In trecentocinquanta per Viareggio non si vende

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Il lungo percorso di “Viareggio non si vende” ha visto nella tappa del 4 giugno un momento fondamentale per lo sviluppo e il rafforzamento della campagna che sta unendo diverse vertenze del mondo del lavoro, dell’ambiente, della difesa del bene comune e dei servizi. Il percorso era iniziato a marzo con un’assemblea in difesa degli spazi sociali al SARS ed era proseguito con alcune assemblee sulla difesa dei beni comuni tenutasi ad aprile e maggio che avevano visto la partecipazione di decine e decine di persone. Lavoratori delle piscine, lavoratori della sanità, disoccupati, sfrattati e occupanti di case, comitati ambientali, sindacalisti dei COBAS e dell’opposizione di sinistra in CGIL, militanti dei centri sociali e altri si sono incontrati e hanno dato vita a pratiche unitarie per difendere Viareggio dall’ennesimo attacco delle politiche neoliberiste.

Negli ultimi anni a Viareggio si sono persi migliaia di posti di lavoro, sono state chiuse decine e decine di attività e moltissime persone sono finite sotto sfratto.

Il fallimento delle amministrazioni che si sono susseguite, siano esse di centrodestra o centrosinistra, è sotto gli occhi di tutti. La giunta Del Ghingaro al di là delle promesse elettorali si colloca in stretta continuità con chi lo ha preceduto e approfittando del dissesto vorrebbe privatizzare beni pubblici e servizi essenziali magari favorendo chi lo ha sostenuto in campagna elettorale. Con queste premesse si sono dati appuntamento in Piazza Margherita per il Corteo del 4 giugno. Fin dalle 16 in piazza Margherita sono giunte centinaia di persone che hanno ascoltato l’intervento introduttivo che hanno visto striscioni e cartelli colorati e che hanno subito capito che non si trattava di un semplice presidio di protesta contro Del Ghingaro, Rossi e Renzi ma qualcosa di più.

Alle 17.30 aperto dallo striscione “Viareggio non si vende” s’è mosso un colorato e vivace corteo composto da più di trecento persone motivate dal dire no alla svendita del patrimonio pubblico a chiedere che Centro Congressi e Porto rimangano pubblici e che nessun posto di lavoro vada perso. Le tante e tanti presenti nel corteo hanno alzato slogan e distribuito migliaia di volantini per chiedere la riapertura della piscina, piuttosto che per dire no allo sgombero del centro sociale SARS o la legalizzazione delle case recuperate grazie all’occupazione della Brigata Sociale Antisfratto.

Dal corteo si è alzata forte le richiesta di dimissioni per l’assessora al sociale e allo sport Sandra Mei ritenuta inadeguata a risolvere problemi.

Dietro allo striscione “Viareggio non si vende” c’era lo striscione Kid Block ovvero i bambini delle case occupate, poi, il sound, un furgone che mandava le note di canzoni di lotta. Subito dopo c’erano i militanti della Brigata Sociale Antisfratto e dell’Unione Inquilini con le loro bandiere che oltre a dire no agli sgomberi e chiedere il blocco degli sfratti chiedono la legalizzazione di tutte le case occupate. Subito dopo lo spezzone del CSOA SARS, che da oltre 13 anni è attivo sul territorio, Oltre a voler ribadire il no allo sgombero hanno esposto uno striscione in difesa del parco minacciato dal progetto speculativo dell’asse di penetrazione. In solidarietà al SARS presenti anche esponenti di centri sociali di Genova, Pisa, Lucca e Massa. A sfilare è stato poi lo striscione dei lavoratori delle piscine che si lamentano per le mancate promesse della giunta e poi quello degli utenti della piscina. A metà del corteo c’era uno spezzone artistico costruito dall’Officina Dada Boom e dal Cantiere Sociale. Dietro il loro striscione che parlava di autogoverno del quartiere 15 carrelli mobili che esponevano istallazioni artistiche e poi i trampolieri e i musici. Dopo lo striscione del sindacato è un altra cosa opposizione CGIL presente con Riccardo Antonini, il ferroviere licenziato da Mauro Moretti, che da anni si batte per avere verità e giustizia per la strage di Viareggio. In corteo anche i lavoratori del Comitato Sanità con la lavoratrice Gina De Angeli licenziata per essersi battuta a fianco dei lavoratrici della Dusmann Service. Presenti con striscione anche Repubblica Viareggina e il Comitato contro le antenne di via Matteotti. Il corteo veniva chiuso dal PC di Rizzo e dalla FGC con lo striscione contro corruzione sfruttamento e disoccupazione ci vuole la rivoluzione. In corteo presenti anche esponenti dei COBAS, del PCL e alla fine anche qualche esponente di Rifondazione Comunista.

La disinformazione di regime

Trecentocinquanta persone che si ritrovano a prescindere dal motivo dovrebbe essere di per se già una notizia. Se poi fanno un corteo per le vie della città dove chiedono le dimissioni di un assessore credo che la notizia ci sia tutta ma non la troverete sui giornali locali. E’ normale informazione tutto questo? La risposta è scontata e più di tanto nemmeno ci meraviglia visto i rapporti servili tra giornalisti e politici in questo paese. Tuttavia, nonostante le censure dei pennivendoli al soldo di chi ha occupato questa città, Viareggio sabato 4 giugno si è mobilitata dando una risposta ferma e unitaria. Se Del Ghingaro è abituato all’opposizione di forma, per non dire inesistente, di PD e centrodestra adesso dovrà fare i conti con l’opposizione sociale che si è costruita dietro le parole d’ordine “Viareggio non si vende! Viareggio non si Piega!” Se Del Ghingaro è abituato a giornalisti compiacenti deve sapere che c’è chi l’informazione attraverso il mediattivismo riesce a farla in modo autonomo.

Intanto per Mercoledì 8 giugno alle ore 21 presso il Cantiere Sociale si terrà una nuova assemblea di “Viareggio non si vende” per decidere come proseguire le lotte

 

Video: Viareggio non si vende 4 giugno

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