Dopo il corteo contro Sea Future c’è stata la performance reodaista all’arsenale militare di La Spezia.

Sabato 3 giugno a La Spezia si è svolto un corteo contro il Sea Future, la corsa al riarmo e le logiche di guerra. Alla fine del corteo davanti all’arsenale militare si è svolta una performance che ha visto protagoniste le schiena di 23 persone nelle quali è stata scritta la frase “Demilitarizzare La Spezia.” È la stessa frase che un anno fa fu censurata al CAMeC.

Pubblichiamonqui ssotto il volantino e l’intervento distribuito da Insorgiamo Viareggio, Collettivo “Dada Boom” e Collettivo “SuperAzione”.

No alla censura di guerra

Viviamo in un contesto di guerra e repressione, dominato a livello mediatico da propaganda e disinformazione. I nostri cspitalisti fanno le guerre perché con esse aumentano i loro profitti ma anche perché tengono i popoli soggiogati. La guerra è parte del DNA del sistema capitalista. Non si può essere concretamente contro la guerra se non si è contro la produzione capitalista. Chiunque dissente o sviluppa un pensiero alternativo viene censurato e represso. L’anno scorso il Museo CAMeC di La Spezia, durante la mostra “Liberare arte da artisti” si permise di censurare l’opera *Omaggio Ogiugno” perché vedeva la scritta “Demilitarizzare La Spezia” su di un muro. Seguirono polemiche ipocrite e moraliste tanto gradite ai dominanti e ai loro servi, siano essi in divisa o in doppio petto. Nei giorni successivi l’artivista Alessandro Giannetti per protestare conto la censura si tagliò il petto e con il suo sangue scrisse “demilitarizzare il mondo. ” Il gesto portò la procura di La Spezia ad emanare un decreto penale di condanna che prevedeva 3 mesi di reclusione commutati in 3mila e rotte euro di sanzione. Tale sentenza è stata impugnata dal compagno che dovrà quindi affrontare un processo con prima udienza il 10 gennaio 2024. Siamo qui in piazza per esprimere solidarietà e complicità al compagno Alessandro Giannetti e a chiunque esprima un dissenso e che subisca censura o repressione. Siamo qui in piazza per dire no a nuove folli corse al riarmo. I soldi pubblici vanno spesi in edilizia popolare, sanità, cultura e istruzione e non in strumenti di morte. Diciamo un secco No alla costruzione di nuove basi militari. Chiediamo la riconversione di tutto il patrimonio nato presente sul territorio italiano e anche la rinconversione di fiere belliche come Sea Future.
Nessuna base per nessuna guerra.
Fermiamo l’escalation militare.
Fuori l’Italia dalla nato.

Insorgiamo Viareggio, Collettivo “Dada Boom”, Collettivo “SuperAzione”

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Pap e Unione Popolare in piazza a Camaiore per il salario minimo.

Almeno 10 euro l’ora. È questa la proposta di legge di iniziativa popolare, che Unione Popolare ha lanciato lo scorso 2 giugno. In molte città è iniziata la raccolta di firme ai gazebo. A Camaiore Potere al Popolo è scesa in piazza al mercato di venerdì per sostenere la proposta di legge. Al banchetto a firmare anche la consigliera comunale, Arianna Lombardi, di Camaiore Popolare. Seguiranno banchetti in altre città della Versilia. Il 14 a Lido di Camaiore, inoltre, presso il Bar Ruava si terrà un’iniziativa sul lavoro stagionale a cui parteciperanno varie forze sindacali.

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AS.I.A. USB è scesa in piazza al Varignano contro l’assenza di un piano casa da parte dell’amministrazione.

“Ieri 31 maggio siamo scesi nuovamente in piazza, questa volta al Varignano, per continuare a denunciare l’inadeguatezza di questa amministrazione sull’emergenza abitativa. Il presidio è stato confermato nonostante la pioggia.

Ci sono case chiuse che ERP non assegna e c’è sempre più gente senza casa. Gli affitti aumentano in modo vertiginoso e purtroppo c’è sempre più gente che subisce sfratti per morosità incolpevole. A tutto questo aggiumgiamo il problema delle residenze negate e anche il comportamento di certi assistenti sociali. Assenti quando servirebbero invadenti e pressanti in altri momenti. La povertà non è un reato e minacciare di toglieri i figli a chi vive in case occupate è semplicemente inaccettabile. Gli assistenti sociali dovrebbero risolvere i problemi alle famiglie non crearne loro di nuovi. Come AS.I.A. USB ringraziamo la Brigata Mutuo Sociale per l’Abitare e Repubblica Viareggina per avere aderito.”

ASIA USB

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Repubblica Viareggina interviene sul porto e sulla lite tra Giani e Del Ghingaro, rilanciando l’idea della provincia di Viareggio.

“Il duro scontro tra il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, e il presidente della regione Toscana, Eugenio Giani, suelle nomine portuali passa sulla pelle di Viareggio, dei viareggini e in particolar modo dei lavoratori del porto. Non vi è una reale differenza di visione strategica ma solo uno scontro per poltrone. Del Ghingaro accusa di autoritarismo Giani. La cosa ci fa sorridere e ci ricorda il vecchio detto: “Cencio parla male di straccio.”

Il sindaco Giorgio Del Ghingaro dice, giustamente, che Giani sacrifica i territori toscani. Anche secondo noi, la politica del presidente della regione Toscana, noi non lo chiamiamo governatore, è troppo centralista. Se Del Ghingaro volesse però maggiore risalto per Viareggio potrebbe abbracciare la nostra campagna su Viareggio Provincia. Sembra che le province tornino ad essere elettive, almeno così ci auguriamo, e ci auguriamo che ci siano delle province in più su tutto il teritorio nazionale e tra queste riteniamo che ci starebbe a pieno titolo quella di Viareggio e Versilia.”

Repubblica Viareggina

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Curva Est ancora in contestazione contro la società.

Continuano i malumori nella tifoseria viareggina del CGC e anche sabato 27 maggio nell’ulrima gara della stagione contro il Sandrigo è andata in scena la contestazione. Questa volta gli ultras non sono etrati nel palsport. In Curva è stato appeso uno striscione: “La nostra assenza la vostra incompetenza!” Fuori dal palazzetto cori contro Palagi e fiaccole accese. Il tutto ben controllato dalle forze di polizia. Si conclude con una retrocessione in A2 il campionaro del CGC Viareggio, una squadra di hochey che fino a pochi anni fa aveva il miglior tifo di Italia. Un patrimonio distrutto da una dirigenza incapace e attenta solo ai propri tornaconti.

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Le donne che lottano per il diritto all’abitare un esempio per tutt*.

Le donne che lottano per il diritto all’abitare un esempio per tutt*

Abbassiamo le armi alziamo i salari! Con queste parole d’ordine oggi 26 maggio è in atto un grande sciopero generale contro il governo Meloni.

Servono forti aumenti salariali per contrastare il carovita e l’inflazione. Serve un salario minimo di 10 euro e costruire una forte opposizione alla guerra.

Il governo Meloni, invece, ha cancellato sia il reddito di cittadinanza che il contributo affitti peggiorando non poco le condizioni di vita delle classi subalterne.

CASA E LAVORO PER TUTT*

In questo giorno di sciopero e lotta vogliamo ricordare il ruolo importantissimo delle donne che combattono per il diritto all’abitare nella nostra città. Potremmo puntare il dito sulle mancanze dell’amministrazione comunale e la pessima gestione dei srvizi sociali ma preferiamo sottolineare la determinazione e il protagonismo delle donne che lottano. La settimana scorsa una viareggina di ventisei anni, madre di tre figli, si è incatenata davanti al municipio di Viareggio per pretendere un incontro che l’ufficio casa le negava. Ieri 25 maggio due giovani donne marocchine hanno occupato una casa popolare da tempo chiusa. Le due donne sono state immediatamente sgomberate ma sono riuscite ad avere un posto dove dormire nei prossimi quindici giorni cosa che non avrebbero avuto solo busssando agli uffici. Pur non condividendo l’occupazione di case popolari abbiamo portato la nostra solidarietà a queste due donne perché crediamo che quel gesto estremo denunci le magagne di ERP nelle assegnazioni delle case. Ci sono troppe case murate e troppe famiglie senza casa.

L’esempio di queste donne che si sono messe in gioco ci auguriamo serva a tutte e tutti per intensificare la lotta per la casa, le residenze, il lavoro e i diritti.”

AS.I.A. USB Viareggio

Brigata Mutuo Sociale per l’Abitare

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Repubblica Viareggina in piazza per Viareggio provincia, estensione del parco e residenze per tutt*.

“Mercoledì 24 maggio Repubblica Viareggina è scesa in piazza per lanciare tre campagne: Viareggio Provincia, Residenza e casa per tutte e tutti ed estensione dei confini del parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
All’iniziativa ha aderito anche la Brigata Mutuo Sociale per l’Abitare. Sul viale Capponi, nella pineta di Ponente, sono stato dostribuiti volantini e si sono tenuti alcuni brevi comizi di denuncia contro la pessima amministrazione di Giorgio Del Ghimgaro.
Le province devono tornare ad essere elettive e non nominate e tra le nuove province vogliamo ci sia Viareggio e la Versilia. Era questo il vecchio sogno del senatore socialista Paolo Barsacchi. Vogliamo che i viareggini contino di più e che tutte e tutti possano avere una casa e una residenza. Questo dramma che affligge sempre più donne con bambini deve essere affrontato e non ignorato come fa questo sindaco e questa amministrazione. Infine vogliamo ribadire la nostra contrarietà ad un progetto dannoso come quello dell’asse di penetrazione che devasterebbe la pineta di Levante. Ringraziamo le persone che sono intervenute e anche quelle che si sono fermate eper interloquire con noi.”


Repubblica Viareggina

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Il Comunicato della Curva Est Viareggio “Lele e Simnone” contro la società.

“Lo spettacolo triste andato in scena sabato sera al PalaBarsacchi non sancisce solo la retrocessione in A2 del CGC Viareggio ma porta a compimento il definitivo fallimento sportivo e gestionale di una squadra di hockey ma anche, e soprattutto, la distruzione di un patrimonio inestimabile per la città.

Da un punto di vista sportivo poco o nulla si può additare alla squadra e al mister che hanno fatto sicuramente il possibile dimostrando di tenere fino all’ultimo secondo alla maglia e mettendoci la faccia quando qualcun altro avrebbe dovuto farlo al posto loro ma, come sempre succede quando le cose vanno male, la squadra è stata abbandonata.

E qui veniamo al vero problema.

In poco più di 10 anni siamo passati dal vedere migliaia di persone vivere con passione il palazzetto alla più totale desertificazione delle tribune non tanto per i risultati sportivi, nonostante le poche vittorie e le molte amarezze, quanto per una modalità gestionale fatta di arroganza, incompetenza e clientelismo.

Un modo di gestire la Società che ha alienato una grossa fetta di tifosi additati come gufi o appestati solo per essersi permessi di contestare l’operato della dirigenza o anche solo di aver fatto notare che non era tutto rosa e fiori come volevano farci credere.

Abbiamo sottolineato più e più volte la totale assenza di progettualità e di una visione che fosse capace, o che ne avesse anche solo la voglia, di immaginare il futuro di questa gloriosa Società.

La mancanza di interventi nelle scuole e per il coinvolgimento dei giovani, la totale assenza di qualsiasi forma, anche basilari, di comunicazione e coinvolgimento verso la città dimostrate dalla solita miopia nel non applicare di politiche di prezzi atte a favorire la fidelizzazione e a richiamare al palazzetto nuovi e vecchi tifosi.

I tifosi hanno provato ad avvicinare in curva ragazzi giovani e motivati; sicuramente avremmo dovuto fare di più, non ci nascondiamo, e se le trasferte sono state poche il tifo in casa non è mai mancato, qualunque fosse l’avversario e il risultato, soprattutto per onorare amici e compagni che non ci sono più a cui abbiamo dedicato la nostra curva.

I responsabili sono quei dirigenti che poi non si presentano neanche nel momento in cui la nave affonda o spingono per favorire figli o parenti, che continuano a vivere nel passato gestendo la Società in modo tragicomico tra slogan da canzonetta e l’incapacità cronica di adeguarsi ed aggiornarsi.

Incapacità che è ancora più lampante se si analizza lo stato in cui verte la (fu) gloriosa Coppa Carnevale: specchio di una dirigenza ancorata ad un passato remoto ed incapace di rinnovarsi davanti ad un mondo del calcio diverso da 50 anni fa.

Ci sembra anche incredibile, per usare un grande eufemismo, che l’attuale Amministrazione Comunale abbia pensato fosse intelligente affidare per altri 8 anni la gestione del Palazzetto (che ricordiamolo è di nuovo un bene pubblico) a gente che non è stata in grado neanche di rendere i bagni umanamente decenti dopo anni in cui ha avuto la proprietà dello stabile e che ha fatto investimenti solo e solamente per riammodernare la propria sede.

Non serve uno stratega per capire che due patrimoni così importanti non possano più essere gestito a tarallucci e vino e che questo compito richiederebbe una dirigenza degna di questa Società, che abbia voglia di riportare il Centro al ruolo e alla posizione che gli spetta, che abbia come obiettivo quello di riempire nuovamente il Palazzetto e riportare l’entusiasmo con un Progetto chiaro, forte e che non sia solo il solito compitino per far finta di avere ancora a cuore questa Squadra e se questa dirigenza non avesse né la voglia né l’interesse in tutto questo la soluzione non può che essere una: FUORI DAI COGLIONI”

CURVA EST VIAREGGIO “LELE E SIMONE”

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“NoAsse” e “La Lecciona Non Si Tocca” denunciano le modalità di svolgimento degli incontri partecipativi sull’asse.

I Coordinamenti “NoAsse” e “La Lecciona Non Si Tocca” denunciano le modalità di svolgimento degli incontri partecipativi sull’asse.


I 2 incontri partecipativi sull’asse si sono rilevati una farsa. Nel primo sono state date una serie di informazioni ai presenti rinviando domande e risposte al secondo. Le informazioni in buona parte scontate e banali, sono risultate segno di analisi approssimative e non connesse con la vita reale.Nel secondo alle molte domande formulate non si è risposto, o lo si è fatto in modo sommario palesando in modo inequivocabile che tutto è già deciso e che il concetto di “partecipazione” è assai distante da quanto messo in atto dagli organizzatori. Sono stati chiesti dei contributi entro il 30 maggio che con perseveranza invieremo riportando qui le nostre domande per raccontare alla cittadinanza cosa sta accadendo auspicando di ottenere maggiore ascolto con i contributi. Il tema trattato è l’ipotesi di realizzare una variante al piano strutturale della città che interessa solo la porzione a sud, ovvero la Darsena.
E qui la prima domanda: è stato recentemente affidato allo studio Boeri di Milano il nuovo Piano strutturale, perché avviare adesso una variante che interessa solo la Darsena, come se i flussi di traffico, gli impianti sportivi e le scuole, la attività imprenditoriali, commerciali, i servizi che la interessano non abbiano un legame inscindibile con il resto della città? Anche l’avvio di procedimento ha vizi di forma e di questo faremo presente nelle sedi opporune.
Inoltre non vi è stata alcuna risposta convincente, supportata da dati e motivazioni. Anzi alla richiesta di avere visione degli studi svolti sui flussi di traffico,sul transito delle imbarcazioni e sulle misure considerate per una loro riduzione: miglioramento del servizio pubblico, trasporti per scuole, realizzazione di parcheggi scambiatori con navette per turisti e pendolari, si è ottenuto un deciso NO con risposte confuse ed evasive: Non possiamo poi tralasciare di commentare la fantasiosa presentazione degli unici due scenari possibili dove il primo tratto del tracciato, comune ad entrambe, attraverserà la Pineta di Levante pare senza alcun impatto(!) . In una visione “onirica” le auto e i carichi eccezionali in transito non costituiranno un rischio per chi oggi frequenta in tranquillità la Pineta, non ci sarà nessun aumento di rumore e nessun aumento di inquinamento e tantomeno impatto sulla vegetazione e sulla fauna.
Evidentemente a Viareggio ne sanno di più dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’ambiente e dell’Istituto Nazionale d’Urbanistica che definisce le strade come elementi di frammentazione e di criticità nella gestione delle aree di collegamento ecologico funzionale.
Nell’affrontare il secondo tratto i due scenari mostrano due tracciati diversi uno a nord ed uno a sud dello stadio, entrambe in aree verdi, ma il focus (anche in questo caso senza argomentazioni tecniche) viene indirizzato sull’area a sud. Alle osservazioni che l’Asse insisterebbe sul confine della Zona Speciale di Conservazione della Rete Natura 2000, della Macchia Lucchese, si afferma che solo dopo la “scelta del tracciato” si procederà a ricercare i dati per lo studio d’incidenza che, a questo punto ci sorprenderebbe molto, se desse parere negativo, ma ci auguriamo di essere stupiti. Altra “perla”, l’Assessore Pierucci, ha ribadito che non saranno considerate altre alternative perché la nautica deve avere un futuro, non i cittadini. E questo futuro può essere assicurato solo se si pensa l’Asse per il transito di imbarcazioni di 40×12 metri. Ma a quanto pare nessun cantiere viareggino produce simili barche- Inoltre secondo il prof Leandri, uno dei relatori, l’Asse “sarà delle dimensioni classiche delle strade urbane di quartiere: circa 9 metri complessivi per marciapiedi e due corsie SENZA ciclabile”. Si creerà dunque un’altra struttura in città senza prevedere lo sviluppo della mobilità dolce, in totale distonia con le prescrizioni europee. E ancora: se le dimensioni delle strade sono le medesime, perché non considerare la viabilità esistente, con il passaggio a nord dello stadio, come previsto nel Piano Strutturale Vigente?
Ciò detto non possiamo che essere d’accordo con il segretario regionale della FIOM CGIL che trova “fuori luogo pensare ad uno sviluppo della nautica intesa come costruzione di imbarcazioni oltre la ferrovia” e soprattutto quando accenna ad una “scusa che nasconde altri scopi” Chiediamo che sia considerato anche lo scenario previsto nell’attuale Piamo a nord dello stadio sulla viabilità esisistente insieme alle proposte emerse dal Percorso Partecipativo del 2019

“Tutti Uniti per la Pineta ed una Viareggio migliore” finanziato dalla Regione e che venga fatta chiarezza “sugli scopi” per non svendere la Darsena e Viareggio alla speculazione

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No alla mostra militare – navale a La Spezia. Riconvertiamo SeaFuture 2023!

Pubblichiamo integralmente l’appello del comitato promotore contro il Sea Future di La Spezia.

“Mentre la guerra da oltre un anno imperversa in Europa, alimentata anche dall’invio di armi all’Ucraina da parte dell’Italia e di altri paesi NATO e in assenza di una seria azione diplomatica a favore del cessate il fuoco, in uno scenario internazionale di conflitti diffusi e di tensioni crescenti in cui viene scelleratamente evocato l’utilizzo delle armi nucleari, l’Italia organizza a La Spezia il salone “SeaFuture 2023”, una esibizione militare navale promossa dal comparto industriale-militare come piattaforma di affari per le aziende del settore “difesa e sicurezza” ammantata di sostenibilità ambientale e innovazione tecnologica. L’ottava edizione di SeaFuture, in programma dal 5 all’8 giugno prossimi all’Arsenale Militare Marittimo di La Spezia organizzata da Italian Blue Growth S.r.l. in collaborazione con la Marina Militare, conferma il radicale mutamento della manifestazione avvenuto in questi anni: da evento ideato nel 2009 come “la prima fiera internazionale dell’area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo e tecnologie inerenti al mare”, nel corso degli anni Seafuture è stata trasformata in una mostra militare, unica in Italia, dove gli operatori principali sono le aziende del settore militare insieme alla Marina Militare. L’evento ha così rimpiazzato la “Mostra navale italiana”, di fatto la “Mostra navale bellica”, che si è tenuta a Genova negli anni ottanta: non a caso i principali sponsor di “SeaFuture 2023” sono proprio le maggiori aziende del comparto militare come Fincantieri (Strategic sponsor), MBDA (Diamond sponsor), Elettronica Group e Leonardo (Silver sponsor) e gran parte dei “media partner” sono agenzie del settore militare. Come per le due precedenti edizioni, anche quest’anno l’importanza strategica dell’evento viene attribuita allo “sviluppo di opportunità di business” per le imprese nazionali, gli Enti e le Agenzie del “comparto difesa”. La rilevanza internazionale dell’evento è promossa attraverso l’invito alla Marina Militare e al Segretariato Generale della Difesa (GSD) di paesi esteri ed in particolare ai rappresentanti delle Marine Militari di numerosi paesi dell’Africa e del Medio Oriente che – come riportava il comunicato ufficiale di una precedente edizione – “potrebbero essere interessate all’acquisizione delle unità navali della Marina Militare italiana non più funzionali alle esigenze della Squadra Navale, dopo un refitting effettuato da parte dell’industria di settore”: un salone dell’usato militare ben lontano dall’innovazione e dalla sostenibilità. Consideriamo insopportabile che una città che ha visto il proprio territorio e il proprio mare usati come discarica di liquami e rifiuti tossici anche radioattivi, tuttora presenti debba oggi assistere ad un’operazione di facciata per continuare a nascondere l’inquinamento prodotto da strutture come l’Arsenale Militare (sede dell’evento Seafuture) tuttora in buona parte ricoperto di eternit e amianto. Riteniamo ipocrita parlare di ricadute occupazionali, quando SeaFuture si svolge in un luogo, ristrutturato con fondi del Piano Brin, strumento che aveva come scopo la riqualificazione delle officine arsenalizie, quando invece è servito ad accorpare e chiuderle e lasciare spazi a privati che non occupano alcun lavoratore ma che servono a fare da vetrina per profitti di aziende che vendono armi. Riteniamo inaccettabile l’invito a partecipare all’evento rivolto dagli organizzatori ai rappresentanti delle Forze armate di paesi esteri belligeranti, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, delle libertà democratiche e del diritto internazionale umanitario. Reputiamo ingiustificabile misconoscere che nei porti italiani vengono imbarcati sistemi militari e continuano a transitare armamenti destinati a paesi in guerra ed a governi responsabili di gravi violazioni del diritti umani e del diritto umanitario, in aperto contrasto con le norme nazionali e internazionali sul commercio di armi. Consideriamo inammissibile la tendenza, che abbiamo evidenziato già dalle scorse edizioni, ad assimilare nell’ambito militare anche le iniziative riguardanti la “Economia Blu” e, soprattutto, la totale mancanza di attenzione al problema della “transizione ecologica” a favore delle tematiche relative ai Fondi Europei per la Difesa (European Defence Fund). Riteniamo soprattutto intollerabile la completa disattenzione al problema centrale del Mediterraneo: le migrazioni. “Il Mediterraneo è diventato il cimitero più grande dell’Europa” – ha detto papa Francesco invitando ad “abbattere il muro dell’indifferenza”, muro che i promotori di SeaFuture intendono invece ignorare se non contribuire ad innalzare. Esprimiamo, infine, forte contrarietà riguardo al possibile coinvolgimento degli studenti delle scuole secondarie in Seafuture per la mancanza di un’informazione completa e pluralistica sul significato dell’evento e della sua trasformazione in rassegna promossa dal comparto militare. Nelle nostre coscienze e nella nostra visione, il futuro dell’industria navale e del mare non possono continuare a dipendere dalla produzione e dal commercio di sistemi militari sostenuti sottraendo risorse al settore civile. Il Mediterraneo deve essere un ponte di incontro tra i popoli e le culture, tra i centri di ricerca e tutte le realtà interessate a promuovere la tutela del mare, la sostenibilità ambientale, il turismo responsabile e lo sviluppo sostenibile nel rispetto dei diritti delle persone e dei popoli. Per questo nei giorni di “SeaFuture 2023” promuoveremo una serie di eventi, manifestazioni e convegni di approfondimento per chiedere che: L’Italia sospenda l’invio di armi in Ucraina e si faccia promotrice di una conferenza internazionale di pace in piena ottemperanza della Costituzione che impegna il nostro Paese a ripudiare la guerra come “strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (Articolo 11); Il Parlamento si apra al confronto con le associazioni della società civile per un’ampia e approfondita revisione del modello di difesa – che deve includere a pieno titolo la Difesa civile non armata e nonviolenta –, della spesa militare e delle esportazioni di armamenti. SeaFuture sia riconvertito alla sua mission originaria: una fiera internazionale dell’area mediterranea dedicata a innovazione, ricerca, sviluppo delle tecnologie civili inerenti al mare, per promuovere la sostenibilità ambientale e sociale; Il comparto industriale-militare, nell’organizzare eventi dedicati agli operatori professionali del settore, italiani ed esteri, rispetti le rigorose restrizioni sulle esportazioni di sistemi e tecnologie militari ai sensi delle normative italiane e internazionali. Come previsto dalla legge n. 185 del 1990 siano predisposte “misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione produttiva e la conversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa”, salvaguardando e incrementando l’occupazione, liberando così i lavoratori dal ricatto occupazionale che li costringe a cooperare con un sistema militare-industriale che alimenta i conflitti, produce nuove vittime, provoca migrazioni e nuove povertà, soprattutto fra i popoli del Sud del mondo. Invitiamo tutte le associazioni locali e nazionali a sottoscrivere questo appello inviando la propria adesione al Comitato promotore”

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