4 maggio 1920 terza giornata rossa di Viareggio. Floriano Mazzantini ucciso a Livorno.

Floriano Mazzantini, in pochi, a Livorno, sanno chi era costui; pochissimi a Viareggio; probabilmente punti nel resto d’Italia. Era un martedì quel 4 maggio 1920 quando la guardia Regia e i carabinieri spararono sulla folla nella città labronica. Almeno quindici persone rimasero ferite, tra cui un certo Vittorio Volpini che rimase per lungo tempo in pericolo di vita. Chi invece perse la vita fu un operaio ebanista di 48 anni e padre di otto figli, il socialista Flaminio Mazzantini, che fu mortalmente colpito da due proiettili. Solo due giorni prima, Viareggio era insorta, per l’uccisione da parte di un carabiniere del viareggino Augusto Morganti a seguito della partita di calcio Viareggio Lucchese. L’eco dei tumulti di Viareggio, che era giunta alla sua terza giornata di autoproclamata repubblica, si era spinto una cinquantina di chilometri più a Sud. Il risentimento popolare portò la Camera del Lavoro livornese in tutte le sue componenti ad aderire all’invito di uno sciopero del sindacato ferrovieri. Lo sciopero fu intenso e partecipato e, nel pomeriggio, una folla di lavoratrici e lavoratori si radunò sotto la Camera del Lavoro in quella che oggi è conosciuta come Via Grande già via Vittorio Emanuele, nei pressi di piazza Colonnella, in attesa di notizie da Viareggio.

Mentre stavano emergendo divergenze sul da farsi tra l’anima socialista e quella anarchica, carabinieri e guardia regia presenti in massa circondarono la zona bloccando e strade adiacenti provvedendo a diversi fermi e arresti. A quel punto buona parte dei manifestanti reagì inveendo contro l’azione repressiva dello stato sabaudo, alcuni assaltarono l’antistante armeria Soldaini e l’armeria Bertelli in via della Tazza attuale via Piave. Si stavano ripetendo le stesse scene già avvenute a Viareggio. Mentre i sindacalisti socialisti trattavano per il rilascio dei fermati i carabinieri continuarono nella provocazione e in via Vittorio Emanuele alle sassate dei manifestanti risposero sparando coi moschetti e le rivoltelle sui lavoratori. Presi in modo vigliacco, tra due fuochi, caddero in molti e tra loro cadde senza rialzarsi Floriano Mazzantini persona conosciuta e stimata da tanti a Livorno anche per la passione del ciclismo. La risposta dei manifestanti non si fece attendere. Ci furono spari con rivoltelle e lancio di rudimentali ordigni esplosivi contro la questura e la caserma dei carabinieri dove qualche militare rimase ferito. Bombe a mano furono lanciate anche in altri punti della città. Mentre la Camera del Lavoro decise di proseguire lo sciopero anche per il giorno successivo, le forze di polizia decisero di eseguire una seria di arresti preventivi a dispetto di prove e garanzie di diritto degli indagati.

Nel frattempo come stava accadendo anche a Viareggio, nel porto mediceo veniva fatto entrare un cacciatorpediniere della marina militare, mentre venivano fatti affluire, via mare, circa un migliaio di carabinieri e guardie regie.

Le esequie di Floriano Mazzantini diverranno un’imponente manifestazione proletaria con circa sessantamila persone, secondo quanto riportato da «Umanità Nova», con la partecipazione di tutte le organizzazioni di classe, oltre a socialisti, repubblicani e anarchici. Molti esercizi commerciali abbassarono le saracinesche ed esposero la scritta “Chiuso per lutto proletario”. Si registrarono durante il corteo, soprattutto al passaggio davanti alla questura, ancora alcuni incidenti tanto che al termine della giornata si contò un’altra quindicina di feriti, tra i quali otto donne.

Molteplici sarebbero le considerazioni da fare su questi fatti. Su due però in particolare occorre porre attenzione. Il primo è il fatto che a parte Viareggio e Livorno, e se si esclude qualche protesta ma di segno assai più tiepido a Carrara, le altre città toscane rimasero ferme. La seconda considerazione sta nella divisione delle varie forze all’interno di questo movimento. Anarchici e socialisti avevano due approcci diversi. I comunisti non erano ancora nati. Nasceranno otto mesi dopo proprio nella città di Livorno. L’assenza di una vera avanguardia, di un partito che sapesse cosa fare fu forse l’elemento centrale del fallimento di una proto rivoluzione che rimane comunque un gesto generoso che merita di essere recuperato alla memoria collettiva.

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