La Spezia si è mobilitata per l’artivista Alessandro Giannetti, contro censura, repressione e militarismo.

Non è iniziato, causa malattia del giudice, il processo all’artivista reodadaista Alessandro Giannetti che viene rinviato al 9 febbraio. Tuttavia sotto il tribunale di La Spezia, al museo CAMeC e in altri punti della città ci sono state azioni di mobilitazione per solidarizzare con l’artivista e contro il militarsismo.

Il Partito della Rifondazione Comunista federazione di La Spezia ha preso posizione con una nota: “

Il termine demilitarizzare nella nostra città è sempre stato tabù, un tabù per le istituzioni e per i tanti benpensanti che con il militare sono conniventi, ma non per chi come noi e per tante associazioni pacifiste ci battiamo da anni per la pace e contro ogni guerra. Alessandro, con la sua perfomance, ebbe il coraggio di rompere quel velo di omertà che da troppi anni attanaglia la nostra città per questo siamo in piazza oggi.”

In piazza anche Murati Vivi che da subito si attivarono dopo la vergognosa censura del CAMeC. Collettivo “Dada Boom”, Collettivo “SuperAzione”, Insorgiamo Viareggio, Non una di Meno Viareggio, Non una di Meno La Spezia e Cantiere Sociale Versiliese hanno distribuito il volantino che segue davanti al tribunale e davanti al CAMeC

“Cosa sia o cosa non sia l’arte non può determinarlo né un burocrate né un qualsiasi impiegato di un museo e meno che mai può determinarlo un magistrato. L’artivismo, come ci ha insegnato Giacomo Verde, è l’incontro tra l’arte e l’impegno sociale e politico. E’ un qualcosa di molto scomodo per i curatori e i faccendieri. Per questo solidarizziamo, senza se e senza ma con l’artivista viareggino, Alessandro Giannetti, colpevole di avere scritto con il proprio sangue: “Demilitarizzare il mondo.” sul muro del CAMeC di La Spezia proprio in occasione di una mostra che ricordava Giacomo Verde. In tempi di guerra e riarmo, come quelli che viviamo, il potere non può permettere alcuna voce critica fuori dal coro. Chi fa soldi producendo e vendendo armi e chi trae vantaggio da nuove missioni militari non si fa scrupolo a censurare l’arte e a reprimere chi dissente. Il procedimento penale che vede il compagno Alessandro Giannetti va letto come una azione repressiva in un contesto di guerra. Guerra e repressione sono due facce della stessa medaglia. La guerra altro non è che repressione dell’imperialismo verso i popoli che resistono. La repressione altro non è che la guerra delle classi dominanti contro le classi subalterne e e le sue avanguardie artistiche, sociali e politiche. Lottiamo contro censura, criminalizzazione, repressione e guerra avendo chiaro che sono tutte parti della stessa lotta contro il patriarcato, il capitalismo e l’imperialismo.”

Vi sonp poi state le azioni degli studenti dell’accademia di Carrara di cui parleremo più dettagliatamente nel prossimo articolo.

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