PSI e PCI i genitori della destra moderna

La destra italiana è figlia della sinistra. Questa frase che può apparire provocatoria risponde, invece, al risultato finale di quella che è stata la degenerazione della sinistra italiana. In questo articolo proviamo a spiegare come siamo giunti alla attuale situazione.

La destra italiana, cosi come la conosciamo oggi, sarebbe stata impensabile fino a trent’anni fa. La sua nascita, la sua evoluzione e l’attuale crisi che attraversa sono indissolubilmente legate a Silvio Berlusconi. Non esiste, al momento, un centrodestra senza Berlusconi e questo lo abbiamo visto chiaramente nelle elezioni amministrative dove il PDL scende nei voti proprio perché il suo leader non può essere in ogni luogo a fare la campagna elettorale. La crisi acuta del centrodestra, cosi come quella cronica del centrosinistra, è strettamente connessa alla crisi politico istituzionale.

La profonda crisi di quella che è chiamata seconda repubblica attraversa nuovamente in questi giorni la trita e ritrita querelle dello scontro tra magistratura e politica. La condanna a sette anni per concussione per costrizione e prostituzione minorile al leader del centrodestra italiano apre scenari imprevedibili ma soprattutto ci interroga su cosa sia stato il berlsconismo. La prima repubblica, quella dei partiti, finì con le manette; la seconda, quella dei leader, sembra finire nello stesso identico modo. Ma è veramente un bene?

La condanna di quello che abbiamo sempre chiamato il mafioso di Arcore non ci porta tuttavia ad esultare. Per noi, la politica impopolare e liberista di Berlusconi andava sconfitta nelle piazze e con le lotte sociali non sventolando manette o santificando dei questurini. Nel paese dei paradossi abbiamo visto, in questo ventennio, uomini apertamente di destra come Travaglio, ma prima di lui Montanelli, schierarsi a sinistra ma abbiamo visto anche uomini provenienti dal PSI e dal PCI militare e assumere ruoli di dirigente in Forza Italia prima e nel PDL dopo. Il “comunista” Bondi e il “socialista” Cicchitto e ancora il “comunista socialista” Ferrara hanno svolto non certo un ruolo secondario alla corte di Berlusconi. Tuttavia, questi sono solo i nomi più vistosi di un entourage che la destra italiana ha preso appieno dalla sinistra. Ma quando affermiamo che la destra italiana nasce dalla sinistra affermiamo qualcosa di più profondo che il semplice trasformismo di transfughi. Affermiamo che nel PSI e nel PCI esistevanono i semi della cultura di destra che oggi hanno generato il quadro politico italiano e in particolar modo i due principali partiti PDL e PD. Le responsabilità e gli errori di Craxi e Berlinguer, e dei loro eredi, hanno avuto un peso enorme nel distruggere la sinistra italiana e nel far germogliare la destra berlusconiana. Il primo errore fu l’incapacità dei due leader e dei loro seguaci di non riuscire a costruire un dialogo tra socialisti e comunisti e di mettere, addirittura, in rotta di collisione i due principali partiti della sinistra italiana. E di questo sono responsabili entrambi. La destra italiana eredità dal segretario del partito socialista, Bettino Craxi, il liberismo, più o meno temperato; l’edonismo; il rampantismo ed una personalizzazione della politica che di fatto è l’anticamera del leaderismo. L’eredità di Berlinguer, il centrodestra italiano, la deve dividere con il centrosinistra. Si tratta del conservatorismo; dell’austerità e del moralismo giustizialista. Senza gli errori di Craxi e Berlinguer, la destra sarebbe rimasta piccola e brutta ma soprattutto fascista e quindi chiusa nell’angolo.

Nel corso della storia italiana era già accaduto che gli errori della sinistra portassero a derive di destra come fu il caso della nascita del movimento fascista negli anni ’20. In quel caso Benito Mussolini, fondatore del fascismo, veniva direttamente dalle file del partito socialista.

Dopo la seconda guerra mondiale, la doppia subalternità all’Unione Sovietica in chiave internazionale e alla ricerca di compromessi con la DC su scala nazionale, resero il PCI un partito conservatore incapace di leggere le trasformazioni in atto nella società. Il PCI ebbe sempre con i giovani un rapporto di diffidenza. Non comprese il movimento del ’68 e avversò apertamente quello del ’77. Con la fine dell’esperienza sovietica, il PCI cambiò nome in PDS prima e DS poi e, fu trascinato in una deriva governista che lo portò a far nascere e a far morire vari governi sempre nell’interesse di quella borghesia che ormai guardava a sinistra. Il PSI la strada governista la perseguì almeno tre decenni prima. Craxi trascinò, il più antico partito italiano, con nani e ballerine, tra scandali e corruzione. Le manette dei magistrati guidati dal fratello coltello PCI fecero il resto. Non colpirono solo i corrotti ma distrussero di fatto un partito perché il PCI aveva l’obbiettivo strategico di sostituirsi, ad esso, nello spazio politico che occupava. L’utilizzo della giustizia politica nelle guerre fratricide a sinistra era già stata usata da magistrati filo PCI contro settori dell’Autonomia Operaia e della sinistra extraparamentare. Il PCI, partito cannibale, aveva mangiato quello che esisteva alla sua sinistra prima; il PSI dopo; e infine divorò se stesso fino a mutare geneticamente in quel partito liberale, con venature cattoliche, che è oggi il PD. Gli errori della sinistra hanno spalancato le porte alla destra e non sono solo gli errori dei Veltroni o dei D’Alema, di cui spesso abbiamo già ampiamente parlato, ma sono errori che vengono da più lontano. Sono gli errori del PSI e del PCI negli anni ’70 e ’80 se non addirittura prima. La stagione di “mani pulite” è figlia della stagione della “questione morale” tanto cara ad Enrico Berlinguer. Sostituire la questione di classe con la questione morale portò solo ai cappi sventolati in parlamento, alla Lega Nord, allo sdoganamento dei fascisti, alle leggi repressive, ecc.. Mani Pulite spostò a destra l’asse del paese. I dirigenti del PDS non ebbero la capacità di prevedere questo. La sinistra, tuttavia, sembra non imparare mai dagli errori e spera ancora nella magistratura. Berlusconi buttato giù dalla magistratura non sposta il paese a sinistra ma a destra. Su questo occorre una riflessione profonda che solo chi ragiona in termini di classi e non con alchimie politico elettorali è in grado di fare. Costruire una nuova sinistra vuol dire chiudere definitivamente con operazioni nostalgia di chi pensa di resuscitare zombi. La sinistra del ventunesimo secolo non ha bisogno di PSI o PCI bonsai ma di una moderna forza anticapitalista.

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