La lotta contro la base di Coltano prosegue e le posizioni del governo iniziano a scricchiolare. E’ nato il Movimento No base che dice di no non solo a Coltano ma anche altrove.

Lo scorso 4 maggio a Firenze, alla caserma Baldissera sul Lungarno Guglielmo Pecori Giraldi, si sono incontrati per fare il punto rappresentanti del Governo, Arma dei Carabinieri, Regione Toscana e Comune di Pisa. L’incontro, invece, di essere avvenuto in regione, è avvenuto in un luogo militare ad ulteriore conferma della distanza tra chi decide e la popolazione. In contemporanea a questo vertice si è svolto, a partire dalle 9.30 di mattina, un presidio con oltre 200 manifestanti per dire no alla base militare, né a Coltano né altrove. Le varie mobilitazioni sono culminate in questo presidio e hanno iniziato a fare scricchiolare la sicurezza del governo. L’esecutivo potrebbe fare marcia indietro sulla scelta di Coltano e individuare un altro luogo dove collocare la base ma al neonato movimento No Base, giustamente, non va bene nessun luogo.

Ma andiamo per ordine per comprendere cosa sia il progetto della base di Coltano.

Il progetto di una nuova base a Coltano è un progetto scellerato, che si colloca a pieno dentro la perversa logica del riarmo che interessa tutti i paesi occidentali. Sperando di farla di nascosto, il Presidente del consiglio dei ministri, Mario Draghi, con un decreto del 14 gennaio 2022 ha individuato tra le opere destinate alla difesa nazionale un intervento infrastrutturale per realizzare una base che ospiti il primo reggimento carabinieri paracudisti “Tuscania” a Pisa nell’area denominata Coltano.

Tre sono gli elementi che, immediatamente, saltano agli occhi sull’idea di una nuova base a Coltano, che giudichiamo perversa. Il primo è quello del riarmo in un momento delicato in cui dovremmo aumentare gli sforzi per la pace, il dialogo e la cooperazione. Il secondo è quello di natura ambientale. Si tratta, infatti, di un vero e proprio ecomostro collocato nei pressi di un parco regionale. Infine terzo, ma non ultimo punto: i soldi destinati al progetto verrebbero presi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR.) Al di là di tutta la retorica del periodo pandemico, soldi che avrebbero potuto andare in ricerca, istruzione e sanità finiranno in altre spese militari. Si tratta della cifra di 190 milioni euro, quindi tutt’altro che irrisoria. A prescindere che tale cifra arrivvi dal PNRR o tramite il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021/2027, come sostenuto dal sottosegretario all’istruzione Rossano Sasso nella risposta all’interpellanza urgente della parlamentare Yana Ehm di Manifesta, si tratta di uno spreco di denaro pubblico.

L’operazione viene presentata come un ampliamento di un vecchio Centro Radar abbandonato. In realtà si tratta a tutti gli effetti di una nuova mega-opera che andrebbe a gravare su un’area già fortemente militarizzata dato che poco distante si trova la base USA di Cam Darby, il centro Interforze della Marina, la 46ma Brigata dell’Aereonautica Militare, la Brigata Paracadutisti Folgore, ecc.. Questa impresa si sarebbe realizzata all’insaputa dei cittadini, se il consigliere comunale della lista “Una città in comune” di Pisa, Francesco Aulettta, non avesse denunciato quanto stava accadendo. Attraverso, poi, un interrogazione e un’interpellanza parlamentare delle deputate del gruppo Manifesta il governo è stato costretto a mostrare le proprie carte.

I documenti ufficiali parlano di un interessamento di 729.340 metri quadrati (circa 73 ettari) pari a più di 100 campi da calcio. Caserme, poligoni di tiro, eliporto, deposito armi e munizioni, magazzini, parcheggi e molto altro sarebbero costruiti per un impatto senza precedenti per l’area. L’iter di approvazione dell’opera, ormai pienamente avviato, è stato apparentemente portato avanti senza informare né gli enti locali, né l’ente parco. L’intervento sarebbe situato all’interno del Parco Regionale di Migliarino Sanrossore Massaciuccoli, tra Pisa e la Versilia, una delle più belle aree protette della costa toscana, sottoposta a vincolo paesaggistico e già minacciata da una serie di altri progetti speculativi di natura civile portati avanti da amministrazioni comunali del tutto insensibili alla questione ambientale e alla difesa del parco naturale.

Al di là di qualche malumore inteno al PD pisano e toscano, la linea di quel partito non sembra lontana da quella del suo ministro della guerra, Lorenzo Guerrini. Difficilmente il partito di Enrico Letta, che ha indossato l’elmetto atlantista ed è uno dei maggiori fautori dell’invio di armi all’Ucraina, nonostante il parere contrario della maggioranza degli italiani, esprimerà un giudizio di contrarietà alla costruzione di una nuova base. Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, prima, ha fatto finta di cadere dal pero, nonostante, la regione già dall’aprile del 2021, fosse a conoscenza dell’opera e persino dei costi. Sempre, lo stesso Giani, successivamente, ha affermato che la base è un progetto strategico e che al massimo può essere trovato un altro sito sempre nella provincia di Pisa o altrove, sempre sul territorio regionale, come proposto, anche, dal deputato del PD, Luca Sani, nel corso di un’interrogazione parlamentare.

A tal proposito si vocifera di spostare la base bell’area CeMiVet di Grosseto perché non presenta alcun vincolo paesaggistico. Appare evidente che l’approccio al problema è quello di superare eventuali ostacoli o al massimo limitarsi ad un rispetto formale delle norme ambientali; non tenendo minimamente conto sia di cosa rappresenti simbolicamente, in tempi di guerra, un simile progetto, né del disagio che provocherebbe alla cittadinanza. Contraddittorie le posizioni della Lega, che attraverso una falsa dialettica tra esponenti locali ed esponenti nazionali cerca di tenere i piedi in due staffe. Inadeguate e insufficienti le spiegazioni della deputata leghista al parlamento Europeo, Susanna Ceccardi. La Ceccardi, nonostante, sia originaria della zona invece di difenderla sostiene il progetto speculativo, definendolo una grande occasione di riqualificazione del territorio. Siamo al ridicolo.

Le forze che sostengono l’attuale maggioranza del governo Draghi ubbidiscono, ciecamente, all’imperialismo USA e vedono la base come parte del raggiungimento di quel fatidico 2% del PIL in spese militari tanto richiesto, nell’ambito della Nato ai paesi europei, dal governo nordamericano.

Non possiamo che esprimere contrarietà a queste posizioni di subalternità e ad ogni progetto militarista che oltre a sottrarre risorse economiche ad attività prioritarie come sanità e istruzione, rischia di portarci ulteriormente dentro la spirale militarista e guerrafondaia. Occorre unire il No pragmatico al No ideologico. Ci sono su entrambi i fronti motivi, più che validi, per contrastare questo progetto. Il 19 Aprile a Pisa si è svolto un partecipato incontro promosso, dall’Assemblea contro la guerra di Pisa, che ha visto partecipare almeno trecento persone. Il 23 aprile a Viareggio si è svolto il “No War Happening” una passeggiata artistica per le vie della città contro la guerra e le spese militari. A tal proposito è sceso in piazza anche il movimento di lotta per la casa viareggino con uno spezzone dietro allo striscione: “I soldi destinati alle spese militari usiamoli per nuove case popolari.” Sempre il 23 aprile c’è stato un presidio a Camp Darby. Il 26 aprile in tante e tanti si sono ritrovati sotto il comune di Pisa, per chiedere al sindaco Conti di esprimersi con chiarezza sulla posizione. Il 29 aprile c’è stato un nuovo presidio a Coltano. in occasione della conferenza stampa di Yana Ehm e Simona Suriano deputate della componente Manifesta. Al presidio hanno aderito: Potere al Popolo, Partito della Rifondazione Comunista, Rete dei Comunisti, Una città in comune, USB, OSA e Cambiare Rotta.

Prossimo appuntamento importante sarà il 2 giugno a Pisa. In occasione della festa delle Repubblica, divenuta sempre più festa delle forze armate, e quest’anno probabilmente piena più del solito di retorica demagogica e militarista, si svolgerà una manifestazione nazionale contro la militarizzazione e la devastazione dei nostri territori.

E’ inaccettabile che dopo due anni di pandemia, si usino i soldi del PNRR che avrebbero dovuto vedere la sanità al primo posto del rilancio, per creare nuove basi militari. Così come inaccettabile è vedere l’abolizione dell’IVA sulle armi, la diminuzione di un punto del PIL sulla sanità e di 0,5 su istruzione. Dovere di tutte e tutti è costruire un ampio fronte di opposizione a chi sostiene questa follia militarista e guerrafondaia. La lotta contro la base militare è appena cominciata e sarà dura e lunga.

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