La Camusso non risponde ai famigliari della strage

La componente della CGIL“Il sindacato è un’altra cosa” ha promosso, dal 24 al 27 luglio a Viareggio, la sua prima festa nazionale con l’obbiettivo di rafforzare l’area e secondo qualcuno per costituirsi proprio come un sindacato nel sindacato. Le distanze tra questa componente e la maggioranza di Susanna Camusso erano e rimangono enormi.
La scelta di Viareggio non è stata casuale. La città toscana è stata scelta per l’importante lotta che viene portata avanti da alcuni ferrovieri che si sono schierati da subito dalla parte delle vittime della strage ferroviaria del 29 giugno. Il dibattito della prima sera è stato, proprio, incentrato sulla strage di Viareggio e sulla sicurezza in ferrovia.
Nei quattro giorni di dibattito sono emersi, anche, all’interno di quest’area, però, contraddizioni tra chi considera la CGIL, nel bene e nel male, l’unico posto dove fare attività sindacale e chi, invece, prova ad immaginarsi, in prospettiva, anche fuori.
Le valutazioni diverse rispetto sia al risultato congressuale che ai rapporti con altri soggetti sindacali, specie l’USB, sono esplose in un vero e proprio scontro tra Sergio Bellavita e Giorgio Cremaschi con quest’ultimo che s’è fatto depennare dalla lista dell’esecutivo nazionale.
I quattro giorni hanno visto partecipare numerose persone ai dibattiti e alle presentazioni di libri ma il vero progetto strategico è sembrato non decollare. Il secondo giorno è intervenuta la segretaria nazionale della CGIL Susanna Camusso invitata ad un dibattito con Bellavita, Masini, Nicolosi e Rinaldini coordinato da Checchino Antonini sul tema: “Il sindacato è un’altra cosa? La CGIL di fronte all’attacco alle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori.” Prima dell’inizio del dibattito i famigliari della strage ferroviaria del 29 giugno hanno preso la parola per chiedere: alcune cose alla segretaria generale Susanna Camusso. Naturalmente lei s’è guardata bene dal rispondere. Se ne è uscita, anzi, con la seguente frase: “Se questo è un processo voglio il mio avvocato!”
I famigliari delle vittime avevano ricordato come Riccardo Antonini esponente della CGIL sia stato licenziato da Mauro Moretti per essersi schierato come consulente tecnico nel processo dalla parte dei famigliari e di come il suo sindacato non lo abbia adeguatamente sostenuto. Alla Camusso è stato, inoltre, ricordato che la CGIL in più di un’occasione ha invitato l’imputato Muaro Moretti a parlare di sicurezza e ha, invece, negato più volte la parola ai famigliari della strage.
Queste osservazioni sono state ignorate dalla segretaria generale del lavoro che nonostante l’evidente imbarazzo è riuscita a sottrarsi ai quesiti. A dibattito finito in diversi hanno urlato il proprio disappunto ma la Camusso non curante di loro se n’è andata via, accompagnata dagli uomini della scorta e da dirigenti della DIGOS. Anche in questa ultima immagine c’è il senso della distanza tra la CGIL e il mondo del lavoro.
Il mondo del lavoro oggi più che mai avrebbe bisogno di autorganizzazione e lotte dal basso non di burocrazie che trattino al ribasso sulla pelle di chi produce.
Blocco Anticapitalista Versiliese
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