lavoratori sono inconsistenti anche perché l’intervento del sindacato è tardivo e discontinuo.

Il contratto di lavoro intermittente o a chiamata chiamato anche job on call in inglese, perché fa più figo, permette ai padroni di servirsi all’occorrenza dell’attività dei lavoratori, in quanto la frequenza delle prestazioni a lui richieste non è predeterminabile. Insomma è un ottimo strumento di sfruttamento. Il ricatto che, tacitamente, ogni operatore telefonico subisce all’atto della firma del contratto, accettando di risultare sulla carta un libero professionista – e quindi di non avere tutele, o avere tutele molto parziali da parte dell’azienda. Ma gli strumenti e i modi per sfruttare le lavoratrici e i lavoratori del Call Center sono tanti e la lista della spesa sarebbe davvero lunga. Il governo italiano dovrebbe legiferare alcune norme in merito ai call center che dovrebbero invertire la rotta con le politiche neoliberiste portate avanti negli ultimi venti anni. Un coraggio e una volontà, purtroppo, del tutto assenti tra le attuali forze politiche presenti in parlamento. Tornando al nostro Andrea adesso si trova senza lavoro e con l’affitto e le bollette da pagare e purtroppo saranno sempre di più le persone in queste condizioni se non si interviene con dei radicali provvedimenti anticrisi.

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