E sono sei! Buon Compleanno “Dada Boom”!

L’officina Dada Boom compie sei anni postiamo integralmente il comunicato e porgiamo a tutti i membri e i frequentatori i più sinceri auguri.

“15 marzo 2020, siamo cresciuti. Sono passati 6 anni dal 2014, anno della nostra nascita.
Finalmente possiamo andare a scuola con i bimbi grandi: in prima elemetare.
In questi 6 anni abbiamo imparato a parlare, camminare. Ci sono spuntati i denti, imparato a mordere e a mangiare da soli. Non abbiamo fatto tutti i vaccini. Sapete siam bastian contrari. Abbiamo sempre protestato e fatte le bizze per qualcosa che non ci sembrava giusto. Ma ci siamo fatti tantissimi amici. Abbiamo fatto i nostri primi scarabocchi anche se c’è chi dice che però non è arte. Roba da bimbi. Ma nostro zio Luca Fani è contentissimo di noi. E noi festeggiamo il nostro sesto compleanno con l’entusiasmo infantile che ci appartiene. Evviva le candeline!! Naturalmente esplosive!! Evviva l’arte senza regole e confini. Evviva la cioccolata. Evviva il Brucomela!!
Certamente da grandi vogliamo fare i cosmonauti dei multiversi interstellari reodadaisti!! E di sicuro non vogliamo diventare il nostro lavoro, ne mettere su famiglia sacra o profana che sia. Ne fare carriere militari, incassare bustarelle, fare gli assessori alla cultura, marionette della polllllitica corrotta. Ne diventare pop star dell’arte fintopolllitica da ricchi.
Buon compleanno Dada Boom!
Evviva i bimbi grandi.
Brucomela intergalattico gratuito per tutt*!!

Che la festa cominci e duri tutto l’anno!!

P.S.
Si lo sappiamo c’è un virus che si aggira per il pianeta, e ci costringono a stare chiusi in casa, ma questo non ci fa paura, e non ci ferma. Non ci piacciono le conseguenze di questo Covid 19, il dolore che distribuisce. Ma non vogliamo che la giusta paura ci impedisca di pensare liberamente.
Così ci torna in mente che i virus in realtà ci sono spesso stati simpatici, come possibile modalità di messa in crisi del sistema (il linguaggio è un virus diceva nostro nonno Burroughs).
Certo parliamo della “metafora virus”. Utilizzando creativamete, fino a rivoltarne il senso, quello che sarebbe il significato ristretto, per rompere le sinapsi e farci immaginare altre possibilità.
Quindi cominciamo a dire gia da adesso
VIVA IL VIRUS
MA REO-DADAISTA!!
Aspettiamo che passì il contagio, che finisca la quarantena, per darsi da fare a risolvere le falle del sistema neocapitalista che questa “incoronazione planetaria” sta mostrando a tutti: come deve fare ogni buon virus.
Intanto restiamo chiusi in casa ma con la mente aperta!!”

Officina “Dada Boom”

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Potere al Popolo: “Pensare a chi vive in strada sono più a rischio di altri con il corona virus”

Dopo le richieste ufficiali dei sindacati che si occupano del diritto all’abitare (A.S.I.A. e Unione Inquilini) il prefetto ha giustamente deciso di sospendere gli sfratti. La date del provvedimento è valida fino alla data del 3 aprile. Riteniamo che servirà un’ulteriore proroga specie se l’emergenza relativa al COVID-19 non dovesse essere terminata.

Il dramma però non riguarda solo le persone sotto sfratto ma anche i tanti senza un tetto costretti a vivere per strada. In questi giorni purtroppo si hanno notizie di denunce per alcuni clochard. Insomma oltre il danno la beffa. Segnaliamo un caso di un ragazzo ospite in una pensione a Viareggio che si è visto sbattere fuori per la chiusura della stessa, nonostante lui avesse pagato fino alla fine di marzo.
La brigata mutuo sociale per abitare infine segnala la condizione di un malato oncologico che loro stanno ospitando, e richiedono ai sevizi sociali di Viareggio che possa essere messo in una abitazione idonea. Ancora non è stata ricevuta risposta.

Siamo preoccupati per le fasce più deboli di questo paese e pensiamo che il governo non stia facendo quanto dovrebbe.

Potere al Popolo Versilia

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La lucida analisi di un’infermiera professionale da sempre impegnata nella difesa della sanità pubblica.

“Io non ci sto! Sono già diversi giorni che ho in testa l‟idea di scrivere questa lettera, un’idea maturata perché l’emergenza coronavirus ha scoperto ogni nervo di un sistema che se ancora oggi è in grado di dare una risposta lo deve solo all’abnegazione del personale sanitario. Il sistema sanitario è un sistema complesso, se prendiamo a esempio l’ospedale, perché funzioni ha bisogno oltre che di medici, infermieri e OSS, anche delle lavoratrici e dei lavoratori delle pulizie, delle mense, delle lavanderie, dei centralini, degli amministrativi, dei tecnici, dei laboratori, dei lavoratori della logistica, del trasporto, etc., insomma di tutto un complesso di figure che fanno sì che quando un paziente arrivi possa ricevere la giusta risposta sanitaria. Invece cosa è successo in questi anni? I piccoli ospedali sono stati chiusi, i letti ridotti, le mense, le cucine, le sterilizzazioni esternalizzate, i laboratori analisi accorpati, i medici costretti alle dimissioni precoci. Il personale sanitario si è trovato stretto fra le decisioni dei vertici aziendali e i bisogni dell’utenza. Decisioni che tagliando i servizi e distruggendo quasi il territorio hanno reso difficili e in molti casi inaccessibili le cure a chi ne ha bisogno. Decisioni che ci hanno privato della nostra professionalità, decisioni che ci hanno imposto che contano di più gli aspetti amministrativi che la cura e l’assistenza del paziente, il tempo che passiamo con lui, la capacità non solo di curarlo ma di sostenerlo, di aiutarlo di fronte alla malattia, alla sofferenza e anche alla morte. Decisioni che hanno tentato di toglierci la nostra dignità personale e lavorativa importantissima, perché come disse giustamente 40 anni fa un medico, Mario Lizza “non c’è umanizzazione dell’ospedale senza umanizzazione delle condizioni di lavoro e di vita del personale che vi lavora”. I cittadini dall’altra parte hanno avvertito, perché lo vivono tutti i giorni, i cambiamenti negativi di questo sistema, giustamente si lamentano, si indispettiscono, esigendo risposte da chi non può più soddisfarle e i modi di difendersi si manifestano nelle forme più diverse, incalzati dai media e da campagne denigratorie. Ma c‟è anche un‟altra ragione che mi ha spinto, sollecitata tra l’altro dalle lettere di altri operatori sanitari, ed è “l’irritazione” che mi deriva dalle parole dei vari ministri, presidenti delle regioni, direttori ospedalieri, politici di destra e di sinistra, su questa trasformazioni in angeli, oserei aggiungere dell’inferno nel quale continuamente ci costringono a lavorare. Io non ci sto!!! Io non ci sto ad essere trasformata in un angelo, quando fino a ieri e proprio grazie a quelle scelte, oggi ci troviamo nella cosi detta “merda” di fronte all’emergenza coronavirus. Per anni si e lavorato sistematicamente per distruggere la sanità pubblica, privatizzando, chiudendo ospedali, diminuendo posti letto, dirottando il pubblico verso il privato, per anni si è portato avanti campagne denigratorie contro noi, il signor Brunetta insegna, attaccando i lavoratori e le lavoratrici del Pubblico Impiego, come fannulloni, lavativi e furbetti. Per anni abbiamo accumulato uno stress lavorativo dovuto al disagio per le richieste eccessive e continue, interne ed esterne, spesso al di sopra delle proprie risorse fisiche e mentali, quando addirittura divergenti con le motivazioni personali. Per anni ci hanno fatto il lavaggio del cervello affinché noi concedessimo loro, volontariamente il nostro consenso a questa operazione. Laddove, con queste manovre, non hanno raggiunto dei risultati, hanno adottato vari strumenti, sviluppando e aggiornando forme di repressione tese non solo a colpire quelli che non volevano sottostare, ma per infondere la paura come deterrente e monito nei luoghi di lavoro per indurci al silenzio come unica soluzione possibile. L’infame obbligo all’azienda è uno tra quelli, inserito nei nostri contratti di lavoro con l‟avvallo dei sindacati confederali, che ci impedisce di denunciare quanto accade, pena il licenziamento. Allora io mi domando se è un delitto pretendere di lavorare meglio, con più personale, in condizioni più umane, il non voler essere di fronte al malato il capro espiatorio verso il quale egli può riversare la sua rabbia e la sua sofferenza per un‟assistenza che sempre peggio si fa carico delle sue esigenze? Se è un delitto voler smascherare ogni tentativo di mettere un lavoratore contro l’altro, nascondendo le reali cause del processo di riorganizzazione in corso? Se é un delitto voler costruire un fronte comune con gli utenti contro la distruzione della sanità pubblica e contro chi vuole la condanna a morte di chi non si può permettere cure? Per questo quello che voi chiamate la fedeltà all‟azienda (che tanto ricorda la filosofia fascista), io la chiamo “obbligo di omertà”, perché vorrebbe impedirci di denunciare le cause reali di quanto sta succedendo in sanità a seguito di scelte politiche ed economiche ben precise. La frase di un cittadino calabrese sintetizza bene queste scelte; “avete fatto della salute un mercimonio. Avete fatto dell‟ospedale uno scempio. Avete fatto di un diritto un favore”. Oggi ci chiedete di stringerci in un abbraccio che io definisco mortale, promettendo tra l’altro centinaia di assunzioni, così come fu fatto dopo la Sars e il batterio New Delhi, promesse che si tradurranno in alcune decine di assunzioni, con contratti interinali, che non risolveranno il problema della mancanza di personale, ma che apriranno sempre di più le porte all’ingresso di lavoratori e lavoratrici, più sfruttati, con meno diritti e più ricattabili. Per questo io non ci sto. Io sono dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, come sono dalla parte dei cittadini e del loro diritto ad avere una sanità pubblica, efficiente e qualificata su tutto il territorio nazionale. Mi auguro che alla fine di questa emergenza, noi tutti lavoratori e lavoratrici, avremo raggiunto la consapevolezza che, di fronte allo scenario che si prospetta, divisi non andiamo da nessuna parte e che per iniziare ad arginare la valanga che si sta abbattendo su di noi dobbiamo rimettere al centro la solidarietà, l’unità e l’autorganizzazione, riprendendo la capacità non solo di informarci e informare ma di impedire che attraverso questo processo la sanità diventi sempre più preda di avvoltoi e criminali; Un processo questo che se non è ostacolato, cancellerà ogni diritto e ogni legittima aspettativa dei lavoratori e lavoratrici e il diritto a una Sanità Pubblica universalistica. La difesa delle nostre condizioni di lavoro assume, quindi, un‟importanza fondamentale che va ben oltre il mero ambito contrattuale o l’interesse particolare di una categoria professionale, perché coinvolge il tema della tutela della salute dei cittadini (coronavirus insegna). Per fare questo è fondamentale costruire momenti di aggregazione, solo da un’azione collettiva può nascere la forza in grado di contrastare questo processo di privatizzazione e sottrarci dall’essere complici involontari della distruzione della Sanità Pubblica perché la salute non è una merce che si vende e si monetizza.”

De Angeli Gina- Infermiera professionale

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Potere al Popolo Versilia chiede le dimissioni da tutti gli incarichi di Massimo Mallegni

Potere al Popolo Versilia chiede le dimissioni di Massimo Mallegni dalle cariche di Senatore ed di Assessore a Beni e attività culturali, Turismo, Comunicazione, Relazioni Internazionali del Comune di Pietrasanta.

Per noi sono infatti ingiustificabili le pericolose affermazioni rilasciate da Mallegni in vari video pubblicati dalla propria pagina Facebook, e rilanciate anche dalla stampa nazionale.
In questi video l’ex sindaco di Pietrasanta esternava insulti a chi aveva ritenuto preferibile non affollare i treni e i mezzi pubblici, a chi si fosse spostato munito di mascherina, irrideva il ministro della salute e molto più gravemente equiparava senza remora alcuna il coronavirus ad una banale influenza. In un video registrato in lingua inglese si era pure spinto a parlare delle vittime del virus come normali decessi causati dal “naturale cerchio della vita”.

Riteniamo che a niente serva oggi puntualizzare, come fa il senatore, che si tratti di video di vecchia data. Nessuno dei citati “esperti della sanità”, come lui ha oggi dichiarato, ha infatti mai dichiarato che questa infezione fosse semplicemente una influenza, neanche nel momento in cui ancora non era a tutti evidente la gravità della situazione. Inoltre nel sopracitato video in lingua inglese esordiva dicendo “ai nostri amici americani” che le notizie a riguardo che stavano dando le istituzioni erano false.

Inoltre egli mente quando dichiara di aver solamente invitato i cittadini ad avere una vita normale, dato che nei video incriminati si invitava sentitamente le persone non residenti a venire in vacanza nei comuni della Versilia, sostenendo che essi fossero immuni dal contagio di questa “semplice influenza”. Invitando di fatto tanti cittadini delle zone contagiate a dirigersi verso le proprie seconde case o nei nostri “fantastici alberghi”.

Non deve sfuggire che egli esortava ancora i cittadini a recarsi nella piccola Atene il giorno in cui il governo ha preso la decisione di chiudere scuole e università in tutto il territorio nazionale, e che il giorno successivo, ovvero praticamente 7 giorni fa, aveva stracciato il documento congiunto della conferenza dei comuni versiliesi in cui si era deciso di tenere chiusi biblioteche, musei e mostre sul proprio territorio, dichiarando “Pietrasanta è Città aperta”.

Non è un caso che oggi grazie anche a quest’afflusso di persone proprietarie di casa che sono scappate verso le nostre zone, la Versilia e la zona costiera di Massa e Carrara siano diventate le zone con il più alto tasso di positività della Toscana.

Consideriamo questi fatti espressione di una totale mancanza di responsabilità di fronte alla tenuta della saluta pubblica nazionale, causati da comportamenti e dichiarazioni fallaci e pericolose e, alla luce del suo ruolo istituzionale, ne chiediamo le immediate dimissioni da ogni carica ricoperta a livello locale e nazionale.

Potere al Popolo Versilia

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PCL e PRC: “Il coronavirus e la follia del capitalismo. Quale soluzione per l’emergenza?”

L’emergenza sanitaria in corso è una emergenza seria. Ma non è determinata esclusivamente dal virus. È
causata in maniera determinante da una organizzazione folle della società.
Per decenni la sanità pubblica è stata massacrata ovunque, per pagare il debito alle banche, per
finanziare le grandi imprese, per detassare i profitti dei capitalisti. Per stare solo all’Italia, dal 2008 ad
oggi sono stati tagliati al sistema sanitario ben 37 miliardi, mentre si pagano ogni anno 70 miliardi di soli
interessi sul debito pubblico e quasi 30 miliardi di spese militari. Il risultato è che 9 milioni di persone
devono rinunciare a curarsi, o per i costi delle prestazioni, o perché per una visita occorre aspettare un
anno. E ora col coronavirus mancano i letti e i reparti per le terapie intensive, le mascherine, i tamponi, i
medici e gli infermieri. E quelli che sono in servizio sono costretti a turni massacranti di 12 ore al giorno.
Ora tutti si chiedono quando arriverà il vaccino. Ma la ricerca scientifica pubblica è stata
anch’essa tagliata per decenni, per essere affidata all’industria farmaceutica. Che investe nel profitto
immediato, non certo nella programmazione del futuro. La ricerca scientifica sulla famiglia virale del
corona virus è stata chiusa nel 2006 (quando è scomparsa la SARS) per il semplice fatto che le aziende
farmaceutiche non avevano interesse a promuoverla. La ricerca oggi è solo un costo aziendale: si
programma e si fa se l’incasso supera il costo, altrimenti può attendere. I malati fanno in tempo a crepare.
Ora, come non bastasse, gli stessi interessi capitalistici responsabili di questo disastro, travolti
dal panico della recessione, presentano il conto ai lavoratori: nuovi licenziamenti, cassa
integrazione, espulsione dei lavoratori precari. Nuovi tagli annunciati alla spesa sociale per “aiutare le
imprese”. In realtà per tutelare il profitto dei capitalisti a spese di tutti gli altri. Dove sta allora l’emergenza
vera? Nella straordinarietà del virus o nell’organizzazione ordinaria e folle di questa società?
La verità è che il capitalismo è fallito, e non è riformabile. Occorre un’organizzazione della società
completamente nuova in cui a comandare siano i lavoratori, non i grandi azionisti. In cui l’economia
risponda al bisogno di tutti, non al profitto di pochi. I comunicati congiunti tra direzioni sindacali e
Confindustria sono tanto più oggi inaccettabili. C’è bisogno all’opposto di una iniziativa indipendente del
movimento operaio attorno a proprie rivendicazioni: giù le mani del profitto dalla salute!
Blocco totale dei licenziamenti! No alle ferie obbligate!
Pagamento al 100% dei salari dei/lle lavoratori/trici impossibilitati/e dal virus a
svolgere la propria attività normale o nella necessità di accudire i figli.
Investimento massiccio di risorse nella sanità pubblica. Massiccia e immediata
assunzione di personale medico e paramedico. Investimento concentrato nella
ricerca pubblica, scientifica e sanitaria, e immediata stabilizzazione di tutti i
ricercatori precari.
Requisizione e nazionalizzazione senza indennizzo della sanità privata, col pieno
e immediato utilizzo delle sue strutture per fronteggiare l’emergenza.
Nazionalizzazione dell’industria farmaceutica, senza indennizzo per i grandi
azionisti e sotto il controllo dei lavoratori.
Nuovi presidi sanitari sul territorio per gestire questo intervento straordinario, a
partire dalle terapie intensive.
Tassazione straordinaria (almeno al 10%) dei grandi patrimoni (sopra i 2 milioni
individuali o i 4 familiari) per finanziare queste misure.
A pagare il conto del coronavirus siano i capitalisti, non i lavoratori e le lavoratrici!

Partito Comunista dei Lavoratori sesione Lucca e Versilia

Partito della Rifondazione Comunista sezione di Pietrasanta

Partito della Rifondazione Comunista federazione della Versilia

Partito della Rifondazione Comunista federazione di Lucca

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Il Cantiere Sociale Versiliese sospende le attività a causa dell’emergenza covid 19

“Alla luce dell’emergenza sanitaria che sta affrontando tutta Italia, ricordiamo che le attività del Cantiere Sociale Versiliese sono sospese: Per quanto riguarda gli sportelli cobas, Asia-Usb e lo sportello medico popolare, sulle rispettive pagine sono segnalati i relativi numeri di telefono per ogni emergenza. Ci auguriamo che questo momento passi il più in fretta possibile grazie alla responsabilità e all’aiuto di ognuno di noi. Vi aspettiamo presto! “

Cantiere Sociale Versiliese

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Romina Cortopassi e una delegazione di PaP e RV hanno incontrato Coccoli presidente dell’ANPI di Viareggio.

Nella giornata del 7 marzo una delegazione di Viareggio Popolare per i Beni Comuni, di cui fanno parte Potere al Popolo e Repubblica Viareggina, guidata da Romina Cortopassi ha incontrato il presidente della sezione di Viareggio dell’ANPI Luca Coccoli. L’incontro è stato cordiale e ha visto l’adesione entusiasta a tutti i punti della carta di intenti dell’ANPI come l’adoperarsi per l’attuazione dei valori contenuti nella carta costituzionale nata dalla Resistenza, il coinvolgimento da parte di chi amministra delle associazioni democratiche e antifasciste nell’organizzare e promuovere eventi e ricorrenze, attivarsi contro i movimenti di ispirazione fascista e nazista che alimentano il razzismo.

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AS.I.A. USB scrive al prefetto bisogna fermare gli sfratti fino a che rimane emergenza covid19

Pubblichiamo la richiesta di AS.I.A, USB di sospensione immediatamente gli sfratti e gli sgomberi, presentata questa mattina 9 marzo alla Prefettura di Lucca.


” Alla cortese attenzione del prefetto di Lucca L’emergenza sanitaria creata dal virus denominato covid 19 ha portato a misure eccezionali da parte dell’esecutivo. In un contesto straordinario come quello che il Governo deve affrontare ci apparirebbe come una incoerenza prevedere chiusure di scuole e dare indicazioni agli anziani di restare in casa mentre al contempo famiglie vengono sfrattate forzosamente mettendo a rischio la propria salute e quella delle persone che hanno intorno. Ci risulta che a Mantova, su richiesta di alcuni consiglieri comunali, la prefettura, in accordo con il tribunale, ha sospeso momentaneamente gli sfratti. Richieste analoghe sono state presentate dai vari sindacati alle prefetture in tutta Italia. Per tanto anche noi come AS.I.A. /USB Chiediamo quindi per almeno sei mesi il blocco di sfratti e sgomberi o per lo meno per il tempo che non sia rientrata l’emergenza sanitaria provocata dal covid 19. Troviamo superfluo ricordare che lo sfratto per essere eseguito a norma richiede la presenza di un’altra abitazione dignitosa (L.833/78)Fiduciosi che la nostra richiesta sia presa in considerazione porgiamo distinti saluti.”


AS.I.A. Viareggio e Versilia

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Il Laboratorio Contro la Repressione “Sacko” chiede indulto e amnistia.

“Le già pessime condizioni dei detenuti nelle prigioni italiane rischiano di aggravarsi con l’epidemia attualmente in corso nel paese. La decisione del governo di sospendere i colloqui tra i detenuti e i propri familiari, per l’emergenza covid 19 ha dato il via ad una serie di proteste nelle carceri italiane alcune sfociate in vere e proprie rivolte. Le prigioni di Salerno, Frosinone, Vercelli, Alessandria, Foggia e Bari hanno visto una giornata di lotta. Materassi bruciati, detenuti saliti sul tetto e molto altro. A Napoli i familiari e gli amici dei detenuti hanno protestato fuori dalle prigioni e sono dovuti intervenire le forze di polizia in assetto antisommossa. A Modena purtroppo sei detenuti hanno perso la vita in circostanze per niente chiare e sul quale pretendiamo sia fatta piena luce. La narrazione di morti di overdose da psicofarmaci durante una rivolta carceraria ci appare una bufala funzionale coprire delle responsbilità ben precise. Inoltre, sembra che altri detenuti siano finiti in terapia intensiva.

Costretti a stare ammassati in 6, o anche di più, per cella,con infermerie inadeguate e condizioni sanitarie precarie l’arrivo del covid 19 rischia di essere un bomba ad orologeria. Si deve evitare che questo virus entri nelle carceri. Non è però cancellando il diritto di colloquio dei detenuti con parenti e avvocati che si risolve la questione. Fuori da ogni carcere avrebbe dovuto essere montato un triage e purtroppo ci risulta che questo non sia ancora avvenuto ovunque. Il carcere di San Giorgio a Lucca ad esempio ne è ancora privo. Tuttavia per risolvere il problema alla radice crediamo serva un indulto e dato le gravi difficoltà in cui sono costretti a lavorare i tribunali pure una amnistia. Chiediamo a gran voce indulto e amnistia per svuotare le carceri sovraffollate e ridurre gli accessi ai tribunali. Pensiamo che sia assurdo, oltre che ingiusto, che persone anziane e molte malate siano costrette a stare in carcere e a maggior ragione con questa emergenza all’uscio. Molte persone, inoltre, stanno scontando pene per reati di nessuna pericolosità sociale. Indulto e amnistia sono quindi una necessità praticabile. Noi solidarizziamo con tutti i detenuti e le loro famiglie che in queste ore hanno manifestato.”

Laboratorio contro la Repressione “Sacko”

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Non Una di Meno Viareggio celebra un 8 di marzo femminista e transfemminista globale.

Decine di striscioni e manifesti sono stati appesi da Non una di meno Viareggio nella notte tra il 7 e l’8 marzo. qui sotto pubblichiamo comunicato integrale

“La protesta ai tempi del corona virus assume aspetti imprevisti. Le donne non si fermano e cercano altri modi di far sentire la loro voce. Nella giornata dell’8 marzo, giornata di mobilitazione femminista e transfemminista globale,Non una di meno Viareggio, dopo aver rinunciato al flash mob previsto,per rispetto della salute di tutt*,solleva comunque l’attenzione sulle battaglie che porta avanti quotidianamente.
Alziamo il nostro grido in difesa del diritto all’aborto e ora piu che mai,ad un pieno diritto alla salute.
Contro la violenza e il razzismo dei decreti Salvini.
Contro lo stupro dei nostri territori. Gridiamo la nostra solidarietà a tutte le lavoratrici in lotta o costrette a turni massacranti e mal retribuiti,in sostegno al diritto all’abitare.
Non ci fermiamo nonostante la difficoltà del momento e l’impossibilità di riunirci come avremmo voluto.Rimaniamo unite e solidali.
L’8 oggi, l’8 tutto l’anno! “

Non Una di Meno Viareggio

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