IMPUNITI! SFUGGITI ALLA GIUSTA PENA!

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Pubblichiamo integralmente il comunicato che ci hanno fatto pervenire alcuni compagni e compgane antimperialisti

Una di quelle cisterne di gas GPL piazzate sul treno bomba esplode presso la stazione di Viareggio abbattendo al suolo le abitazioni non protette, ai lati della ferrovia.

Sono le 23,50 del 29 giugno 2009 e parte della città è in fiamme, quella notte regna il terrore, vengono avvolti dal fuoco e non hanno scampo bambini, donne, uomini ed in questo luogo di distruzione, mentre accorrono i primi soccorritori, si sentono le urla strazianti dei sopravvissuti e quelle cisterne stese sui binari fanno paura.

Dove regna la morte forte è il dolore dei familiari, degli amici di tutti NOI; nei giorni seguenti il popolo di Viareggio si pone i primi interrogativi, consapevole che questa tragedia non è casuale, tanto meno uno “spiacevole incidente” come ha affermato criminalmente qualcuno, mentre il contributo dei ferrovieri indica il tema imprescindibile da affrontare: la SICUREZZA!

Solo i lavoratori segnalano i pericoli presenti in tutti i posti di lavoro, in contrasto con chi mantiene ruoli dirigenziali nella conduzione capitalistica di aziende pubbliche e/o private che impegnano tempo ed energie a mettere in campo forme “adeguate” per ridurre la forza-lavoro e con l’arma del ricatto occupazionale impongono agli operai turni massacranti ed altre misure tese ad aumentare maggiormente il livello di sfruttamento raggiunto.

Conformemente a tale indirizzo produttivo ( nell’accezione di produttività che la classe dominante esplicita pro domo sua ) le politiche governative antiproletarie, in sinergia con l’establishment economico-finanziario, che rappresentano l’asse centrale di ogni politica economica dei vari esecutivi succedutisi, puntano a regolare il mercato del lavoro seguendo la logica di una esasperata precarizzazione, atta alla rifunzionalizzazione del mdp ma che finisce inesorabilmente per RUBARE il futuro alle nuove generazioni.

Dentro a quelli che sono gli attuali rapporti di forza, favorevoli al padronato ed al suo Stato, nella fase in cui la tendenza indica un restringimento dei margini di mediazione politica tra le classi, vengono eliminate quelle conquiste e quei diritti che i lavoratori hanno ottenuto con le lotte nei decenni passati e vengono elaborati i progetti di privatizzazione, tralasciando scientemente il problema SICUREZZA.

Niente di nuovo, i nemici di classe seguono con diligenza sia i piani di politica economica in discussione nei “tavoli” interni ed europei, sia le regole del mercato imposte dal capitalismo globalizzato, registrando in ultima istanza che ciò che conta nel sistema imperialista è e resta il PROFITTO.

“NIENTE SARA’ PIU’ COME PRIMA” : lo striscione esposto nei cortei, per le strade, di fronte al tribunale, nei luoghi dove era presente la protesta, ha unito il popolo versiliese e non solo nella ricerca della verità e della giustizia.

La lotta guidata dai familiari delle vittime sostenuta dal popolo viareggino ha posto parole d’ordine inequivocabili: Verità, Giustizia, Sicurezza, ma anche dopo il “processo tranello” tutto ciò resta incompiuto.

Deve essere chiaro che la verità, la giustizia non passano attraverso i tribunali borghesi, meri strumenti funzionali agli interessi della classe dominante.

Le cause di questo avvenimento “atteso” e luttuoso sono lampanti: i responsabili di 32 omicidi sono noti, cresce la rabbia contro l’incuria criminale e la perniciosa arroganza di chi governa. Un grave errore sarebbe delegare a forze politiche istituzionali questa battaglia perché la renderebbero sterile; costoro infatti si sono dimostrati incapaci di incidere per ottenere radicali cambiamenti per il trasporto ferroviario delle merci pericolose; assenti ed omertosi nella denuncia dei motivi reali che hanno causato la tragedia, timorosi nell’indicare le responsabilità dei soggetti di primo piano coinvolti.

IN UNO STATO DI AGITAZIONE INTENSA, CONTINUA E NEL DIVENIRE PERMANENTE, dal basso si costruisce quel movimento politico indipendente che nel conflitto incontra forze nuove, giovani ribelli che si mobilitano contro il razzismo, il rigurgito fascista, e ponendosi fuori e contro le compatibilità del capitale in piena autonomia affrontano questioni che attengono alle problematiche sociali con risoluta intransigenza, mettendo in campo lotte radicali che si manifestano con le occupazioni per il diritto alla casa, per gli spazi sociali autogestiti, contro la cosiddetta “buona scuola” e la devastante precarietà che annichilisce l’esistente proletario. Questa corrente irriducibile in embrione, non solo politica ma anche culturale e comportamentale, presente nella metropoli imperialista, che si batte contro gli speculatori, i padroni e le politiche della classe dominante, le giunte locali indistintamente di centrodestra o centrosinistra, deve fare i conti con le politiche di prevenzione e repressione che lo Stato pone sul terreno dello scontro nel tentativo di governare l’inevitabile conflitto sociale.

E’ oltremodo pleonastico sottolineare che le stragi e gli omicidi sui posti di lavoro trovano la loro esiziale continuità perché sono il prodotto del sistema di sfruttamento capitalista, all’interno di una formazione economico-sociale che istituzionalizza il dominio di classe. Anche questa strage dimostra che i responsabili seppur “condannati” in primo grado, restano ancorati nei posti-chiave ai vertici di aziende statali di carattere strategico; anzi, questi “loschi figuri”si sono meritati sul campo promozioni ed onorificenze, vergognosamente insigniti dopo i funerali delle vittime della strage di Viareggio. Basti pensare a Moretti che , pur non riconfermato come A.D. di FINCANTIERI-LEONARDO, a causa degli scontri tra gruppi di potere all’interno delle frazioni della Borghesia Imperialista, gode tuttora di quel prestigio istituzionale che gli consente di accompagnare in primo piano il Presidente della Repubblica in occasioni ufficiali, come la recente visita al Museo ferroviario di Pietrarsa, in Campania; senza tralasciare l’altro “pregiudicato”, Michele Mario Elia, che ultimamente ha “fatto carriera” all’interno dei gruppi privati internazionali che gestiscono il progetto TAP, acquisendo il ruolo, determinante di COUNTRY MANAGER ITALIA di TAP. Un progetto, ricordiamolo fortemente inviso e violentemente contrastato dalle popolazioni locali.

CONSAPEVOLI dell’ingiustizia che ci circonda, ribadiamo con forza l’impegno di dare continuità alle lotte e di svelare quelle linee di intervento politico opportunista che confondono e deviano il percorso verso l’unica giustizia che riconosciamo: LA GIUSTIZIA PROLETARIA!

Per le forze antimperialiste ed anticapitaliste la risposta non può essere che quella di OSARE, LOTTARE, COMBATTERE contro ogni imposizione della legalità borghese.

Le sommosse, i comportamenti radicali, l’inimicizia assoluta con la borghesia e i suoi sodali marcheranno il percorso del proletariato metropolitano nella direzione della rivoluzione!

ALCUNI COMPAGNI E COMPAGNE ANTIMPERIALISTI

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