Il paradiso terrestre non esiste. Lo sfruttamento stagionale a Forte dei Marmi e Versilia.

“Sono stato invitato a parlare ad un’iniziativa di “Camaiore Popolare ” in veste di lavoratore stagionale, alla quale ha partecipato pure Giorgio Cremaschi . Nonostante le legittime e differenti strade politiche che possiamo intraprendere, eravamo tutti militanti che continuano a condividere innumerevoli e importanti battaglie sul territorio, convergendo le proprie forze quando si manifesta la necessità di una mobilitazione sui temi riguardanti la sanità, il lavoro, l’ambiente e tanti altri ancora. Il tema scottante dell’iniziativa non poteva che essere la questione riguardante lo sfruttamento del lavoratore stagionale, argomento di cui difficilmente si sente parlare soprattutto durante le campagne elettorali.
Ebbene, noi che nulla abbiamo da perdere, ci siamo presi sulle spalle la responsabilità di denunciare apertamente ciò che si manifesta in questo mondo sempre etichettato come un’eccellenza del territorio ma che nasconde aspetti che, da due anni a questa parte, finalmente stanno iniziando ad emergere. Naturalmente ho parlato volentieri di questa tema pur riconoscendo la mia situazione particolare che più volte ho raccontato ma che penso sia consono ribadire.
Dal 2021 ho iniziato a lavorare in una realtà in cui noi dipendenti siamo trattati con dignità e il nostro lavoro viene valorizzato e giustamente retribuito. Conoscendo la situazione generale in cui vivono i dipendenti stagionali potremmo considerare “anomala” la mia situazione, ma se ci sedessimo tutti a riflettere probabilmente convergeremmo tutti nella conclusione che non è la mia realtà ad essere anomala ma le altre ad essere sbagliate.

Con questa premessa ho voluto sottolineare che per quanto io mi ritenga fortunato, non posso ignorare quanto accade attorno a me. Vivere in Versilia tutta la vita fa si che tu possa vederne i mutamenti e che tu riesca a toccare con mano certi problemi, uno tra questi lo sfruttamento del lavoro stagionale. Oggi sono due i comuni in Versilia nei quali il prossimo 12 Giugno si voterà per le elezioni amministrative. Chi non vive nell’ovvietà quotidiana della politica odierna probabilmente potrà affermare che il tema dello sfruttamento del lavoro stagionale difficilmente emerge nel dibattito politico. Quando si tratta di elezioni amministrative è ormai buona abitudine accogliere le istanze degli imprenditori che hanno le loro attività sul territorio senza però ascoltare la voce dei dipendenti. E’ quindi innegabile che oggi sotto elezioni si riesce ad affrontare il tema dello sfruttamento del lavoro stagionale solo se in un determinato Comune si presenta una lista elettorale sostenuta dalle forze politiche che propongono un modello alternativo a quello dei grandi partiti. Negli ultimi anni infatti è stato dimostrato che se in un comune come Camaiore in cui si presenta una lista di alternativa come “Camaiore Popolare”, il tema dello sfruttamento non viene nemmeno citato. Sempre e comunque si da spazio agli imprenditori che da Novembre fino ad Aprile vanno a piagnucolare perché non hanno idea di come arrivare alla fine del mese, ma durante l’estate possiamo vedere come ci siano presenze elevatissime di turisti sul nostro territorio.

Le stagioni estive 2020 e 2021, nonostante la Pandemia, per quanto riguarda le entrate sono state le migliori dal dopoguerra ad oggi. Stabilimenti balneari, alberghi, ristoranti, bar (perché di queste realtà sempre e comunque piace parlare quando si pronuncia la parola Versilia) hanno registrato presenze e entrate come non mai. Se dunque è vero ciò che si asserisce, come mai continuano a manifestarsi episodi di sfruttamento e di salari da fame? La Pandemia ha portato a galla tutte le contraddizioni che già da tempo erano presenti nella società, ma finalmente oggi ogni giorno leggiamo sui giornali articoli di denunce di lavoratori contro i propri datori di lavoro i quali assumono per lavorare 12 ore, assicurano per 4 e retribuiscono i dipendenti con salari miseri. C’è voluta una Pandemia per far venire a galla ciò che tutti noi denunciamo da anni e anni. Forte dei Marmi, per motivi che ignoro, viene sempre etichettata come un piccolo paradiso in cui i problemi del mondo non ricadono. Una torre d’avorio in cui tutto è concesso e nulla di negativo può accadere. Ma finalmente questa primavera dei coraggiosi sindacalisti sono riusciti a smascherare, in maniera purtroppo ancora insufficiente, questo oscuramento della realtà. Infatti siamo venuti a sapere che nella primavera del 2022 una cameriera non aveva ancora ricevuto il salario di Agosto 2021 dal proprietario di un albergo. E’ naturalmente scattata la vertenza sindacale, ma durante il tavolo delle trattative questo proprietario, sentendosi con le spalle al muro, ha dimostrato tutta la sua maturità e il suo rispetto nei confronti dei dipendenti asserendo in poche parole:
“I miei dipendenti non devono dir nulla. Devono solo lavorare”. Io personalmente stento a credere che si tratti di un caso isolato, ma ritengo che invece si tratti solo della punta di un iceberg che nessuna amministrazione comunale ha mai avuto il coraggio di esaminare. Forte dei Marmi non è il paradiso terrestre e non è certamente la torre d’avorio immune ai problemi di questo mondo, e la Pandemia l’ha dimostrato chiaramente (attendiamo gli effetti della guerra in Ucraina). Credo che possa essere utile per confermare ufficialmente che non ci sono prove a sostegno della tesi che Forte dei Marmi sia l’eccezione d’Italia: esistono infatti situazioni di sfruttamento, esistono i problemi sociali, esistono i problemi amministrativi e tanto altro che possiamo vedere nella altre città.

A me non piace fare di tutta l’erba un fascio. A Forte dei Marmi tutti conoscono tutti e con molti è impossibile non legare. Ma dovremmo avere tutti la dignità e la correttezza di riconoscere che ciò che accade entro i nostri confini non è diverso dalle altre realtà a noi vicine. Le elezioni sono ormai prossime e la campagna elettorale è ormai nel vivo. Stento a credere che a Forte dei Marmi ci potrà ormai essere la volontà politica dei candidati a sindaco di affrontare questo tema, ma oggi esiste la necessità di farlo a tutti i costi. Dobbiamo inoltre smetterla di etichettare i giovani come “quelli che non hanno voglia di lavorare” o come coloro che “preferiscono starsene a casa col reddito di cittadinanza”, perché lo sfruttamento del lavoro altrui esiste da decenni, ma per sentirne parlare dobbiamo sperare che alle elezioni amministrative si presentino delle liste sostenute da partiti come Rifondazione, Potere al Popolo, PCI e altri dell’area della sinistra di alternativa, o come il FGC che non partecipando alle elezioni da il suo contributo nelle battaglie sul territorio . Questo è un fatto innegabile e la Versilia l’ha dimostrato anche in occasione di queste elezioni amministrative in cui a Camaiore questo tema è emerso grazie alla lista “Camaiore Popolare”, mentre a Forte dei Marmi tutto tace. Le torri d’avorio e il paradiso terrestre non esistono e Forte dei Marmi, per quanto si tratti di una realtà cittadina con tutte le sue particolarità, non è esente da episodi di sfruttamento del lavoro.

Pur di non accettare il fatto che pure un gioiello come Forte dei Marmi abbia le sue ombre, si vuole costantemente seguire la primitiva narrazione dei giovani scansafatiche accostandola a ridicole storielle promosse da grandi esponenti dell’imprenditoria che si sentono grandi e grossi quando raccontano di quanto sia bella la propria impresa, ma poi vanno a frignare quando lo Stato di va a chiedere un aumento delle concessioni. Dettaglio non irrilevante è il “razzismo” che si sviluppa contro coloro che scelgono di andare a studiare, dicendo poi “Si vabbeh, vanno a studiare e poi il percorso nemmeno lo concludono, sarebbe bene che iniziassero subito a lavorare e a rendersi utili”. Credo però che questo confermi una teoria di come oggi si cerchi costantemente di retrocedere nei diritti nel mondo del lavoro ritornando ad una situazione ottocentesca.

In quella società l’istruzione era vista come un lusso concesso solo ai figli di famiglie borghesi o aristocratiche. Insomma, solo i ricchi avevano il diritto allo studio e a loro era concesso di non lavorare anche fino ai 30 anni compiuti. Questo perché era di moda studiare e poi godersi la ricchezza, pur mantenendo e promuovendo il totale disprezzo per le classi più basse vittime dell’analfabestismo. L’istruzione era dunque considerata parte decisamente fondamentale per la formazione del cittadino proprio perché era scontato che si stava formando la nuova classe dirigente della società, di conseguenza quella che era considerata come “la parte migliore” del paese.
Col passare del tempo tuttavia, anche grazie a mobilitazioni e organizzazione di forze progressiste che puntavano non solo alla salvaguardia dei cittadini più poveri ma anche a puntare al diritto allo studio, siamo arrivati a concedere il diritto allo studio anche a coloro che provenivano da famiglie operaie e contadine. In sostanza bambini e ragazzi che fino al giorno prima potevano solo impegnare il loro tempo nelle attività lavorative, avevano finalmente ottenuto il diritto ad andare a scuola. Successivamente si era pure concepito il diritto (mai pienamente realizzato) dello studente di poter studiare senza dover lavorare durante gli anni della piena giovinezza (15-20 anni).
Ma ecco che però, con il diritto concesso ai “poveri di studiare”, l’istruzione iniziò ad essere vista come un qualcosa di totalmente facoltativo, quasi come non necessario per il progresso e tanto meno non fondamentale per la formazione di un individuo a prescindere dalle sue origini sociali. Ed ecco che, nonostante più di un secolo di battaglie, oggi torniamo a dire “Eh, ma pensate ai vostri nonni che lavoravano 9 o 10 ore al giorno, mentre voi siete lì e da studenti fate la bella vita”. E cosa successe? Si pensò ad un’istruzione volta totalmente al mercato del lavoro, ad introdurre le grandi aziende nelle scuole e progetti di alternanza scuola-lavoro per iniziare fin da subito ad abituare gli studenti che pure i lavoro gratuito, senza tutele, può essere formativo per poi ritrovarsi nel mondo reale e scoprire che oggi lo sfruttamento della forza lavoro è ancora spietato e che i salari da fame sono ancora una realtà costante nella società in cui dovevamo “uscirne migliori” dopo la Pandemia.
Questa visione è stata fortemente condannata dalla storia e anche solo concepire che si debbano perseguire quei ragazzi che non accettano determinati lavori, non certo per la mancanza di voglia di lavorare, ma perché si palesano realtà in cui il loro lavoro non è retribuito e in cui spesso si sentono dire “Ascolta, sei giovane e quindi accontentati di quello che ti do”. La domanda senza risposta che si potrebbe porre è “Fino a che età sono un giovane che si deve accontentare?”.

Credo che ciò possa spiegare perché da quando ho diritto di voto, a Forte dei Marmi mi sono sempre e solo limitato ad ascoltare le proposte senza poi esercitare effettivamente il mio pieno diritto di esprimere una preferenza nella cabina elettorale. Pur recandomi al seggio e entrando nella cabina, credo che se effettivamente è nostro diritto votare allora deve esserlo anche l’indignazione.

P.S
Votate come e chi vi pare”

Duccio Checchi

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