Il CAMeC di La Spezia censura un’opera alla mostra di Giacomo Verde dura lettera del curatore della mostra e video di denuncia degli artivisti.

La censura dell’opera “Omaggio Ogiugno” del Museo Giak Verdun da parte del comune di La Spezia e del Museo CAMeC non è piaciuta agli artivisti che hanno espresso pubblicamente il loro disappunto.

Pubblichiamo qui sotto integralmente la lettera del curatore Luca Fani e il video dove la “Temibile” spiega cosa è accaduto.

“Buongiorno a tutt* custod* del CAMeC.

Mi chiamo Luca Fani. Sono, o meglio “ero”, il curatore della mostra “Giacomo Verde / Liberare arte da artisti” in corso nel vostro mausoleo.

Mi sarebbe piaciuto potervi scrivere: “Mi dispiace, non abbiamo avuto l’occasione di incontrarci, ero in Kurdistan a combattere contro il gruppo terroristico TSK (le forze armate turche)”, ma non posso perché non sono affatto dispiaciuto, vista la vostra decisione di considerare un’oper-azione artivistica come un atto di vandalismo, di oscurare e poi distruggere un’opera d’arte e di allontanare delle artiste e degli artisti dalla mostra per trasformarla in un ecomostro ligure. Evidentemente vi disturba l’idea di demilitarizzare La Spezia e i cervelli. Non vi capisco, ma vi capisco, siete abituat* a seppellire i morti.

Ho letto la PEC del sig. Curletto. Non farò tanti giri di parole. È ovvio che un becchino non può scrivere una lettera del genere da solo. Per questo motivo le cose che dirò sono per la sig.ra Eleonora Acerbi e la sig.ra Cinzia Compalati. Potevate scegliere la via di un dialogo, invece il vostro primo passo è stato subito rendere la situazione irrisolvibile. Un atteggiamento assolutamente non professionale per non dire dilettantesco. D’altronde che ci si può aspettare da una conservatrice che si permette di entrare in una performance in corso come una mamma che entra nella stanza dei suoi bambini per brontolarli perché hanno sporcato tutto? Ma non si tratta di una mamma, dei suoi bambini e nemmeno di un gioco. Si tratta della conservatrice di un presunto museo. Lei non era una persona del pubblico, che ha tutto il diritto di intervenire in una performance. Lei era fra le organizzatrici di questa mostra. Non sapeva nulla com’è scritto nella PEC? Questo è molto strano perché tutte le informazioni richieste sono state mandate alla sig.ra Monteverdi. Se lei non vi ha informato allora dovete risolvere la questione con lei. Se l’informazione fornita non era dettagliata, sarebbe stato compito delle conservatrici chiedere maggiori dettagli. Ma ho capito di avere a che fare con dei custodi dilettanti.

La nostra assemblea avrebbe avuto come compito quello di rappresentare tutte le anime di Giacomo Verde e di lavorare insieme con il personale del museo. Questo non è mai accaduto. E ora, con la vostra decisione oscurantista di cancellare un’oper-azione r(Ǝ)odadaista, ci troviamo in una impasse. Questo è un atto grave e violento che non solo mina la figura di Giacomo Verde r(Ǝ)odadaista, ma danneggia anche la libertà di pensare e agire di tutto l’artivismo. Contro questa azione di censura non posso stare con le mani in mano. Ovviamente la vostra posizione mi spinge ad allontanarmi da voi, ma sappiate che diventerete un’ispirazione viva per altre oper-azioni r(Ǝ)odadaiste.

Ovviamente l’esclusione del Collettivo Dada Boom e la censura che voi chiamate “il ripristino tempestivo” porterà delle conseguenze. Per questo motivo voglio precisare alcuni punti.

Punto 1

Il gruppo r(Ǝ)odadaista, il collettivo Dada Boom e il Collettivo Superazione ritireranno tutte le opere e beni materiali, tipo monitor, TV, cavi, prestati per la mostra. Ci sarebbe piaciuto aiutarvi lasciando i beni materiali perché abbiamo visto che il CAMeC non è in grado neanche di fornire delle prolunghe. Tra l’altro l’oper-azione r(Ǝ)o dadaista “Omaggio Ogiugno” parlava proprio di questo problema. Scrivere “Demilitarizzare La Spezia” non era solamente una presa di posizione netta contro la guerra e la militarizzazione sempre crescente, ma anche una critica chirurgica, per chiedere l’azzeramento delle spese militari a favore di investimenti nel campo del sociale e della cultura.

Punto 2

Il periodo dell’Artivismo finisce a partire dall’11 luglio. Prima di settembre, il periodo dell’Artivismo sarà spento e inattivo. L’Artivismo e Giacomo artivista si spostano altrove.

Punto 3

Nel catalogo della mostra devono essere presenti tutte le opere allestite e le performance prodotte il giorno dell’inaugurazione 25 giugno 2022 e si dovrà documentare l’avvenuta rottura spiegando le gravi motivazioni che l’hanno generata.

Punto 4

Chiedo di avere il materiale video delle oper-azioni “Ognuno è troia a modo suo” del Collettivo Superazione e “Omaggio Ogiugno” del Museo Popolare Gïåk Vërdün.

Punto 5

Consiglierò alle/ai performer di “Omaggio Ogiugno” di riservarsi in ogni caso la facoltà di agire eventualmente anche per le vie legali nei confronti dei responsabili della cancellazione dell’opera d’arte che considero un gesto di pura censura e danneggiamento della cosa privata.

Punto 6

Chiedo l’istituzione del brano di Louis Ardiente “Cha cha cha della segretaria” come inno della Città di La Spezia da trasmettere in ogni evento cittadino istituzionale.

Auspicavo una discussione sul tema “Omaggio Ogiugno è un’oper-azione artivistica o un atto di vandalismo?” Purtroppo questo non è avvenuto. Per questo motivo finisco la mia lettera spiegandovi perché io considero questa oper-azione un’opera d’arte.

Comincio definendo alcuni termini che userò:

– Vandalo: s.m. AD ster., estens., chi compie atti di vandalismo

– (Ǝ)vandalo: s.m. AD ster., estens., chi compie atti di artivismo r(Ǝ)odadaista

– Vandalismo: CO tendenza a rovinare, devastare o distruggere beni altrui per puro divertimento, per incuria o ignoranza delle norme di tutela ambientale

– (Ǝ)vandalismo: CO tendenza a rovinare, devastare o distruggere i cervelli militarizzati per puro divertimento, per cura o informazione r(Ǝ)odadaista

Dove c’è opera non c’è vandalismo. (Ǝ)vandalismo è contemporaneo dell’opera, poiché inaugura il tempo della sua verità. (Ǝ)vandalismo interrompe l’opera, apre un vuoto, un tempo di silenzio, una domanda senza risposta. Tuttavia, nella lacerazione senza rimedio che esso provoca, il mondo è obbligato a interrogarsi. Il mondo — quello stesso mondo che pretendeva di misurarlo e di giustificarlo con l’arte, ora si trova citato in giudizio e deve giustificarsi davanti a essa.

(Ǝ)vandalismo è assoluta rottura dell’opera, ma al tempo stesso rappresenta il momento costitutivo di un’abolizione che fonda nel tempo la verità dell’opera. Al vertice estremo della singolarità, viene scoperta e svelata, nell'(Ǝ)vandalismo, la compresenza di due dimensioni eterogenee: irriducibili ma segretamente complici, speculari e a volte complementari.

Laddove l'(Ǝ)vandal* mostra la sua costitutiva vulnerabilità — la sua esposizione ai molteplici fattori patogeni che producono in lei/lui passività, dissoluzione, rovina, frammentazione —, ebbene, proprio lì può emergere un movimento di riscatto: un’energia progettuale che lo rende capace di ridiventare protagonista attiv* della propria esistenza. Proprio lì può emergere un’intima ed enigmatica solidarietà tra distruzione e costruzione, tra perdita e arricchimento, tra violenza e creatività.”

11 luglio 2022, LUCA FANI

Ex curatore della mostra “Giacomo Verde – Liberare Arte da Artisti”

PS: Ho capito perfettamente che il sig. Curletto è stato usato come scaricabarile in tutto quello che è successo, ma rimane comunque colui che ha recato l’offesa. Chiedo dunque soddisfazione sfidandolo a duello presso il Cimitero dei Boschetti all’alba del giorno 3 settembre 2022. Nomino mio secondo il sig. Domenico Piero Cantini, mio testimone il. sig. Ömer Murat Önol e mio dottore il sig. Gaspard Frontenac. Scelgo come arma adatta a lavare tale onta il lancio di escrementi umani solidi all’ultimo centimetro di copertura.

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